Verso quale energia per il futuro?
Alcuni giorni fa, si è tenuto a Milano, presso il Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi, un convegno dal titolo “I termovalorizzatori: smaltimento rifiuti con recupero energetico o pericolo per la nostra salute?”, (primo di una serie di incontri dedicati al tema dell’energia, la cui documentazione si può trovare nel sito www.mi.infn.it/energiaperfuturo).
Gianluca Alimonti ha moderato l’incontro al quale hanno partecipato l’ Ing. S. Zannier (Unendo), l’ Ing. R. Capra (Presidente Consiglio di Sorveglianza A2A), il Prof. S. Cernuschi (Politecnico di Milano) e il Prof. V. Foà (Comitato Scientifico di garanzia per l'igiene e la salute pubblica per la gestione dei rifiuti della Regione Sicilia).
Al convegno, che ha richiamato un pubblico tanto vasto quanto eterogeneo, studenti, addetti ai lavori, ma anche gente comune, a dimostrazione di quanto l’argomento delle fonti energetiche sia attuale e sentito, si è affrontato un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi: sono stati analizzati i meriti e i demeriti dei termovalorizzatori (la cui funzione è doppia, dato che producono energia e al contempo contribuiscono allo smaltimento dei rifiuti) sulla base di cifre e di dati reali; si è parlato di emissioni e di come neutralizzare quelle tossiche; si è discusso di dati epidemiologici e di salute; dopo di che si è dato vita a un dibattito vivace e interessante.
Quello che è apparso chiaro è che i termovalorizzatori potrebbero essere in grado di produrre energia in una percentuale del 4% del fabbisogno nazionale e al contempo di svolgere una parte non insignificante nello smaltimento dei rifiuti cosiddetti inerti. Beninteso, a fronte di un loro incremento e di una garantita “messa in sicurezza”, che annulli ogni rischio di emissione di gas tossici e che provveda allo smaltimento delle scorie.
Del resto, laddove sono già in funzione e progettati nel rispetto delle norme di sicurezza, (gli studi analizzati non si limitavano agli esempi italiani) non si riscontrano danni per la salute della popolazione.
Ma quello dei termovalorizzatori è solo un aspetto della questione: un piano di sviluppo energetico articolato e completo dovrà prevedere soluzioni sul breve e sul lungo termine; dovrà sfruttare ogni fonte possibile di energia, dal gas al fotovoltaico, dall’eolico al nucleare, dall’idroelettrico al carbone; dovrà quindi comportare una diversificazione delle fonti e la loro almeno parziale flessibilità di conversione; dovrà sostenere la ricerca scientifica al fine creare nuovi e moderni sistemi di approvvigionamento.
Di tutto questo si è detto assai poco nel corso della campagna elettorale e, anche quando è stato fatto, i toni si sono mantenuti generici e vaghi.
Ora, alla luce del risultato elettorale, spetterà al PDL (ci si augura con la costruttiva collaborazione delle forze d’opposizione) il compito di portare avanti un serio progetto per lo sviluppo delle fonti energetiche che sia in grado di emancipare l’Italia dalla sua eccessiva e penalizzante dipendenza nei confronti di molte potenze straniere.
La stabilità di governo su cui potrà contare, garantita oggi da un risultato indiscutibile, assegna al vincitore di queste elezioni molti compiti, tutti improcrastinabili: oltre a quello delle riforme istituzionali, economiche, ecc., non potrà mancare un programma che dia nuova energia, e non solo in senso lato, all’Italia e che contribuisca al rilancio della sua economia.
Elena Grandi
Gianluca Alimonti ha moderato l’incontro al quale hanno partecipato l’ Ing. S. Zannier (Unendo), l’ Ing. R. Capra (Presidente Consiglio di Sorveglianza A2A), il Prof. S. Cernuschi (Politecnico di Milano) e il Prof. V. Foà (Comitato Scientifico di garanzia per l'igiene e la salute pubblica per la gestione dei rifiuti della Regione Sicilia).
Al convegno, che ha richiamato un pubblico tanto vasto quanto eterogeneo, studenti, addetti ai lavori, ma anche gente comune, a dimostrazione di quanto l’argomento delle fonti energetiche sia attuale e sentito, si è affrontato un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi: sono stati analizzati i meriti e i demeriti dei termovalorizzatori (la cui funzione è doppia, dato che producono energia e al contempo contribuiscono allo smaltimento dei rifiuti) sulla base di cifre e di dati reali; si è parlato di emissioni e di come neutralizzare quelle tossiche; si è discusso di dati epidemiologici e di salute; dopo di che si è dato vita a un dibattito vivace e interessante.
Quello che è apparso chiaro è che i termovalorizzatori potrebbero essere in grado di produrre energia in una percentuale del 4% del fabbisogno nazionale e al contempo di svolgere una parte non insignificante nello smaltimento dei rifiuti cosiddetti inerti. Beninteso, a fronte di un loro incremento e di una garantita “messa in sicurezza”, che annulli ogni rischio di emissione di gas tossici e che provveda allo smaltimento delle scorie.
Del resto, laddove sono già in funzione e progettati nel rispetto delle norme di sicurezza, (gli studi analizzati non si limitavano agli esempi italiani) non si riscontrano danni per la salute della popolazione.
Ma quello dei termovalorizzatori è solo un aspetto della questione: un piano di sviluppo energetico articolato e completo dovrà prevedere soluzioni sul breve e sul lungo termine; dovrà sfruttare ogni fonte possibile di energia, dal gas al fotovoltaico, dall’eolico al nucleare, dall’idroelettrico al carbone; dovrà quindi comportare una diversificazione delle fonti e la loro almeno parziale flessibilità di conversione; dovrà sostenere la ricerca scientifica al fine creare nuovi e moderni sistemi di approvvigionamento.
Di tutto questo si è detto assai poco nel corso della campagna elettorale e, anche quando è stato fatto, i toni si sono mantenuti generici e vaghi.
Ora, alla luce del risultato elettorale, spetterà al PDL (ci si augura con la costruttiva collaborazione delle forze d’opposizione) il compito di portare avanti un serio progetto per lo sviluppo delle fonti energetiche che sia in grado di emancipare l’Italia dalla sua eccessiva e penalizzante dipendenza nei confronti di molte potenze straniere.
La stabilità di governo su cui potrà contare, garantita oggi da un risultato indiscutibile, assegna al vincitore di queste elezioni molti compiti, tutti improcrastinabili: oltre a quello delle riforme istituzionali, economiche, ecc., non potrà mancare un programma che dia nuova energia, e non solo in senso lato, all’Italia e che contribuisca al rilancio della sua economia.
Elena Grandi
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