mercoledì 1 ottobre 2008

Incontro "Energia per l'Italia" lunedì 6 ottobre

Lunedì 6 ottobre 2008, dalle ore 19 alle ore 21 presso il bar Baldassarre di piazza Velasca 5 (MM Missori), verrà presentato il "position paper" sull'energia in Italia preparato dal gruppo "Energia" nato nei mesi scorsi all’interno dell’associazione Decidere Milano e guidato da Gianluca Alimonti, che sarà anche il conduttore dell’incontro. Del gruppo fanno parte oltre ad Alimonti, anche Enrico Oggioni, Elena Grandi, Stefano Bucello, Cristian Cattalini, Diego Menegon e Salvio Di Maio.

Anche se il position paper verrà brevemente illustrato all’inizio dell’incontro, se ne raccomanda una lettura preliminare. Cliccare sul collegamento seguente:

http://www.decideremilano.net/uploaded_files/PP%20Energia.pdf



Vi aspettiamo dunque lunedì prossimo al bar Baldassarre.


Visualizzazione ingrandita della mappa

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mercoledì 18 giugno 2008

Non solo nucleare. Italia paese di fonti rinnovabili




Il fabbisogno energetico mondiale è soddisfatto per il 77% dalle fonti fossili e in Italia questa percentuale sale al 93%. Le riserve non sono infinite e secondo alcuni studi siamo oramai prossimi al picco della produzione sia del petrolio che del gas naturale; secondo altri il picco della produzione del petrolio è già stato superato e l’attuale corsa dei prezzi è dovuta in parte a questa situazione. Vi sono inoltre recenti studi che evidenziano come la combustione degli idrocarburi sia all’origine di gravi malattie, sia il principale responsabile dell’inquinamento del pianeta e, anche se tutt’ora al centro del dibattito scientifico, sembri essere una delle cause del riscaldamento del pianeta.

In questo contesto vengono rivalutate soluzioni alternative quali le Fonti di Energia Rinnovabili (FER) e il Nucleare.

La transizione verso l’utilizzo di queste fonti alternative sarà necessariamente lunga a causa delle grosse infrastrutture e degli enormi investimenti che il sistema energia in generale comporta: bisogna quindi cominciare a muoversi subito, ma prima è necessario valutare con attenzione la strada da prendere. Questo situazione in grande fermento darà vita a un mercato completamente nuovo che, se intelligentemente interpretato, potrà offrire al nostro Paese l’opportunità di ridurre la dipendenza energetica a cui è sottomesso e in prospettiva di affrancarsi da tale dipendenza. Inoltre si farebbe concreta la possibilità, per l’Italia, di tornare a essere leader ed esportatrice di tecnologia.

Dopo aver trattato in un precedente scritto della produzione di energia da fissione nucleare, argomento su cui certamente torneremo, vorremmo introdurre ora alcune riflessioni sulle fonti di energia rinnovabili.

Una semplice analisi storica porta a concludere che l’evoluzione della società ha portato ad avere sempre meno manodopera dedicata alle “produzioni energetiche” (agricoltura, allevamento, raccolta della legna da ardere...); l’abbondanza di energia a basso costo è alla base della crescita economica, culturale e del benessere di una società. Oggi non può più essere la manodopera che produce energia, ma è l’energia che produce “ricchezza”: ogni tentativo volto a invertite il trend storico è destinato a fallire in quanto non sostenibile e di ciò bisogna tener conto quando si programmano investimenti in questo campo. Troppo spesso si sente dire che un aspetto positivo delle fonti rinnovabili è quello di creare posti di lavoro: questa è sicuramente una ricaduta non trascurabile (vera tra l’altro per quasi tutti i settori in cui si decidesse di investire un miliardo di Euro all’anno, come avviene oggi per il fotovoltaico in Italia) ma non può esserne il fine ultimo,altrimenti, portando all’estremo il discorso, torneremmo tutti a raccogliere biomassa per scaldarci...

Detto ciò, veniamo ora alla situazione del nostro Paese.

La produzione lorda di energia elettrica in Italia è stata pari a 304 TW/h nel 2005, a cui sono da aggiungere circa 50 TW/h di importazione. Le fonti di energia rinnovabile hanno contribuito quasi con il 18% alla produzione nazionale col maggior contributo, circa l’ 80%, proveniente dalla fonte idroelettrica. Il contributo delle FER al fabbisogno nazionale di energia primaria, considerando anche utilizzi come trasporti e riscaldamento che consumano pochissima energia elettrica, nel 2005 è stato del 7%.

Le FER, in prospettiva non immediata e se supportate da mirati e decisi investimenti, hanno la potenzialità di acquisire una sempre maggior rilevanza. L’Italia da questo punto di vista, e a differenza di quanto riguarda le fonti fossili, gode di una situazione favorevole e storicamente è stata tra i primi Paesi e leader mondiale nello sfruttare queste energie: è auspicabile che torni ad esserlo. La configurazione geologica e la collocazione geografica aiutano il nostro Paese: l’energia Idroelettrica copre già oggi, a seconda della piovosità annuale, il 10%-15% del fabbisogno elettrico nazionale; l’Italia è tra i primi produttori al mondo di energia geotermica, grazie a siti come Larderello, ove nel 1904 è stata prodotta la prima energia elettrica al mondo da calore geotermico, e, è bene ricordarlo, il nostro è riconosciuto come “il Paese del Sole”, in buona posizione quindi per sfruttare questa importante fonte.

Le FER quindi, una volta tanto fonte autoctona di energia, se ben sfruttate possono alleggerire la nostra forte dipendenza dall’importazione energetica e potrebbero dare origine ad una filiera industriale leader nel mondo anzichè “andare a rimorchio” di altri Paesi, come sta accadendo ora per il solare fotovoltaico.

L’energia solare che raggiunge la Terra, pur valendo circa 9000 volte il fabbisogno energetico mondiale, ha la caratteristica, come in generale quasi tutte le FER, di esser molto diluita nello spazio. Volendo investire in questo settore è quindi molto importante distinguere tra le tecnologie mature che sfruttano le FER in maniera efficiente ed economica e quelle che necessitano di ulteriori sviluppi per raggiungere un livello accettabile di competitività. Sulle prime, tra queste idroelettrico, solare termico ed eolico, è bene investire per incentivarne lo sfruttamento; per le seconde è assai più lungimirante stimolare la ricerca e sviluppo, per abbreviare i tempi di maturazione, con investimenti mirati a progetti precisi e possibilmente in collaborazioni tra Industria ed Enti di Ricerca così da facilitare l’ingresso nel mercato di prodotti all’avanguardia.

In tal senso auspichiamo la fondazione di un’Agenzia Nazionale per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili che, definite le priorità, scelga e finanzi i progetti più promettenti al fine di rendere competitive quelle fonti che ancora non lo sono, o ricercarne di nuove, così da risvegliare ed alimentare quel substrato di inventiva ed innovazioni che da sempre ha caratterizzato il tessuto sociale del nostro Paese.

Gruppo Energia, Decideremilano

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venerdì 30 maggio 2008

La necessità di un Piano Energetico Nazionale

Briefing Report n.2
22 maggio 2008

Sul fronte dell’energia l’ultima settimana è stata dominata dalle dichiarazioni del Ministro Scajola, che da una parte ha confermato la necessità di un piano energetico nazionale e dall’altra ha ribadito la scelta del nucleare (già contenuta nel programma elettorale del PdL), annunciando la posa della “prima pietra” nel 2013.

Quando il “ma anche” è indispensabile…

Il Gruppo Energia sostiene con forza l’idea di un piano energetico nazionale che consideri sia il breve – medio termine (2011-2013) , sia il lungo termine (2020). Condivide e ritiene essenziale che si avvii un programma di sviluppo del nucleare, ma considera altrettanto essenziale che vi sia una chiara visione di quale sarà il mix delle fonti energetiche che l’Italia intende utilizzare, quale ruolo dedicare alle fonti rinnovabili e attraverso quali incentivi e investimenti nella ricerca lo si vuole raggiungere. Un chiaro sì quindi all’opzione nucleare, “ma anche” una chiara visione multi opzionale delle future forniture di energia elettrica.

La situazione attuale italiana è di dipendenza quasi totale dalle fonti fossili straniere, le fonti rinnovabili contribuiscono per il 7% al fabbisogno di energia primaria ed il nucleare è a zero. Secondo noi, il mix migliore sarà quello che consentirà di rispettare i criteri guida che abbiamo indicato nel briefing report n.1 (riduzione della dipendenza e flessibilità del sistema, sostenibilità ambientale e sicurezza, disponibilità rispetto alle esigenze energetiche, economicità, veicolo di leadership tecnologica italiana).

Per quanto riguarda più specificamente il nucleare, la sicurezza degli approvvigionamenti, l'economicità e il rispetto dell’ambiente (ormai consentiti dagli impianti di terza generazione), hanno risvegliato nel mondo l'interesse verso questa fonte. Il quesito piuttosto è se "noi Italia" siamo in grado di gestire un programma nucleare, non solo da un punto di vista tecnico-scientifico, ma anche, e soprattutto, da quello socio-politico.

Quindi, si può dire che tale opzione avrà senso solo se:

- sarà frutto di una decisione con un alto grado di condivisione politica: il motivo appare evidente. Ricordiamo la Francia, che è passata in soli 10 anni, grazie a una simile condivisa decisione, da una situazione critica molto simile alla nostra (mancanza di fonti energetiche sul proprio territorio) a quella di potenza nucleare che, tra l’altro, permette a noi Italia di “rimanere on-line”...

- verranno rispettati i tempi tecnici per la realizzazione di una centrale (che sono oramai di pochi anni). Se, come spesso succede in Italia, dovessero accumularsi i soliti ritardi, verrebbe intaccata l'economicità stessa della soluzione nucleare perché questa, a differenza di altre fonti, richiede un grosso investimento iniziale il cui costo capitale può arrivare a pesare sino al 10% sul costo dell’elettricità prodotta nell’intera vita della centrale, per ogni anno di ritardo nella costruzione della stessa.

- verrà assicurata una seria gestione delle scorie e di tutta la filiera del combustibile: esempi negativi come quello di Scanzano Ionico dovrebbero servire a far sì che non vengano ma più ripetuti gli stessi errori.

Se questa vuole essere la strada scelta, prima ancora di proporre soluzioni tecniche bisogna preparare il contesto secondo due direttive:

1 - comunicazione sociale/informazione: non si può prescindere dall’importanza che l’accettazione sociale di una qualsiasi nuova proposta porta con sé.

2 - contesto di leggi e normative che permetta e garantisca, a chi si impegna economicamente nel settore, il buon esito di un’impresa nei tempi previsti.

Per riaprire l’opzione nucleare in Italia, si deve essere sicuri di ottemperare a tutte queste richieste. Se così non fosse, il nucleare si rivelerebbe un fallimento sul piano economico che, inoltre, pregiudicherebbe pesantemente l’accettazione futura del molto promettente Nucleare di IV generazione.

Gruppo Energia, Decideremilano

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lunedì 19 maggio 2008

Il "Gruppo Energia" si è messo a lavoro

Il Gruppo Energia di decideremilano.net lavora alla redazione di un Position Paper che ambisca a divenire solido riferimento per una prossima stesura di un piano energetico nazionale. Lo strumento del briefing report scandirà il ritmo degli incontri e degli approfondimenti realizzati.



Briefing report n.1 – 09.05.2008


Nel corso dell’incontro si sono fissati alcuni punti fondamentali su cui sarà costruito l’intero Position Paper. Segue un breve sommario descrittivo.


I cinque criteri guida

Partendo da alcune considerazioni rispetto alle condizioni di partenza del Paese, in riferimento alla questione energetica (stretta dipendenza dalle forniture di GAS per la produzione nostrana di energia elettrica, stretta dipendenza dalle fonti fossili come energia vettoriale, totale inutilizzo della fonte nucleare, scarsa efficienza nella promozione delle FER1, scarso utilizzo della fonte Carbone) e tenendo conto delle questioni legate alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, si è ritenuto di dover fissare i cinque seguenti criteri guida.


CRITERIO GUIDA n. 1 - Diversificazione delle fonti e flessibilità del sistema

E’ necessario pensare a un futuro in cui il Paese sappia diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico affidandosi a un paniere di differenti forniture. Per far ciò bisogna considerare imprescindibili alcuni parametri: l’affidabilità della fornitura, la stabilità della fornitura, il prezzo della fornitura. Direttamente collegata al criterio di diversificazione delle fonti è la flessibilità richiesta al sistema di approvvigionamento energetico. Flessibilità delle fonti, flessibilità delle forniture ed eventuale flessibilità degli impianti sono gli strumenti con i quali si vuole dare risposta ai problemi di carattere geopolitico e tecnologico.


CRITERIO GUIDA n. 2 - Sostenibilità ambientale e sicurezza

Pur evitando di affidarsi a previsioni catastrofiche per il futuro del pianeta e dell’umanità, ci pare inevitabile confrontarsi con il criterio della sostenibilità ambientale. Sostenibilità ambientale che può essere intesa da angolature diverse: salute delle persone e sicurezza degli impianti, salvaguardia dell’ambiente ed estetica del paesaggio. Appare ovvio che il rispetto del criterio guida n. 2 potrà essere in prospettiva vincente se saprà integrarsi inizialmente con le tecnologie di approvvigionamento energetico attuali e, in un secondo tempo con quelle future. La sfida è aperta, le intelligenze scientifiche, tecniche, artistiche e culturali del Paese devono dare il proprio contributo a vincerla celermente. Per fare questo bisognerà dire molti sì e pochi no; bisognerà saper trovare anche soluzioni che al momento appaiono complesse.


CRITERIO GUIDA n. 3 - Disponibilità energetica che accompagni le esigenze di crescita del Paese

Pensare a un Paese che possa crescere con bisogni decrescenti di energia è un errore di prospettiva grossolano e ideologico.

Il principio del risparmio energetico si rivela interessante solo se pensato in abbinamento a un cocktail di interventi differenti. E’ necessario comunque immaginare un contesto realistico che preveda un aumento assoluto delle necessità energetiche di un Paese che guardi con ambizione al proprio futuro.

CRITERIO GUIDA n. 4 – Combinazione di soluzioni a breve-medio (2012) e lungo (2020-2025) termine.

Il Paese si trova in condizioni tali per cui non è pensabile affidarsi unicamente a soluzioni di sistema che richiedano lunghi archi temporali (ricerca, sviluppo della tecnologia nucleare, sviluppo di nuove tecnologie). Soluzioni di breve e medio periodo sono, allo stesso modo, necessarie e possibili.


CRITERIO GUIDA n. 5

Quando ci si addentrerà più in profondità nello scandire le varie aree di azione che assecondino i criteri appena menzionati, si farà particolare attenzione alla nostra visione relativa alle Fonti di Energia Rinnovabile (FER) e, più in particolare, al ruolo della ricerca e dell’innovazione. In breve ci sembra una buona idea che il Paese, approfittando della necessità improcrastinabile di dover aggredire il problema energia, punti a un importante traguardo per il futuro: diventare in dieci anni leader nel campo delle competenze, delle conoscenze e della produzione di nuove tecnologie per la produzione di energia elettrica “pulita”, “efficiente” e “redditizia”.


Alcune considerazioni a margine

Affrontare dal punto di vista politico la questione energetica si rivela compito arduo. Mai nome di movimento politico fu più azzeccato di DECIDERE.NET.

La questione decisionale è la questione principe. I quesiti sono numerosi:

  • come affrontare la questione NIMBY2?

  • come integrare le necessità locali con il necessario carattere nazionale della questione energetica?

  • come rendere le istituzioni credibili ed efficienti dal punto di vista del controllo degli impianti?

  • come rendere le istituzioni credibili ed efficienti dal punto di vista delle lungaggini burocratiche?

  • come evitare di trasformare la necessaria realizzazione di un piano energetico nazionale nel solito baraccone nazionale che crea clientele e posti di lavoro fittizi?

Queste sono alcune delle sfide a cui la politica deve dare risposte DECIDENDO e prendendo posizione, se saprà farlo il Paese né trarrà giovamento e le istituzioni né trarranno autorevolezza.

Decideremilano.net prenderà posizione e cercherà di farlo con l’impostazione liberale che è implicita nel suo DNA.



Decideremilano.net – Gruppo Energia

1Fonti Energetiche Rinnovabili

2acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile"

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venerdì 18 aprile 2008

Verso quale energia per il futuro?

Alcuni giorni fa, si è tenuto a Milano, presso il Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi, un convegno dal titolo “I termovalorizzatori: smaltimento rifiuti con recupero energetico o pericolo per la nostra salute?”, (primo di una serie di incontri dedicati al tema dell’energia, la cui documentazione si può trovare nel sito www.mi.infn.it/energiaperfuturo).
Gianluca Alimonti ha moderato l’incontro al quale hanno partecipato l’ Ing. S. Zannier (Unendo), l’ Ing. R. Capra (Presidente Consiglio di Sorveglianza A2A), il Prof. S. Cernuschi (Politecnico di Milano) e il Prof. V. Foà (Comitato Scientifico di garanzia per l'igiene e la salute pubblica per la gestione dei rifiuti della Regione Sicilia).
Al convegno, che ha richiamato un pubblico tanto vasto quanto eterogeneo, studenti, addetti ai lavori, ma anche gente comune, a dimostrazione di quanto l’argomento delle fonti energetiche sia attuale e sentito, si è affrontato un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi: sono stati analizzati i meriti e i demeriti dei termovalorizzatori (la cui funzione è doppia, dato che producono energia e al contempo contribuiscono allo smaltimento dei rifiuti) sulla base di cifre e di dati reali; si è parlato di emissioni e di come neutralizzare quelle tossiche; si è discusso di dati epidemiologici e di salute; dopo di che si è dato vita a un dibattito vivace e interessante.
Quello che è apparso chiaro è che i termovalorizzatori potrebbero essere in grado di produrre energia in una percentuale del 4% del fabbisogno nazionale e al contempo di svolgere una parte non insignificante nello smaltimento dei rifiuti cosiddetti inerti. Beninteso, a fronte di un loro incremento e di una garantita “messa in sicurezza”, che annulli ogni rischio di emissione di gas tossici e che provveda allo smaltimento delle scorie.
Del resto, laddove sono già in funzione e progettati nel rispetto delle norme di sicurezza, (gli studi analizzati non si limitavano agli esempi italiani) non si riscontrano danni per la salute della popolazione.
Ma quello dei termovalorizzatori è solo un aspetto della questione: un piano di sviluppo energetico articolato e completo dovrà prevedere soluzioni sul breve e sul lungo termine; dovrà sfruttare ogni fonte possibile di energia, dal gas al fotovoltaico, dall’eolico al nucleare, dall’idroelettrico al carbone; dovrà quindi comportare una diversificazione delle fonti e la loro almeno parziale flessibilità di conversione; dovrà sostenere la ricerca scientifica al fine creare nuovi e moderni sistemi di approvvigionamento.
Di tutto questo si è detto assai poco nel corso della campagna elettorale e, anche quando è stato fatto, i toni si sono mantenuti generici e vaghi.
Ora, alla luce del risultato elettorale, spetterà al PDL (ci si augura con la costruttiva collaborazione delle forze d’opposizione) il compito di portare avanti un serio progetto per lo sviluppo delle fonti energetiche che sia in grado di emancipare l’Italia dalla sua eccessiva e penalizzante dipendenza nei confronti di molte potenze straniere.
La stabilità di governo su cui potrà contare, garantita oggi da un risultato indiscutibile, assegna al vincitore di queste elezioni molti compiti, tutti improcrastinabili: oltre a quello delle riforme istituzionali, economiche, ecc., non potrà mancare un programma che dia nuova energia, e non solo in senso lato, all’Italia e che contribuisca al rilancio della sua economia.


Elena Grandi

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giovedì 13 marzo 2008

Clima: allarme o allarmismo?

Martedì scorso la Fondazione Corriere della Sera ha organizzato l'interessante incontro "Clima: allarme o allarmismo"? Grazie ai relatori, Francesco Battaglia, Docente di Chimica ambientale all'Università di Modena e Reggio Emilia, Corrado Clini, Direttore generale per la Ricerca Ambientale e Sviluppo del Ministero dell'Ambiente e Franco Prodi, Direttore dell'Istituto di Scienza dell'Atmosfera e del clima del Cnr, il dibattito, è stato pacato e di buon livello scientifico, fatto alquanto insolito ed apprezzabile rispetto a ciò che si vede di questi tempi.Ma le sorprese non sono mancate, anche per chi da tempo si occupa di queste tematiche!
Il Prof. Battaglia ha presentato la sua nota posizione secondo la quale i Cambiamenti Climatici in corso non hanno origine antropica ma sono del tutto naturali e l'uomo quindi nulla può fare per contrastarli: la storia del nostro pianeta insegna che da sempre un aumento di temperatura ha causato un aumento di Anidride Carbonica in atmosfera e mai il contrario.
Anche nell'ultimo millennio ci sono stati periodi più caldi del nostro e negli ultimi due secoli, nel periodo industriale dell'umanità, vi sono state anche fasi di aumento di Anidride Carbonica a cui ha corrisposto una diminuzione di temperatura e viceversa.La prima grossa sorpresa viene dal Prof. Prodi, eminente climatologo italiano.
Al Gore ci ha convinti col suo film (non documentario scientifico) che vi sia unanimità tra tutti gli scienziati del mondo sul fatto che i Cambiamenti Climatici siano di origine antropica: come dimostrazione riporta che negli ultimi anni sono stati scritti centinaia di articoli a favore della tesi antropica e zero contro tale ipotesi.
Senza voler discutere della validità di tale metodo dimostrativo, soprattutto in un mondo in cui diverse riviste "scientifiche" hanno chiaramente ammesso che non intendono pubblicare alcun articolo contrario all'ipotesi antropica..., basta documentarsi un attimo per rendersi conto della miriade di libri, pubblicazioni e lavori che correttamente e scientificamente mettono in risalto le criticità ed in alcuni casi i conclamati errori dell'ipotesi antropica ed allo stesso tempo propongono ipotesi alternative supportate da evidenze che il più delle volte danno all'uomo un ruolo marginale, se non nullo, nei Cambiamenti Climatici.
Ma torniamo al Prof. Prodi che, facendo parte degli scienziati "di Al Gore" dovrebbe confutare la posizione del Prof. Battaglia.
Ed invece no! Con quel suo equilibrio e rigore scientifico, già apprezzati in occasione della recente querelle col Pecoraro il quale voleva convincerci che in Italia la temperatura è aumentata quattro volte più che nel resto del Pianeta, ha ammesso che le conoscenze sul sistema climatico sono al momento alquanto limitate ed i climatologi sono un pò come dei bambini che si sono trovati tra le mani un nuovo giocattolo e devono imparare a conoscerlo! A differenza del Prof. Battaglia, il Prof. Prodi sostiene che probabilmente l'Anidride Carbonica emessa in atmosfera dalle attività umane può forse avere un ruolo, ancora tutto da capire e da dimostrare, ma....che botta per gli assertori a spada tratta dell'origine antropica! La situazione in sala è totalmente ribaltata rispetto alle aspettative: vi è sì unanimità scientifica come sostiene Al Gore, ma di posizione opposta! Riassumendo: i Cambiamenti Climatici sono in atto e l'aumento dell'Anidride Carbonica in Atmosfera è un dato di fatto, ma non è per nulla chiaro che sia questa ad originare i primi.
A questo punto la "patata bollente" passa al Dr. Clini che, per sua stessa definizione, in tale consesso rappresenta la parte governativa, quella che deve decidere cosa fare. E qui arriva la seconda sorpresa.La sua prima affermazione è, secondo me, emblematica della situazione di caos in cui ci troviamo: "I Governi del mondo vogliono combattere i Cambiamenti Climatici, anche se al momento non ne sono chiare le cause".Ma come!? Senza essere degli uomini di scienza, è chiaro che se voglio agire su un fenomeno devo sapere quali ne siano le cause, i meccanismi di funzionamento ed i parametri su cui agire, di modo da poter DECIDERE le mie azioni prevedendone gli effetti. Se una mamma vede che il proprio bambino sta male, prima di rimpinzarlo di medicine -quali?- credo sia opportuno sentire il pediatra per capire l'origine del malessere.
Certo, tutti coloro che hanno dei figli, me compreso, si sono trovati nella classica situazione in cui vedendo che i piccoli stanno male, magari nel mezzo della notte, pur di fare qualcosa non è detto che si faccia la cosa giusta...A mio modo di vedere non è ammissibile che i Governi agiscano quasi sull'onda emotiva di una catastrofe annunciata e sbandierata da molti, senza alcuna solida base di comprensione scientifica.
Se ci troviamo "nella notte" cerchiamo di far luce: anzichè buttare miliardi di Euro nell'obbiettivo 20-20-20, che a detta dello stesso Clini nessun Paese europeo sarà in grado di raggiungere, incentiviamo e finanziamo la comprensione del Clima per la quale sarebbero sufficienti investimenti assai più limitati.
E se siamo convinti che i Cambiamenti Climatici sono in atto, anzichè buttar soldi per combatterli senza sapere come, investiamoli per adattarci: anzichè strozzare le economie mondiali per rispettare il Protocollo di Kyoto, arrivando così alla diminuzione di 0.02 gradi (!) nel 2050, tappiamo ad esempio le falle dei nostri acquedotti e limitiamo gli sprechi di questo bene così prezioso ed, a quanto pare, sempre più raro.

Gianluca Alimonti
INFN, Sezione di Milano

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lunedì 3 marzo 2008

Nucleare sì, ma quanto costa?


Recentemente si è tornati a parlare di nucleare in Italia; anzi, se fino ad un paio di anni fa era quasi un tabù, ora sembra essere diventato un cavallo di battaglia. In queste situazioni spesso si sentono affermazioni che più che essere delle valutazioni razionali sull'argomento, derivano da posizioni preconcette. In un recente convegno al Politecnico di Milano mi è capitato sentire da un noto esponente del Kyoto club affermazioni quali: "Solo degli imbecilli possono sostenere che il nucleare sia economicamente competitivo con le altre fonti di energia"; o alla radio, da un sedicente esperto che lavora in un'azienda nel campo della produzione di energia: "A causa dello sproporzionato aumento del costo dell'Uranio, l'energia prodotta con il nucleare è oramai carissima, senza considerare gli enormi costi del decommissioning che rendono tale via impraticabile".

A questo punto verrebbe da ringraziare i francesi che producono circa l'80% del loro fabbisogno di EE (Energia Elettrica) da nucleare e ne vendono una buona parte a noi evidentemente "sottocosto"!... e domandarsi come mai Finlandia, Inghilterra, USA, buona parte dei Paesi occidentali, per non dire di Cina e India, abbiano intrapreso a grandi passi questa via.

Facili battute a parte, la valutazione del costo dell'energia prodotta con la tecnologia della fissione nucleare non è cosa semplice: molteplici e difficili studi sono stati fatti in proposito e credo che un valido, dettagliato e semplice articolo riassuntivo possa essere quello apparso sulla rivista "Energia" poco più di un anno fa: "Valutazione dei costi di produzione dell'energia elettrica da Nucleare".

Bisogna subito dire che a differenza degli impianti termoelettrici tradizionali, per i quali il costo di produzione è per lo più legato al costo del combustibile, negli impianti nucleari è fortemente dipendente da quelli di investimento. Osservando infatti i grafici riportati nell'articolo, si evidenzia che circa il 70% del costo del KWh prodotto da nucleare è originato dai costi di investimento, considerando per questi i normali tassi di mercato.

Proseguendo la lettura di questo interessante articolo, si scopre che solo il 13% del costo dell'EE prodotta è riconducibile al combustibile e di questo solo il 30% (quindi circa 4% del totale) è dovuto all'approvvigionamento di Uranio: il restante 70% viene speso per l'arricchimento e la costruzione della barre di combustibile. E' pur vero che negli ultimi 6/7 anni il costo dell'Uranio è aumentato quasi di un fattore 10 (come si diceva prima, si è passati da tabù a cavallo di battaglia...) ma dall'estate 2006, quando è stata fatta questa valutazione, ad oggi si è passati da 50 dollari alla libbra per l'Ossido di Uranio a quasi il doppio. Aggiornando quindi la valutazione e volendo essere pessimisti, l'Uranio, il cui costo dopo l'impennata di cui si è detto è stabile, se non sceso, incide non più del 10% sul costo del KWh prodotto da nucleare.

Pertanto, anche ipotizzando ulteriori e non motivati aumenti del costo dell'Uranio, è prevedibile un'esigua variazione del costo del KWh, senza dimenticare la possibilità di costituire scorte di combustibile, che permettono di garantire la produzione per diversi anni.

Riguardo al decommissioning, sebbene valutazioni conservative e recenti esperienze sulle prime centrali nucleari, oramai in questa fase della loro esistenza, portino a dire che può costare sino ad un terzo del costo di costruzione, vale lo stesso discorso fatto per l'investimento di capitale fatto all'inizio, che però adesso porta ad un abbattimento dei costi. Infatti, il capitale necessario per lo smantellamento dell'impianto viene accumulato durante la vita della centrale stessa, avendo quindi un peso relativo di pochi punti percentuali sull'EE prodotta (analogo discorso vale per i costi della chiusura del ciclo del combustibile, ovviamente inclusi nella valutazione complessiva finale).

In conclusione, il costo del KWh prodotto col nucleare risulta confrontabile con quello prodotto con la tecnologia più economica presente sul mercato, il carbone, e più vantaggioso rispetto a petrolio e gas anche se sfruttati in ciclo combinato. Rispetto a questi offre vantaggi di sicurezza degli approvvigionamenti e stabilità del costo dell'EE prodotta. Se poi consideriamo il costo della CO2 emessa dagli impianti convenzionali, il nucleare risulta decisamente conveniente, ed aggiungendo la possibiltà di tassi agevolati e fattori di scala (il confronto è stato fatto considerando la costruzione di una sola centrale) l'EE prodotta da nucleare può costare sino alla metà di quella prodotta da carbone.

Parlando di nucleare l'attenzione, soprattutto in un Paese come l'Italia, non va posta sull'economicità "teorica" di tale soluzione, chiaramente dimostrabile, piuttosto sulla capacità di gestire una tale impresa nei modi e nei tempi corretti (ogni anno di ritardo nella costruzione di una centrale, i cui tempi tecnici di realizzazione sono oramai di pochi anni, comporta un aggravio di costo dell'EE prodotta del 5-10%) che ne garantiscano la convenienza e non la trasformino nell'ennesimo pozzo senza fondo di capitali. E naturalmente non mi sto riferendo alle capacità tecniche, scientifiche ed ingegneristiche del nostro Paese, non certo in discussione, quanto alla nostra incapacità gestionale, oramai tristemente nota al mondo intero.

Gianluca Alimonti

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venerdì 14 dicembre 2007

Energia fossile ed energia nuclare: quale futuro? L'audio della serata.

La produzione mondiale di energia e' attualmente dominata dalle fonti fossili: per quanto potremo proseguire in questo modo? Recentemente l'IPCC (organismo mondiale per lo studio dei cambiamenti climatici) ha ribadito la propria posizione di responsabilità umana, ma quali alternative abbiamo? Le fonti rinnovabili ci possono aiutare ma non bastano: possiamo contare sulla produzione di energia nucleare da fissione? E quando arriverà l'energia dalla fusione? Sulla base di dati scientifici viene definito il contesto in cui muoversi.

Ne parla Gianluca Alimonti dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare invitato dal circolo Non Dimenticare Il Futuro:



In alternativa puoi scaricare il file.

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venerdì 9 novembre 2007

Energia elettronucleare - Il tabù del nucleare, Parte 1

Da oggi pubblichiamo gli interventi di Giancarlo Pagliarini trasmessi da TelePadania nel luglio 2003 sull'energia nucleare.




In caso di non accessibilità a YouTube visualizzare il file su TuoVideo.it.

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