Nucleare sì, ma quanto costa?

Recentemente si è tornati a parlare di nucleare in Italia; anzi, se fino ad un paio di anni fa era quasi un tabù, ora sembra essere diventato un cavallo di battaglia. In queste situazioni spesso si sentono affermazioni che più che essere delle valutazioni razionali sull'argomento, derivano da posizioni preconcette. In un recente convegno al Politecnico di Milano mi è capitato sentire da un noto esponente del Kyoto club affermazioni quali: "Solo degli imbecilli possono sostenere che il nucleare sia economicamente competitivo con le altre fonti di energia"; o alla radio, da un sedicente esperto che lavora in un'azienda nel campo della produzione di energia: "A causa dello sproporzionato aumento del costo dell'Uranio, l'energia prodotta con il nucleare è oramai carissima, senza considerare gli enormi costi del decommissioning che rendono tale via impraticabile".
A questo punto verrebbe da ringraziare i francesi che producono circa l'80% del loro fabbisogno di EE (Energia Elettrica) da nucleare e ne vendono una buona parte a noi evidentemente "sottocosto"!... e domandarsi come mai Finlandia, Inghilterra, USA, buona parte dei Paesi occidentali, per non dire di Cina e India, abbiano intrapreso a grandi passi questa via.
Facili battute a parte, la valutazione del costo dell'energia prodotta con la tecnologia della fissione nucleare non è cosa semplice: molteplici e difficili studi sono stati fatti in proposito e credo che un valido, dettagliato e semplice articolo riassuntivo possa essere quello apparso sulla rivista "Energia" poco più di un anno fa: "Valutazione dei costi di produzione dell'energia elettrica da Nucleare".
Bisogna subito dire che a differenza degli impianti termoelettrici tradizionali, per i quali il costo di produzione è per lo più legato al costo del combustibile, negli impianti nucleari è fortemente dipendente da quelli di investimento. Osservando infatti i grafici riportati nell'articolo, si evidenzia che circa il 70% del costo del KWh prodotto da nucleare è originato dai costi di investimento, considerando per questi i normali tassi di mercato.
Proseguendo la lettura di questo interessante articolo, si scopre che solo il 13% del costo dell'EE prodotta è riconducibile al combustibile e di questo solo il 30% (quindi circa 4% del totale) è dovuto all'approvvigionamento di Uranio: il restante 70% viene speso per l'arricchimento e la costruzione della barre di combustibile. E' pur vero che negli ultimi 6/7 anni il costo dell'Uranio è aumentato quasi di un fattore 10 (come si diceva prima, si è passati da tabù a cavallo di battaglia...) ma dall'estate 2006, quando è stata fatta questa valutazione, ad oggi si è passati da 50 dollari alla libbra per l'Ossido di Uranio a quasi il doppio. Aggiornando quindi la valutazione e volendo essere pessimisti, l'Uranio, il cui costo dopo l'impennata di cui si è detto è stabile, se non sceso, incide non più del 10% sul costo del KWh prodotto da nucleare.
Pertanto, anche ipotizzando ulteriori e non motivati aumenti del costo dell'Uranio, è prevedibile un'esigua variazione del costo del KWh, senza dimenticare la possibilità di costituire scorte di combustibile, che permettono di garantire la produzione per diversi anni.
Riguardo al decommissioning, sebbene valutazioni conservative e recenti esperienze sulle prime centrali nucleari, oramai in questa fase della loro esistenza, portino a dire che può costare sino ad un terzo del costo di costruzione, vale lo stesso discorso fatto per l'investimento di capitale fatto all'inizio, che però adesso porta ad un abbattimento dei costi. Infatti, il capitale necessario per lo smantellamento dell'impianto viene accumulato durante la vita della centrale stessa, avendo quindi un peso relativo di pochi punti percentuali sull'EE prodotta (analogo discorso vale per i costi della chiusura del ciclo del combustibile, ovviamente inclusi nella valutazione complessiva finale).
In conclusione, il costo del KWh prodotto col nucleare risulta confrontabile con quello prodotto con la tecnologia più economica presente sul mercato, il carbone, e più vantaggioso rispetto a petrolio e gas anche se sfruttati in ciclo combinato. Rispetto a questi offre vantaggi di sicurezza degli approvvigionamenti e stabilità del costo dell'EE prodotta. Se poi consideriamo il costo della CO2 emessa dagli impianti convenzionali, il nucleare risulta decisamente conveniente, ed aggiungendo la possibiltà di tassi agevolati e fattori di scala (il confronto è stato fatto considerando la costruzione di una sola centrale) l'EE prodotta da nucleare può costare sino alla metà di quella prodotta da carbone.
Parlando di nucleare l'attenzione, soprattutto in un Paese come l'Italia, non va posta sull'economicità "teorica" di tale soluzione, chiaramente dimostrabile, piuttosto sulla capacità di gestire una tale impresa nei modi e nei tempi corretti (ogni anno di ritardo nella costruzione di una centrale, i cui tempi tecnici di realizzazione sono oramai di pochi anni, comporta un aggravio di costo dell'EE prodotta del 5-10%) che ne garantiscano la convenienza e non la trasformino nell'ennesimo pozzo senza fondo di capitali. E naturalmente non mi sto riferendo alle capacità tecniche, scientifiche ed ingegneristiche del nostro Paese, non certo in discussione, quanto alla nostra incapacità gestionale, oramai tristemente nota al mondo intero.
Gianluca Alimonti
Etichette: alimonti, carbone, energia, energie alternative, kyoto, nucleare, uranio









