giovedì 24 aprile 2008

La ricerca paga

Un articolo apparso nei giorni scorsi su Science Daily annuncia un’importante scoperta nel settore dei biocarburanti prodotti da sostanze lignocellulosiche, altrimenti detti di seconda generazione.

I biocarburanti di prima generazione sono quelli che devono contare su colture alimentari come materia prima. Mais, soia, palma e canna da zucchero sono tutte ottime fonti facilmente accessibili di zuccheri, amidi e olii. I problemi maggiori con i biocarburanti di prima generazione sono numerosi e ben documentati dai vari media, e vanno dalle perdite di energia al netto delle emissioni di gas serra ad un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Per dare l’idea della bassa produttività di questi biocarburanti, da un ettaro coltivato a mais si può arrivare a produrre una tonnellata di biodiesel: se i terreni italiani attualmente incolti (a meno che non ci sia qualcuno che preferisca andare in auto anzichè nutrirsi!...) fossero dedicati al mais per biodiesel, si riuscirebbe a soddisfare meno del 5% del parco trasporti nazionale.

Non è certo una strada che porta lontano.

I biocarburanti di seconda generazione o lignocellulosici, utilizzano la biomassa di residui boschivi o dell’industria agroalimentare, coltivazioni a rapida crescita tipo il pioppo o il sempre più famoso e studiato Miscanthus in grado di produrre decine di tonnellate di biomassa per ettaro. I sistemi di produzione appositamente progettati utilizzano microrganismi per lavorare la materia prima dura come la cellulosa per estrarne zuccheri poi fermentati. In alternativa processi termochimici vengono utilizzati per trasformare la biomassa in liquido.

Il grosso vantaggio rispetto ai biocarburanti attuali è che possono utilizzare un bacino di raccolta di biomassa assai maggiore proveniente da coltivazioni che non entrano in conflitto coi prodotti alimentari ed hanno un bilancio energetico decisamente conveniente, una volta messi a punto i processi produttivi.

Ed è proprio in questo settore l’annuncio riportato da un articolo di “Chemistry & Sustainability, Energy & Materials” ove ricercatori dell’Università del Massachusetts-Amherst hanno annunciato la prima conversione diretta di sostanza lignocellulosica in benzina sintetica.
Possono necessitare anni prima che questa benzina verde arrivi alle pompe dei distributori ma questa scoperta ha superato diversi ostacoli verso l’ingresso nel mercato. Questo processo richiede assai meno energia per produrre del biocarburante, avendo “un’impronta di carbonio” assai minore ed essendone più economica la produzione.

Il nuovo processo per la conversione diretta di cellulosa in benzina verde è all’avanguardia nel progetto “Greeen Gasoline” che la National Science Foundation assieme ad altre agenzie federali americane sta promuovendo. Nel rapporto "Breaking the Chemical and Engineering Barriers to Lignocellulosic Biofuels: Next Generation Hydrocarbon Biorefineries" presentato il primo Aprile, viene descritto il piano per rendere la benzina verde una soluzione pratica per l’imminente crisi dei carburanti.

E’ questa la ricerca a cui facevo riferimento nello scritto “La sfida per l’energia del futuro” apparso di recente in Sistema Università (http://www.sisuni.unimi.it/), su cui puntare con decisione se si vogliono trovare soluzioni vere alle problematiche energetiche del nostro Paese.

Quando si decidono investimenti nel campo delle Energie Rinnovabili è importante distinguere tra tecnologie mature, incentivandone la diffusione (Idroelettrico, Geotermico, Eolico, Solare termico), e quelle che invece necessitano ancora di importanti sviluppi, come l’esempio dei biocarburanti appena visto o il Fotovoltaico: per queste ultime anzichè buttare ingenti capitali in strade non sostenibili, sono sicuramente più opportuni mirati e più limitati investimenti in R&S i cui risultati non sarebbero certi ma in caso di successo molto più utili sia per le nostre Università, sia per le aziende del nostro Paese che tornerebbero ad essere leader mondiali in questo settore, come lo erano nel passato.

Gianluca Alimonti
INFN, Milano

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martedì 22 aprile 2008

Ciao Giuliano

Ieri mattina, domenica 21 aprile, ci ha lasciati Giuliano Gennaio, che del nostro network era tra i fondatori e tra i più attivi e preziosi collaboratori. Esprimiamo il nostro più profondo sconforto per la perdita improvvisa di un giovane amico solare e generoso. Conserveremo come un tesoro il ricordo del suo amore per il liberalismo, della sua autentica e limpida passione politica e civile. Ci uniamo al dolore della compagna, Roberta, e della famiglia.

I funerali avranno luogo mercoledì 23 aprile alle ore 10, nella Basilica di San Lorenzo in Lucina.

i responsabili, i redattori e i collaboratori di Decidere.net

Le parole di alcuni amici:

Enrico Cisnetto
Luca Bolognini
Alessandro D'Amato
Ideazione
Formiche.net
Nico Valerio, Carlo Menegante, Luca Falcone

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venerdì 18 aprile 2008

Verso quale energia per il futuro?

Alcuni giorni fa, si è tenuto a Milano, presso il Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi, un convegno dal titolo “I termovalorizzatori: smaltimento rifiuti con recupero energetico o pericolo per la nostra salute?”, (primo di una serie di incontri dedicati al tema dell’energia, la cui documentazione si può trovare nel sito www.mi.infn.it/energiaperfuturo).
Gianluca Alimonti ha moderato l’incontro al quale hanno partecipato l’ Ing. S. Zannier (Unendo), l’ Ing. R. Capra (Presidente Consiglio di Sorveglianza A2A), il Prof. S. Cernuschi (Politecnico di Milano) e il Prof. V. Foà (Comitato Scientifico di garanzia per l'igiene e la salute pubblica per la gestione dei rifiuti della Regione Sicilia).
Al convegno, che ha richiamato un pubblico tanto vasto quanto eterogeneo, studenti, addetti ai lavori, ma anche gente comune, a dimostrazione di quanto l’argomento delle fonti energetiche sia attuale e sentito, si è affrontato un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi: sono stati analizzati i meriti e i demeriti dei termovalorizzatori (la cui funzione è doppia, dato che producono energia e al contempo contribuiscono allo smaltimento dei rifiuti) sulla base di cifre e di dati reali; si è parlato di emissioni e di come neutralizzare quelle tossiche; si è discusso di dati epidemiologici e di salute; dopo di che si è dato vita a un dibattito vivace e interessante.
Quello che è apparso chiaro è che i termovalorizzatori potrebbero essere in grado di produrre energia in una percentuale del 4% del fabbisogno nazionale e al contempo di svolgere una parte non insignificante nello smaltimento dei rifiuti cosiddetti inerti. Beninteso, a fronte di un loro incremento e di una garantita “messa in sicurezza”, che annulli ogni rischio di emissione di gas tossici e che provveda allo smaltimento delle scorie.
Del resto, laddove sono già in funzione e progettati nel rispetto delle norme di sicurezza, (gli studi analizzati non si limitavano agli esempi italiani) non si riscontrano danni per la salute della popolazione.
Ma quello dei termovalorizzatori è solo un aspetto della questione: un piano di sviluppo energetico articolato e completo dovrà prevedere soluzioni sul breve e sul lungo termine; dovrà sfruttare ogni fonte possibile di energia, dal gas al fotovoltaico, dall’eolico al nucleare, dall’idroelettrico al carbone; dovrà quindi comportare una diversificazione delle fonti e la loro almeno parziale flessibilità di conversione; dovrà sostenere la ricerca scientifica al fine creare nuovi e moderni sistemi di approvvigionamento.
Di tutto questo si è detto assai poco nel corso della campagna elettorale e, anche quando è stato fatto, i toni si sono mantenuti generici e vaghi.
Ora, alla luce del risultato elettorale, spetterà al PDL (ci si augura con la costruttiva collaborazione delle forze d’opposizione) il compito di portare avanti un serio progetto per lo sviluppo delle fonti energetiche che sia in grado di emancipare l’Italia dalla sua eccessiva e penalizzante dipendenza nei confronti di molte potenze straniere.
La stabilità di governo su cui potrà contare, garantita oggi da un risultato indiscutibile, assegna al vincitore di queste elezioni molti compiti, tutti improcrastinabili: oltre a quello delle riforme istituzionali, economiche, ecc., non potrà mancare un programma che dia nuova energia, e non solo in senso lato, all’Italia e che contribuisca al rilancio della sua economia.


Elena Grandi

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mercoledì 2 aprile 2008

Daniele Capezzone: "Perchè non sono candidato al Parlamento"

Capezzone spiega all'Istituto Bruno Leoni perché non è candidato al Parlamento.


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