giovedì 15 maggio 2008

Capezzone ospite di Omnibus (La7)

Il video del primo intervento di Daniele Capezzone come portavoce di Forza Italia, ospite della trasmissione Omnibus andata in onda su La7 il 14 maggio 2008.

Partecipano: Daniele Capezzone (portavoce Forza Italia), Pancho Pardi (Italia dei Valori), Giovanni Sartori (politologo). Da Milano: Paolo Liguori (TgCom). Da Venezia: Massimo Cacciari (sindaco di Venezia)

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mercoledì 2 aprile 2008

Daniele Capezzone: "Perchè non sono candidato al Parlamento"

Capezzone spiega all'Istituto Bruno Leoni perché non è candidato al Parlamento.


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lunedì 17 marzo 2008

(Corriere della Sera) Disoccupazione: Ichino apre ai salari minimi

di Marco Cremonesi (Corriere della Sera, Ed. Milano, 15/03/2008)

Il salario minimo? «Non mi scandalizza». Pietro Ichino è ospite dei
Circoli di Marcello Dell'Utri. I quali, anche dopo aver cambiato il
nome nel più militante «Circoli del buongoverno», restano una preziosa
zona franca di confronto.

Ieri, però, il lavoro di Daniele Capezzone, Giuliano Cazzola, Simone
Crolla e Francesco Pasquali come «controparti» del giuslavorista
veltroniano è stato duro. Non solo per la competenza del professore,
quanto per la sostanziale adesione degli interlocutori alle sue tesi e
la difficoltà di addebitargli «colpe» dell'Unione. Lo scalone? Ichino:
«Un errore tornare indietro». La lotta contro la Biagi? Ichino: «Il
precedente governo l'ha usata per combattere gli abusi del precariato.
Sono Cgil e sinistra che si sono messi in un vicolo cieco. E in quelle
condizioni, bisognerebbe avere l'umiltà di cambiare i toni». E così,
quando Capezzone individua il tema su cui differenziarsi, per tutti è
liberazione: «Il salario minimo di Veltroni è l'inverso della Biagi,
alimenta il lavoro nero, fa saltare la contrattazione locale». Ichino
allarga le braccia: «Mille euro al mese sono cinque euro e mezzo
l'ora. A tempo pieno. Non credo sia un danno per l'economia porre il
tetto a sei euro. E sul minimum wage, usato negli Usa, in Francia e
Inghilterra, ricerche accreditate testimoniamo come, se ben calibrato,
non porti a disoccupazione».

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lunedì 10 marzo 2008

PDL. CAPEZZONE: NON SARO' CANDIDATO. SOSTENGO CON CONVINZIONE ED ENTUSIASMO PROGETTO E PROGRAMMA POPOLO DELLE LIBERTA'

Dichiarazione di Daniele Capezzone, promotore del network Decidere.net:

Non sarò candidato alle elezioni politiche del 13-14 aprile. Sosterrò con convinzione ed entusiasmo, come ho più volte preannunciato, il progetto del Popolo delle Libertà, il programma che è stato reso noto nei giorni scorsi, e la campagna elettorale guidata da Silvio Berlusconi. Ritengo opportuno che tanti liberali, tanti riformatori, tanti innovatori, e anche tanti delusi del centrosinistra si impegnino per garantire il successo del Pdl e quindi un Governo effettivamente in grado di capovolgere la politica "tassa e spendi" praticata da Prodi, Padoa Schioppa e Visco, e accettata - tra gli altri - dai 17 ministri e dai 26 sottosegretari del Governo Prodi che oggi guidano le liste veltroniane del Partito democratico.

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giovedì 28 febbraio 2008

La rivoluzione del merito: idee (coraggiose) per far ripatrire l'Italia

Il Circolo Giovani del Buon Governo di Giussano e Carate Brianza ha organizzato un interessante incontro dedicato a “La rivoluzione del merito: idee (coraggiose) per far ripartire l’Italia”.
Al dibattito, moderato da Angelo Crespi, direttore de “Il Domenicale”, hanno partecipato, oltre a Daniele Capezzone, Enrico Brambilla, coordinatore per il PD di Monza e Brianza; Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato; Maurizio Lupi, parlamentare di Forza Italia e Presidente dell’Associazione Costruiamo il Futuro; Giancarlo Pagliarini, Presidente della Commissione Federalismo Fiscale del Comune di Milano.
Il discorso di apertura è toccato a Daniele Capezzone che ha illustrato alla platea i meriti di una politica autenticamente liberista anche in prospettiva del rilancio dell’impresa privata: sgravi fiscali, ammortizzatori sociali, sveltimento della macchina burocratica.
Con il procedere degli interventi, la realtà locale della Lombardia (e più in generale del Nord Italia, tradizionale bacino di sviluppo delle piccole imprese) ha determinato l’indirizzo del dibattito: il merito inteso non tanto come quello del singolo ma principalmente di quelle piccole imprese, spesso a conduzione familiare, che producono gran parte della ricchezza italiana e che sopravvivono, a dispetto di tutto, ad un sistema politico a loro ostile.
Gli argomenti, con l’eccezione del contributo di Maurizio Lupi che ha mantenuto il suo discorso sul piano più generale del merito e della meritocrazia come strumento di crescita di una nazione, non erano quelli della politica “alta” ma attenevano ai problemi quotidiani con i quali il piccolo imprenditore deve fare i conti.
Gli interventi sono stati caratterizzati da una sostanziale linearità d’intenti, a prescindere dalla collocazione politica dei relatori: sgravio fiscale e abbattimento degli impedimenti burocratici (apprezzabile la nota di merito che Brambilla ha attribuito a Capezzone per il disegno di legge “Impresa in un giorno”, ora entrata in vigore), federalismo fiscale e affermazione del principio di sussidiarietà, riforma elettorale e della macchina amministrativa.
Anche su una materia tradizionalmente controversa come quella dell’energia, introdotta in chiusura da una domanda del pubblico, vi è stato un generale accordo: sì ai rigassificatori ma anche, con le dovute cautele, al nucleare e a ogni fonte possibile di energia alternativa.
La soddisfazione del pubblico, posto di fronte a proposte concrete, è stata palese, significativa e illuminante e ha condotto ad alcune considerazioni.
In queste settimane segnate da una frenetica corsa al consenso elettorale, i cittadini oltre ad assistere al crearsi di nuovi e positivi sistemi di alleanze all’interno del centrodestra e del centrosinistra (sia pure con questo esecrabile sistema elettorale sembra davvero che stia prendendo vita un embrione di autentico bipolarismo), si trovano a fare i conti con proclami e programmi che si discostano assai poco nei contenuti.
Ipotizziamo che la scelta elettorale possa liberarsi da ogni pregiudizio ideologico, anche se il retaggio ideologico in Italia è molto difficile da sconfiggere: la decisione dell’elettore sarà determinata dalla credibilità e dalla fattibilità degli enunciati che stanno proponendo in queste settimane i due schieramenti avversi. Per inciso: avversi fino a che punto? La prospettiva di una grande alleanza, sulla traccia dell’esempio tedesco, si fa sempre più strada negli ultimi tempi. E non potrebbe essere altrimenti con una maggioranza al Senato che difficilmente potrà essere schiacciante. A prescindere dai risultati delle elezioni.
Tali credibilità e fattibilità potrebbero avere un prezzo molto alto, che nessun governo, né in passato né ora, è parso disposto a pagare: il prezzo della chiarezza, della determinazione e, di conseguenza, della sgradevolezza.
La gente vuole sapere COME si taglierà la spesa pubblica, COME si privatizzeranno le aziende pubbliche; COME si progetteranno nuovi impianti per l’energia, COME si troverà lavoro ai giovani; COME si riformerà la scuola e l’università, COME verrà garantita la sicurezza, COME si riavvierà l’economia nazionale e via dicendo. E vuole avere la certezza che i programmi siano rispettati, non usati come specchi per le allodole. La gente vuole fatti, non più parole.
I nostri governanti dovranno fare scelte difficili e scomode per un fine comune che darà risultati solo sulla distanza. Questo la gente lo sa. Aspetta solo che qualcuno abbia il coraggio di dire la verità sui sacrifici da affrontare e di dichiararsi disposto a condurre a termine un progetto, costi quello che costi, non trincerandosi dietro demagogiche affermazioni foriere di consensi destinati a essere presto delusi.
Il popolo degli indecisi (quello che determinerà il risultato elettorale) si orienterà verso chi esporrà, dati alla mano, con quali sistemi intenda mantenere la parola data per portare a termine una vera politica di riforme liberali.
Infine un’ultima annotazione che attiene a una qualità preziosa e purtroppo quasi sconosciuta ai nostri politici: solo smettendo una volta per tutte di denigrare l’avversario, sottolineandone le pochezze e gli errori, ma riconoscendone, la dove ci sono, i meriti, la gente avrà la sensazione di essere uscita dal quel pollaio che è il nostro dibattito politico.

Venerdì 22 febbraio 2008
Elena Grandi

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venerdì 15 febbraio 2008

Flat Tax e meritocrazia: venerdì 22, due incontri con Daniele Capezzone

Decidere Milano ti invita a partecipare a due importanti iniziative in data venerdì 22 febbraio.

Venerdì 22 febbraio, alle ore 12.30, presso la "Aula 5" della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano (via Conservatorio 7), avrà luogo una "Discussione sulla proposta d'introduzione della flat tax in Italia".

Interverranno Daniele Capezzone e Filippo Penati.
Modererà l'incontro Marco Alfieri (Sole 24 Ore).

L'iniziativa è organizzata e promossa da "Susp" (Students' Union Scienze Politiche) e da "Decidere Milano".

Venerdì 22 febbraio, alle ore 20.45, presso l'Hotel Habitat, viale Como 2, Paina di Giussano (Provincia di Milano, prendendo viale Zara a 500 metri dall'uscita di "Verano Brianza"), avrà luogo l'incontro dal titolo: "La rivoluzione del merito: idee coraggiose per far ripartire
l'Italia".

Interverranno Enrico Brambilla (Coordinatore PD di Monza e Brianza), Daniele Capezzone, Maurizio Del Tenno (Presidente Giovani Imprenditori Confartigianato), Maurizio Lupi (Presidente Associazione "Costruiamo il futuro") e Giancarlo Pagliarini.
Modererà l'incontro Angelo Crespi (Direttore de "Il Domenicale").

L'iniziativa è organizzata e promossa da "Associazione Il Circolo Giovani del Buon Governo di Giussano e Carate" e da "Decidere Brianza".

Per ulteriori informazioni: Adriano Corigliano (334 8264407) o Stefano Bucello (349 1259617).

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lunedì 12 novembre 2007

Capezzone alla tavola rotonda del Il Circolo Giovani del Buon Governo

L'intervento di Capezzone alla tavola rotonda nell'ambito del V Convegno Nazionale de "Il Circolo Giovani del Buon Governo".









Da: RadioRadicale.it

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mercoledì 7 novembre 2007

Rassegna stampa sulle dimissioni di Capezzone

=== PANORAMA: L’UNIONE NON C’È PIÙ: CAPEZZONE SALUTA E SBATTE DUE PORTE ===

Daniele Capezzone lascia il gruppo della Rosa nel Pugno per andare nel Misto, ma soprattutto si dimette dalla poltrona di presidente della commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati.
Non male per un Paese, come l’Italia, dove le dimissioni di solito si annunciano e non si danno. E basti pensare a Franca Rame, la senatrice eletta nell’Italia dei Valori, che sono mesi che traballa dicendo di volersi dimettere dal gruppo Idv e, addirittura, nei momenti più tormentati anche da senatrice. Vicenda annosa, quella dell’attrice-senatrice, che pare sia conclusa dopo mesi e mesi di incredibili giravolte visto che le sue dimissioni dal gruppo dipietrista di palazzo Madama sono arrivate stavolta per davvero.
Tornando a Capezzone, oggi in una conferenza stampa a Montecitorio ha spiegato il proprio gesto: “Considero esauriti questa fase e questo assetto politico. Il governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene non esiste più”. Quindi ha inviato una lettera di dimissioni al presidente della Camera, Fausto Bertinotti con le motivazioni che lo hanno indotto a compiere questa scelta.Dopo l’abbandono della casa madre radicale, alcuni mesi fa, il giovane Daniele aveva fondato decidere.net un’aggregazione nata su 13 tematiche concrete che in questi mesi ha raccolto migliaia di adesioni.
Quale futuro politico per Capezzone? Conclusa definitivamente la sua stagione nel centrosinistra, in molti sono pronti a giurare che il suo approdo naturale sia dall’altra parte. Lui, per ora non si sbilancia, ma le prime reazioni politiche della Cdl sono di apprezzamento per la scelta dell’ormai ex presidente della commissione Attività Produttive.

Vasco Pirri Ardizzone

== FORMICHE.NET: LE DIMISSIONI DI CAPEZZONE SONO LA SCONFITTA DEI VOLENTEROSI ===

Sono tempi bui per i volenterosi dei due schieramenti. La scelta di Daniele Capezzone di lasciare la presidenza della commissione attività produttive è l'ennesimo, grave segnale, di una politica bipolarmente ottusa e ripiegata in sè. Il disagio dell'ex segretario radicale non appare troppo diverso da quello che, per esempio, ha portato Nicola Rossi ad uscire dai Ds e aderire nel Pd. Sono percorsi diversi ed entrambi molto seri e meditati. Ció non toglie l'amarezza per la difficoltà di esprimere una posizione politica che sia ragionevole e lungo la linea di confine fra i due schieramenti. C'è da augurarsi che Veltroni dia un segnale concreto di apertura chiedendo a Capezzone di restare alla guida della commissione parlamentare.

Paolo Messa

=== APCOM: CAPEZZONE LASCIA PRESIDENZA COMM. ATTIVITA' PRODUTTIVE ===

Roma, 7 nov. (Apcom) - In un Paese in cui "l'istituto delle dimissioni vive una curiosa vicenda: vengono annunciate, ventilate, minacciate, magari richieste, ma nella maggior parte dei casi non si presentano", Capezzone ha deciso di andare controcorrente perché, scrive, "vi sono circostanze nelle quali il rispetto delle istituzioni, il rispetto di se stessi e il rispetto delle proprie idee ed obiettivi politici impongono scelte difficili e costose" e, soprattutto, "considero esauriti, starei per dire esausti, la fase e l'assetto politici che determinarono anche quella mia elezione".
Per l'ex segretario radicale, infatti, "qualunque cosa accada al Senato nelle prossime settimane o mesi, il Governo e la maggioranza, di fatto, non esistono più, politicamente, o comunque non sono assolutamente in condizione di svolgere alcuna funzione positiva. Lo ripeto a scanso di equivoci: non solo l'attuale Governo, ma l'attuale maggioranza politico-parlamentare". D'altronde, ricorda, "sin dalla legge finanziaria dell'anno scorso (drammaticamente sbagliata, a mio avviso, perché tutta centrata su un intollerabile inasprimento della pressione fiscale, e senza alcun taglio di spesa, senza alcuna riforma strutturale), ho marcato una distanza sempre più netta dall'Esecutivo (pur cercando di svolgere in modo scrupoloso e imparziale le mie funzioni istituzionali); da molti mesi, dalla crisi del febbraio scorso, non voto la fiducia al Governo; oggi, alla luce del fatto che nulla mi appare modificato rispetto a questa situazione, compio un atto politico conseguente. Invano ho atteso che giungessero non parole o 'segnali', ma fatti politici rilevanti, in particolare dalle componenti cosiddette riformiste di Governo e maggioranza, che sono state e continuano ad essere travolte e umiliate punto su punto, sistematicamente".
Il problema, per il parlamentare, è che "in tanti, introppi, siano meramente protesi a una logica di sopravvivenza, di continuismo, di trascinamento dell'esistente. Per questo, occorre invece che qualcuno compia atti chiari di discontinuità e di rottura, sia pure a proprie spese". Anche perché "la pur ragionevole questione della riforma elettorale non può tramutarsi in un alibi, in un pretesto, in un escamotage, per rinviare il momento elettorale alle calende greche (o a quelle italiane)". Non solo, "la preoccupazione cresce se si considera che questo obiettivo di trascinamento, che in qualche caso sembra sconfinare nell'accanimento terapeutico, viene perseguito dal Governo anche attraverso un uso politicamente assai grave del denaro e della spesa pubblica".
L'ex segretario di Ri, formula poi l'auspicio che la proposta di legge che velocizza l'avvio delle imprese ('Sette giorni per un'impresa', presentata dalla stesso Capezzone e appoggiata da esponenti bipartisan) possa, dopo l'approvazione "sostanzialmente unanime" delle commissioni competenti, trovare una corsia preferenziale verso una rapida approvazione.
Infine, la scelta di lasciare il gruppo della Rosa nel Pugno e iscriversi al Misto: "Il Gruppo della Rosa nel pugno - ammonisce - sopravvive oggi, di fatto, pressoché esclusivamente come strumento tecnico attraverso il quale diverse organizzazioni e realtà partitiche perseguono i loro attuali (e fra loro diversi) scopi e traiettorie, in larga misura da me non condivisi, ma soprattutto (visto che ciò che sembra unire le diverse componenti è lo schiacciamento, l'appiattimento sul Governo, in qualche caso addirittura 'a prescindere'...) assai lontani dai toni e anche da molti contenuti della campagna elettorale. Corrisponde ad un ulteriore elemento di chiarezza che io prenda atto di questo radicale cambiamento della situazione e mi comporti di conseguenza".

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lunedì 22 ottobre 2007

Prossimi appuntamenti lombardi di Decidere.net

Venerdì 26 ottobre, alle ore 16 Daniele Capezzone sarà ospite del dibattito "Obiettivi di un Manifesto Liberale" organizzato dal Partito Liberal-Democratico Europeo e dalla Voce Repubblicana all'interno della manifestazione "Verso la costituente Liberal-democratica Europea - Valori liberali: quelli veri e quelli falsi" che si terrà per tutto il weekend al Circolo della Stampa in Corso Venezia 16.







Venerdì 26 ottobre, alle ore 18.30, presso la sede del quotidiano "L'Opinione" (via Montegrappa 8A, Milano - MM2 "Verde" Gioia), avrà luogo l'incontro dal titolo: "Le tasse NON sono una cosa bellissima". Interverranno: Daniele Capezzone, Giancarlo Pagliarini, Stefano Bucello (Decidere Milano). Modererà l'incontro Elena Grandi (Decidere Milano). Sarà l'occasione per continuare la discussione sulle proposte di flat tax e di federalismo fiscale competitivo iniziata al teatro Angelicum lo scorso 29 settembre. Seguirà un dibattito.







Domenica 28 ottobre, alle ore 17, presso lo Starhotels Cristallo Palace, via Betty Ambiveri 35, Bergamo (a 100 metri dall'uscita autostradale di Bergamo), avrà luogo il primo incontro promosso unitamente dagli snodi lombardi di Decidere.net ed organizzato dal Comitato "Meno sprechi, meno tasse". Titolo dell'incontro sarà: "Lamentarsi non basta, bisogna passare dalla protesta alla proposta: come arrivare a una tassa piatta del 20% e ad un federalismo fiscale competitivo".
Introduce e modera: Giovanni Morstabilini (Comitato "Meno sprechi, meno tasse" - Decidere Bergamo).
Intervengono: Daniele Capezzone , Giancarlo Pagliarini.
Segue ampio dibattito aperto a tutti ed introdotto dai brevi interventi di: Leonardo Facco, Stefano Bucello (Decidere Milano), Riccardo Rubessa (Decidere Brescia), Adriano Corigliano (Decidere Brianza), Enrico Oggioni (Decidere Milano). Siamo ancora in attesa della conferma della presenza di altri movimenti: al verificarsi di questa eventualità verrete informati con la lista aggiornata degli interventi.







Troviamoci in tanti: la rivoluzione fiscale è possibile, e inizia dalla Lombardia.



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giovedì 18 ottobre 2007

Con W, alla Cdl serve un’idea di fresco conio. Per esempio la flat tax

• da Il Foglio del 18 ottobre 2007, pag. 2

di Daniele Capezzone

Al direttore - Non troppo tempo fa, in occasione del lancio di non so più quale romanzo di Walter Veltroni, una nota scrittrice, in una indimenticabile - chiamiamola così - recensione, non ebbe remore né scrupoli, e fece i nomi di Pirandello e Musil: anche il Corriere della Sera non ebbe remore né scrupoli, e pubblicò tutto in bella evidenza. Figurarsi se, dopo le primarie di domenica scorsa, qualcuno avrà remore o scrupoli, ed eviterà di fare i nomi di Blair o di Sarkozy. Fuor di scherzo, dopo l’indubbio successo numerico delle primarie di domenica, non occorre troppa fantasia per comprendere quale sarà la strategia di Veltroni: creare, sia pure in modo (apparentemente) morbido, una nettissima cesura di immagine rispetto all’era Prodi. Alimentare la convinzione che vi sia un "prima" e un "dopo", e che il "dopo" non abbia nulla a che vedere con i diciassette mesi diciassette di uno dei governi più screditati della storia della Repubblica. Invano, quindi, si chiederà conto a Veltroni delle attività o dei misfatti del governo: Veltroni agirà tamquam Prodi non esset, come - cioè - se vi fosse una sorta di estraneità tra il Partito democratico e la vecchia compagine governativa. Si pensi al pasticciaccio del welfare: in questi giorni, Veltroni è riuscito a non pronunziare una sola parola sull’argomento.



Il resto del compito sarà affidato alle "recensioni". Gli editorialisti "giusti" sapranno ogni giorno cogliere le sgrammaticature e gli svarioni di Prodi (che, effettivamente, si fanno sempre più imbarazzanti: e solo qualche "ultimo - o penultimo - giapponese" sembra non accorgersene), e contemporaneamente sapranno illuminare i tratti innovativi, perfino di rupture, della NFV (Nuova Fase Veltroniana). Veltroni stesso alimenterà questo corso delle cose: e - credo - si permetterà molto presto il lusso di qualche intervento assai meno vago, fumoso ed evasivo, rispetto a quanto detto finora (peraltro, se venisse qualche proposta interessante, sarebbe un bene per tutti, ovviamente). E comunque, alla luce di tutto questo, c’è da scommettere su una consistente crescita, anche nei sondaggi. del Pd.



Aggiungiamo che pezzi consistenti dell’establishment italiano, a propria volta convintisi dell’impresentabilità del governo Prodi, sono entrati nell’ordine di idee di liquidarlo. Ma, nello stesso tempo, mossi da un’incancellabile ostilità nei confronti di Silvio Berlusconi, sono pronti a tutto pur di evitare elezioni subito, e spingono per un governicchio destinato a durare più di qualche mese. Dopo di che - è la loro speranza, ma anche il loro obiettivo -, passato almeno un annetto, Berlusconi potrebbe essere meno avvantaggiato di oggi, Veltroni sarebbe certamente cresciuto in immagine e nei numeri, e - allora - potrebbe nascere una "cosa nuova", più o meno da presentare come liberale e riformatrice, pronta ad allearsi con Veltroni, in nome del "nuovo conio", e allo scopo di scongiurare il ritorno dell’odiato Cavaliere a Palazzo Chigi.



E’ per questo che il centrodestra, a mio avviso, farebbe bene a non sottovalutare gli eventi in corso. Ed è per questo che non dovrebbe soltanto adagiarsi sulla pessima prova di governo dell’attuale centrosinistra, ma avrebbe il dovere di mettere in campo alcune idee forza, alcuni obiettivi concreti, qualcosa che possa ricreare un “mainstream". Proprio Blair e Sarkozy ci hanno insegnato che il punto non è scegliere una "collocazione" centrale o centrista nella cartografia politica, quanto piuttosto definire un’agenda, stabilire di cosa parlare (e su cosa far parlare gli avversari), scegliere il terreno lessicale e contenutistico di gioco.



Nel nostro piccolo, noi di Decidere.net abbiamo offerto a tutti 13 questioni concrete, a partire da una rivoluzione fiscale possibile: il passaggio in cinque anni a una flat tax del 20 per cento. E abbiamo già chiarito, con cifre e dati, che questo obiettivo apparentemente irraggiungibile è - invece - lì, a portata di mano. Ciascuno comprende cosa significherebbe affrontare una campagna elettorale con un simile elemento di forza dalla propria parte. Ma anche al di là delle nostre proposte, resta - per tutti - l’esigenza di non "attendere", di mettere in campo progetti convincenti (e coinvolgenti!) di trasformazione dell’esistente.


Nel ‘94 Berlusconi sconfisse la "gioiosa macchina da guerra" perché seppe creare una situazione nella quale a lui poteva essere assegnata la patente di "nuovo" e di "riformatore", e agli altri quella di "conservatori". Occhio: perché la "gioiosa macchina da guerra" si sta ricostituendo, e - stavolta - il pilota, abile come pochi altri, sta anche cercando di procurarsi la patente "giusta".

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domenica 30 settembre 2007

Fisco. Tassa piatta al 20%. La rivoluzione fiscale è possibile






Noi chiediamo di passare in 5 anni ad un'aliquota unica (flat tax) del 20%. Il costo sarebbe coperto da una riduzione della spesa pubblica (al netto della spesa per investimenti e per interessi sul debito) dell'1% annuo (5% in 5 anni), il che equivale a dire riduzione della spesa pubblica complessiva, calcolata in rapporto al Pil, dello 0,4% annuo (2% in 5 anni, dal 51 al 49%).

Spieghiamo bene i dettagli.

Attualmente, in Italia, la normativa vigente in materia di imposte sui redditi prevede 3 aliquote (più una quarta per i "super-ricchi"), con aliquota minima al 23%. L'aliquota media, ossia il livello al quale un'eventuale flat tax lascerebbe invariato il gettito complessivo dell'imposta sui redditi, risulta invece pari al 27,1%. In altri termini, un'aliquota di flat tax ad un livello inferiore al 27,1% richiederebbe la copertura degli oneri (e andrebbe a beneficio dei contribuenti considerati nel loro complesso). E solo un'aliquota inferiore al 23% andrebbe a beneficio, invece, di ciascuno dei contribuenti: di qui la nostra opzione per il 20%.

Si dirà: ma una cosa del genere costa troppo…Come può permettersela l'Italia?

Premesso che tutte le stime non tengono conto dell'assai verosimile effetto di recupero di gettito legato all'emersione di nuova base imponibile che sarebbe procurata dalla flat tax (è la celebre questione della curva di Laffer) ; e premesso che all'aliquota unica si arriverebbe per gradi, per cui fino all'entrata a regime (fino al 5° anno), i costi annualizzati sarebbero anche inferiori; premesso tutto questo, dicevo, il costo annuo ipotizzabile sarebbe di 36 miliardi di euro.

Ecco, questo costo -come si diceva all'inizio- potrebbe essere compensato con una riduzione della spesa pubblica (al netto della spesa per investimenti e per interessi sul debito) del 5%, pari a una riduzione della spesa pubblica complessiva, calcolata in rapporto al Pil, del 2%.

“Annualizzando" il discorso, e ipotizzando -appunto- di spalmare la riforma su un periodo di 5 anni, si può dire -pertanto- che il passaggio in cinque anni alla tassa piatta del 20% potrebbe avvenire a fronte di una riduzione della spesa pubblica totale del 2% in cinque anni, cioè dello 0,4% annuo (ossia dal 51% al 49%). E non si dica che, con una spesa pubblica al 51% del Pil (in Inghilterra sono circa al 35%, 16 punti sotto!!), non sarebbe possibile tagliarla di meno di mezzo punto all'anno…

Ultima cosa: il problema della progressività. Abbiamo pensato anche a questo. Va infatti realizzata una rimodulazione del sistema delle detrazioni e delle deduzioni, nonché della no tax area, al fine di assicurare il rispetto del principio di progressività sancito dall' art.53 della Costituzione (in pratica: riduzione delle detrazioni e delle deduzioni per le fasce di reddito più alte, e aumento per le fasce più basse).

Ecco, questo (insieme ad una ipotesi di federalismo fiscale competitivo, con un significativo trasferimento della potestà impositiva dal livello centrale a quello periferico, e con la possibilità anche di pervenire a diversità di livelli di pressione fiscale locale nei diversi territori, proprio per favorire la competizione) è il nucleo della proposta fiscale di Decidere.net.

Forme di copertura possibili:

IMPRESE
a) Abolizione dei trasferimenti ad imprese
(spese correnti + investimenti) 14,5 mld annui dal 2008

PROVINCE E COMUNITA’ MONTANE
b) Abolizione Province
(escluse le spese di personale) 5,3 mld annui dal 2008
c) Abolizione comunità montane
(escluse le spese di personale) 0,66 mld annui dal 2008

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
d) Blocco turn-over PA 8,5 mld nel 2008
12,75 mld annui dal 2009
e) Moratoria contrattazione pubblico impiego 6.0 mld nel 2008
9,0 mld nel 2009
12,0 mld annui dal 2010
f) Risoluzione 70% consulenze PA 2,0 mld nel 2008
3,0 mld annui dal 2009
g) Risoluzione rapporto d’impiego precari PA 4,0 mld nel 2008
6,0 mld annui dal 2009

PENSIONI
h) innalzamento età pensionabile a 65 anni 1,0 mld nel 2011
1,5 mld nel 2012
2,7 mld nel 2013
3,5 mld nel 2014
4,0 mld nel 2015
7,0 mld annui dal 2018

IPOTESI DI COPERTURA FLAT TAX
Per la copertura dei 36 mld di euro annui a regime (ossia dopo 5 anni dalla sua introduzione…)
della flat tax, questi sono alcuni dei mix possibili:








  1. d + e + f + g = totale 33,75 mld annui (dal 2010) (mix politicamente interessante, centrato sulla razionalizzazione della PA)




  2. a + b + c + d + f = totale 36,21 mld annui (dal 2009) (non prevede il licenziamento dei precari della PA)




  3. a + b + c + e + f = 35,46 mld annui (dal 2010) (non prevede il licenziamento dei precari della PA)

Inoltre, se si fa subito la riforma delle pensioni (innalzamento a 65 anni per tutti) e si spalma la riforma della flat tax su un periodo più lungo, sono utilizzabili anche i risparmi crescenti di cui al punto h).

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giovedì 6 settembre 2007

Ascolta la conferenza stampa con Daniele Capezzone

Puoi da subito ascoltare l'audio della conferenza stampa che Daniele Capezzone ha tenuto a Milano il 5 settembre 2007 per presentare il network e l'associazione DecidereMilano.net.

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Se vuoi invece ascoltare la seconda parte della giornata dove Daniele Capezzone incontra i simpatizzanti clicca qui sotto.


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mercoledì 4 luglio 2007

E' ora di dec!dere!

martedì 3 luglio 2007

Decidere a Milano!

Nasce a Milano il primo nodo del network decidere.net

Se sei interessato a collaborare scrivici a:

decideremilano@gmail.com

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