venerdì 30 maggio 2008

La necessità di un Piano Energetico Nazionale

Briefing Report n.2
22 maggio 2008

Sul fronte dell’energia l’ultima settimana è stata dominata dalle dichiarazioni del Ministro Scajola, che da una parte ha confermato la necessità di un piano energetico nazionale e dall’altra ha ribadito la scelta del nucleare (già contenuta nel programma elettorale del PdL), annunciando la posa della “prima pietra” nel 2013.

Quando il “ma anche” è indispensabile…

Il Gruppo Energia sostiene con forza l’idea di un piano energetico nazionale che consideri sia il breve – medio termine (2011-2013) , sia il lungo termine (2020). Condivide e ritiene essenziale che si avvii un programma di sviluppo del nucleare, ma considera altrettanto essenziale che vi sia una chiara visione di quale sarà il mix delle fonti energetiche che l’Italia intende utilizzare, quale ruolo dedicare alle fonti rinnovabili e attraverso quali incentivi e investimenti nella ricerca lo si vuole raggiungere. Un chiaro sì quindi all’opzione nucleare, “ma anche” una chiara visione multi opzionale delle future forniture di energia elettrica.

La situazione attuale italiana è di dipendenza quasi totale dalle fonti fossili straniere, le fonti rinnovabili contribuiscono per il 7% al fabbisogno di energia primaria ed il nucleare è a zero. Secondo noi, il mix migliore sarà quello che consentirà di rispettare i criteri guida che abbiamo indicato nel briefing report n.1 (riduzione della dipendenza e flessibilità del sistema, sostenibilità ambientale e sicurezza, disponibilità rispetto alle esigenze energetiche, economicità, veicolo di leadership tecnologica italiana).

Per quanto riguarda più specificamente il nucleare, la sicurezza degli approvvigionamenti, l'economicità e il rispetto dell’ambiente (ormai consentiti dagli impianti di terza generazione), hanno risvegliato nel mondo l'interesse verso questa fonte. Il quesito piuttosto è se "noi Italia" siamo in grado di gestire un programma nucleare, non solo da un punto di vista tecnico-scientifico, ma anche, e soprattutto, da quello socio-politico.

Quindi, si può dire che tale opzione avrà senso solo se:

- sarà frutto di una decisione con un alto grado di condivisione politica: il motivo appare evidente. Ricordiamo la Francia, che è passata in soli 10 anni, grazie a una simile condivisa decisione, da una situazione critica molto simile alla nostra (mancanza di fonti energetiche sul proprio territorio) a quella di potenza nucleare che, tra l’altro, permette a noi Italia di “rimanere on-line”...

- verranno rispettati i tempi tecnici per la realizzazione di una centrale (che sono oramai di pochi anni). Se, come spesso succede in Italia, dovessero accumularsi i soliti ritardi, verrebbe intaccata l'economicità stessa della soluzione nucleare perché questa, a differenza di altre fonti, richiede un grosso investimento iniziale il cui costo capitale può arrivare a pesare sino al 10% sul costo dell’elettricità prodotta nell’intera vita della centrale, per ogni anno di ritardo nella costruzione della stessa.

- verrà assicurata una seria gestione delle scorie e di tutta la filiera del combustibile: esempi negativi come quello di Scanzano Ionico dovrebbero servire a far sì che non vengano ma più ripetuti gli stessi errori.

Se questa vuole essere la strada scelta, prima ancora di proporre soluzioni tecniche bisogna preparare il contesto secondo due direttive:

1 - comunicazione sociale/informazione: non si può prescindere dall’importanza che l’accettazione sociale di una qualsiasi nuova proposta porta con sé.

2 - contesto di leggi e normative che permetta e garantisca, a chi si impegna economicamente nel settore, il buon esito di un’impresa nei tempi previsti.

Per riaprire l’opzione nucleare in Italia, si deve essere sicuri di ottemperare a tutte queste richieste. Se così non fosse, il nucleare si rivelerebbe un fallimento sul piano economico che, inoltre, pregiudicherebbe pesantemente l’accettazione futura del molto promettente Nucleare di IV generazione.

Gruppo Energia, Decideremilano

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lunedì 19 maggio 2008

Il "Gruppo Energia" si è messo a lavoro

Il Gruppo Energia di decideremilano.net lavora alla redazione di un Position Paper che ambisca a divenire solido riferimento per una prossima stesura di un piano energetico nazionale. Lo strumento del briefing report scandirà il ritmo degli incontri e degli approfondimenti realizzati.



Briefing report n.1 – 09.05.2008


Nel corso dell’incontro si sono fissati alcuni punti fondamentali su cui sarà costruito l’intero Position Paper. Segue un breve sommario descrittivo.


I cinque criteri guida

Partendo da alcune considerazioni rispetto alle condizioni di partenza del Paese, in riferimento alla questione energetica (stretta dipendenza dalle forniture di GAS per la produzione nostrana di energia elettrica, stretta dipendenza dalle fonti fossili come energia vettoriale, totale inutilizzo della fonte nucleare, scarsa efficienza nella promozione delle FER1, scarso utilizzo della fonte Carbone) e tenendo conto delle questioni legate alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, si è ritenuto di dover fissare i cinque seguenti criteri guida.


CRITERIO GUIDA n. 1 - Diversificazione delle fonti e flessibilità del sistema

E’ necessario pensare a un futuro in cui il Paese sappia diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico affidandosi a un paniere di differenti forniture. Per far ciò bisogna considerare imprescindibili alcuni parametri: l’affidabilità della fornitura, la stabilità della fornitura, il prezzo della fornitura. Direttamente collegata al criterio di diversificazione delle fonti è la flessibilità richiesta al sistema di approvvigionamento energetico. Flessibilità delle fonti, flessibilità delle forniture ed eventuale flessibilità degli impianti sono gli strumenti con i quali si vuole dare risposta ai problemi di carattere geopolitico e tecnologico.


CRITERIO GUIDA n. 2 - Sostenibilità ambientale e sicurezza

Pur evitando di affidarsi a previsioni catastrofiche per il futuro del pianeta e dell’umanità, ci pare inevitabile confrontarsi con il criterio della sostenibilità ambientale. Sostenibilità ambientale che può essere intesa da angolature diverse: salute delle persone e sicurezza degli impianti, salvaguardia dell’ambiente ed estetica del paesaggio. Appare ovvio che il rispetto del criterio guida n. 2 potrà essere in prospettiva vincente se saprà integrarsi inizialmente con le tecnologie di approvvigionamento energetico attuali e, in un secondo tempo con quelle future. La sfida è aperta, le intelligenze scientifiche, tecniche, artistiche e culturali del Paese devono dare il proprio contributo a vincerla celermente. Per fare questo bisognerà dire molti sì e pochi no; bisognerà saper trovare anche soluzioni che al momento appaiono complesse.


CRITERIO GUIDA n. 3 - Disponibilità energetica che accompagni le esigenze di crescita del Paese

Pensare a un Paese che possa crescere con bisogni decrescenti di energia è un errore di prospettiva grossolano e ideologico.

Il principio del risparmio energetico si rivela interessante solo se pensato in abbinamento a un cocktail di interventi differenti. E’ necessario comunque immaginare un contesto realistico che preveda un aumento assoluto delle necessità energetiche di un Paese che guardi con ambizione al proprio futuro.

CRITERIO GUIDA n. 4 – Combinazione di soluzioni a breve-medio (2012) e lungo (2020-2025) termine.

Il Paese si trova in condizioni tali per cui non è pensabile affidarsi unicamente a soluzioni di sistema che richiedano lunghi archi temporali (ricerca, sviluppo della tecnologia nucleare, sviluppo di nuove tecnologie). Soluzioni di breve e medio periodo sono, allo stesso modo, necessarie e possibili.


CRITERIO GUIDA n. 5

Quando ci si addentrerà più in profondità nello scandire le varie aree di azione che assecondino i criteri appena menzionati, si farà particolare attenzione alla nostra visione relativa alle Fonti di Energia Rinnovabile (FER) e, più in particolare, al ruolo della ricerca e dell’innovazione. In breve ci sembra una buona idea che il Paese, approfittando della necessità improcrastinabile di dover aggredire il problema energia, punti a un importante traguardo per il futuro: diventare in dieci anni leader nel campo delle competenze, delle conoscenze e della produzione di nuove tecnologie per la produzione di energia elettrica “pulita”, “efficiente” e “redditizia”.


Alcune considerazioni a margine

Affrontare dal punto di vista politico la questione energetica si rivela compito arduo. Mai nome di movimento politico fu più azzeccato di DECIDERE.NET.

La questione decisionale è la questione principe. I quesiti sono numerosi:

  • come affrontare la questione NIMBY2?

  • come integrare le necessità locali con il necessario carattere nazionale della questione energetica?

  • come rendere le istituzioni credibili ed efficienti dal punto di vista del controllo degli impianti?

  • come rendere le istituzioni credibili ed efficienti dal punto di vista delle lungaggini burocratiche?

  • come evitare di trasformare la necessaria realizzazione di un piano energetico nazionale nel solito baraccone nazionale che crea clientele e posti di lavoro fittizi?

Queste sono alcune delle sfide a cui la politica deve dare risposte DECIDENDO e prendendo posizione, se saprà farlo il Paese né trarrà giovamento e le istituzioni né trarranno autorevolezza.

Decideremilano.net prenderà posizione e cercherà di farlo con l’impostazione liberale che è implicita nel suo DNA.



Decideremilano.net – Gruppo Energia

1Fonti Energetiche Rinnovabili

2acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile"

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lunedì 3 marzo 2008

Nucleare sì, ma quanto costa?


Recentemente si è tornati a parlare di nucleare in Italia; anzi, se fino ad un paio di anni fa era quasi un tabù, ora sembra essere diventato un cavallo di battaglia. In queste situazioni spesso si sentono affermazioni che più che essere delle valutazioni razionali sull'argomento, derivano da posizioni preconcette. In un recente convegno al Politecnico di Milano mi è capitato sentire da un noto esponente del Kyoto club affermazioni quali: "Solo degli imbecilli possono sostenere che il nucleare sia economicamente competitivo con le altre fonti di energia"; o alla radio, da un sedicente esperto che lavora in un'azienda nel campo della produzione di energia: "A causa dello sproporzionato aumento del costo dell'Uranio, l'energia prodotta con il nucleare è oramai carissima, senza considerare gli enormi costi del decommissioning che rendono tale via impraticabile".

A questo punto verrebbe da ringraziare i francesi che producono circa l'80% del loro fabbisogno di EE (Energia Elettrica) da nucleare e ne vendono una buona parte a noi evidentemente "sottocosto"!... e domandarsi come mai Finlandia, Inghilterra, USA, buona parte dei Paesi occidentali, per non dire di Cina e India, abbiano intrapreso a grandi passi questa via.

Facili battute a parte, la valutazione del costo dell'energia prodotta con la tecnologia della fissione nucleare non è cosa semplice: molteplici e difficili studi sono stati fatti in proposito e credo che un valido, dettagliato e semplice articolo riassuntivo possa essere quello apparso sulla rivista "Energia" poco più di un anno fa: "Valutazione dei costi di produzione dell'energia elettrica da Nucleare".

Bisogna subito dire che a differenza degli impianti termoelettrici tradizionali, per i quali il costo di produzione è per lo più legato al costo del combustibile, negli impianti nucleari è fortemente dipendente da quelli di investimento. Osservando infatti i grafici riportati nell'articolo, si evidenzia che circa il 70% del costo del KWh prodotto da nucleare è originato dai costi di investimento, considerando per questi i normali tassi di mercato.

Proseguendo la lettura di questo interessante articolo, si scopre che solo il 13% del costo dell'EE prodotta è riconducibile al combustibile e di questo solo il 30% (quindi circa 4% del totale) è dovuto all'approvvigionamento di Uranio: il restante 70% viene speso per l'arricchimento e la costruzione della barre di combustibile. E' pur vero che negli ultimi 6/7 anni il costo dell'Uranio è aumentato quasi di un fattore 10 (come si diceva prima, si è passati da tabù a cavallo di battaglia...) ma dall'estate 2006, quando è stata fatta questa valutazione, ad oggi si è passati da 50 dollari alla libbra per l'Ossido di Uranio a quasi il doppio. Aggiornando quindi la valutazione e volendo essere pessimisti, l'Uranio, il cui costo dopo l'impennata di cui si è detto è stabile, se non sceso, incide non più del 10% sul costo del KWh prodotto da nucleare.

Pertanto, anche ipotizzando ulteriori e non motivati aumenti del costo dell'Uranio, è prevedibile un'esigua variazione del costo del KWh, senza dimenticare la possibilità di costituire scorte di combustibile, che permettono di garantire la produzione per diversi anni.

Riguardo al decommissioning, sebbene valutazioni conservative e recenti esperienze sulle prime centrali nucleari, oramai in questa fase della loro esistenza, portino a dire che può costare sino ad un terzo del costo di costruzione, vale lo stesso discorso fatto per l'investimento di capitale fatto all'inizio, che però adesso porta ad un abbattimento dei costi. Infatti, il capitale necessario per lo smantellamento dell'impianto viene accumulato durante la vita della centrale stessa, avendo quindi un peso relativo di pochi punti percentuali sull'EE prodotta (analogo discorso vale per i costi della chiusura del ciclo del combustibile, ovviamente inclusi nella valutazione complessiva finale).

In conclusione, il costo del KWh prodotto col nucleare risulta confrontabile con quello prodotto con la tecnologia più economica presente sul mercato, il carbone, e più vantaggioso rispetto a petrolio e gas anche se sfruttati in ciclo combinato. Rispetto a questi offre vantaggi di sicurezza degli approvvigionamenti e stabilità del costo dell'EE prodotta. Se poi consideriamo il costo della CO2 emessa dagli impianti convenzionali, il nucleare risulta decisamente conveniente, ed aggiungendo la possibiltà di tassi agevolati e fattori di scala (il confronto è stato fatto considerando la costruzione di una sola centrale) l'EE prodotta da nucleare può costare sino alla metà di quella prodotta da carbone.

Parlando di nucleare l'attenzione, soprattutto in un Paese come l'Italia, non va posta sull'economicità "teorica" di tale soluzione, chiaramente dimostrabile, piuttosto sulla capacità di gestire una tale impresa nei modi e nei tempi corretti (ogni anno di ritardo nella costruzione di una centrale, i cui tempi tecnici di realizzazione sono oramai di pochi anni, comporta un aggravio di costo dell'EE prodotta del 5-10%) che ne garantiscano la convenienza e non la trasformino nell'ennesimo pozzo senza fondo di capitali. E naturalmente non mi sto riferendo alle capacità tecniche, scientifiche ed ingegneristiche del nostro Paese, non certo in discussione, quanto alla nostra incapacità gestionale, oramai tristemente nota al mondo intero.

Gianluca Alimonti

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venerdì 14 dicembre 2007

Energia fossile ed energia nuclare: quale futuro? L'audio della serata.

La produzione mondiale di energia e' attualmente dominata dalle fonti fossili: per quanto potremo proseguire in questo modo? Recentemente l'IPCC (organismo mondiale per lo studio dei cambiamenti climatici) ha ribadito la propria posizione di responsabilità umana, ma quali alternative abbiamo? Le fonti rinnovabili ci possono aiutare ma non bastano: possiamo contare sulla produzione di energia nucleare da fissione? E quando arriverà l'energia dalla fusione? Sulla base di dati scientifici viene definito il contesto in cui muoversi.

Ne parla Gianluca Alimonti dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare invitato dal circolo Non Dimenticare Il Futuro:



In alternativa puoi scaricare il file.

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venerdì 9 novembre 2007

Energia elettronucleare - Il tabù del nucleare, Parte 1

Da oggi pubblichiamo gli interventi di Giancarlo Pagliarini trasmessi da TelePadania nel luglio 2003 sull'energia nucleare.




In caso di non accessibilità a YouTube visualizzare il file su TuoVideo.it.

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