lunedì 31 marzo 2008

Caro vecchio "Paglia", leone liberale

Impareggiabile Pagliarini! Quando si era sparsa la notizia della sua candidatura nelle liste de "La Destra", in molti ci eravamo chiesti che ci facesse un vecchio liberale come lui in quella compagnia. Poi è stato diffuso il programma della Destra, dove spicca un'imprevedibile dichiarazione di risoluto sostegno alla flat tax; e tutto è stato chiaro: il "Paglia" è andato a fare il missionario e la sua opera di evangelizzazione ha già raggiunto un apprezzabile risultato. Un applauso.
Dobbiamo essere sinceri: anche dopo l'insediamento di questo primo avamposto di liberalismo, il territorio oggi frequentato dal "Paglia" continua ad apparirci straniero e, nel complesso, l'isolato omaggio alla flat tax da parte della Destra sembra calato in un contesto più sincretico che autenticamente liberale. Questa constatazione tuttavia non rende meno meritorio l'impegno del vecchio amico, di cui siamo lieti di salutare la coerenza.
Vale la pena di riportare qui di seguito lo stralcio di programma relativo alla tassa piatta, contenuto nel paragrafo "Sviluppo: impresa, agricoltura, lavoro, energia".


"Siamo decisamente a favore dell'introduzione in Italia della flat tax, con una aliquota unica non progressiva, che si sostituisca alle odierne Irpef e Ires e sia dunque valida per i redditi di qualunque tipo, senza distinzione tra persone fisiche e imprese. La drammatica situazione dei conti pubblici non ci consente di proporre immediatamente l'applicazione della flat tax ai redditi delle persone fisiche, il cui gettito nell'anno 2006 è stato di 150 miliardi e 248 milioni di euro, pari al 34,8% di tutte le imposte incassate da tutte le pubbliche amministrazioni. L'applicazione della flat tax ai redditi delle persone fisiche, però, rimane nel medio periodo il nostro obiettivo. Proponiamo invece di iniziare immediatamente questo cammino virtuoso applicando la flat tax al reddito delle persone
giuridiche, il cui gettito nel 2006 è stato di 35 miliardi e 915 milioni di euro, pari all'8,3% di tutte le imposte incassate da tutte la PA. La percentuale obiettivo che intendiamo proporre è del 20% da raggiungere in tre anni, riducendo del 2,5% all'anno l'attuale aliquota del 27,5%."

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lunedì 24 marzo 2008

Perché la Svizzera vola - la concorrenza fiscale come strumento di innovazione politica

di Chiara Battistoni



Ci fu un tempo in cui la compagnia di bandiera dell’epoca, Swissair, fu la prima società del settore a delocalizzare in India i propri servizi amministrativi; c’è un tempo, quello presente, in cui aziende del calibro di Yahoo abbandonano la piazza di Londra e scelgono Ginevra come sede del proprio quartiere generale. E non è affatto un caso isoalto: da Londra se ne è andata anche Electronic Arts, società che produce video giochi, che ha scelto Zurigo, così come Google che nella città svizzera ha deciso di collocare il proprio “headquarter” europeo. E’ un fenomeno in costante ascesa che ha una sola spiegazione; la Svizzera è un paese straordinariamente competitivo sul piano fiscale, che sa offrire condizioni fiscali davvero attrattive. La Svizzera, tuttavia, ha un vantaggio in più rispetto ai molti altri paesi che offrono condizioni fiscali simili per le imprese; rispetto agli altri, la Confederazione può contare sulla concorrenza fiscale interna, conseguenza dell’autonomia politico-fiscale insita nel federalismo rossocrociato, principio irrinunciabile che fa della Svizzera uno degli stati più competitivi e performanti al mondo.

La concorrenza fiscale, infatti, è il cuore del federalismo elvetico, una condizione vitale per la Confederazione che contribuisce a contenere la rapacità dello Stato centrale e locale, impedisce la costituzione di cartelli fiscali e soprattutto si dimostra strumento di scoperta, che stimola l’innovazione politica e la sperimentazione di soluzioni nuove. Avete letto bene: in Svizzera, la concorrenza fiscale (che a casa nostra suona ancora come una sorta di bestemmia) è il motore dell’innovazione politica, tanto che lo scorso 24 febbraio i cittadini sono stati chiamati a esprimere la propria opinione sulla nuova riforma dell’imposizione delle imprese, accettata dal 50,5% dei votanti, che ha portato all’attenuazione della doppia imposizione degli utili distribuiti dalle imprese. Nonostante ciò gli esperti sono già al lavoro per studiare una semplificazione radicale dell’imposta sul valore aggiunto, che permetta di passare dagli attuali tre scaglioni di aliquote a un’aliquota unica. In esame, ci sono poi riforme a lungo termine, tra cui l’adozione della flat tax (Obvaldo insegna) e l’imposta duale sul reddito (cioè il trattamento fiscale differenziato per il reddito da capitale e da lavoro). In particolare, a fine febbraio, il consigliere federale Hans-Rudolf Merz ha istituito i gruppi di lavoro incaricati di elaborare soluzioni migliorative delle condizioni quadro fiscali per le famiglie e le imprese, con l’obiettivo strategico primario di migliorare la posizione della Svizzera nel quadro della concorrenza fiscale internazionale. (fonte: www.admin.ch). Il gruppo che si occupa della concorrenza fiscale internazionale, i cui risultati sono attesi per l’autunno 2008 e in cui sono rappresentati i Cantoni, si impegnerà a elaborare e concretizzare gli obiettivi di un’ulteriore riforma dell’imposizione per le imprese, senza per questo intervenire direttamente sui regimi tributari cantonali. Il gruppo “riforma dell’imposta sul valore aggiunto”, invece, lavorerà alla semplificazione dell’attuale sistema. In gennaio il Consiglio Federale, infatti, ha già dato mandato al Dff di elaborare un proposta di revisione dell’attuale legge per applicare un’aliquota unica pari al 6,1%, in grado di rafforzare la piazza economica svizzera, incentivandone la crescita e agevolando le imprese.

Ma concorrenza fiscale significa anche cittadino protagonista; lo scorso 1 agosto, in occasione della festa nazionale, il consigliere federale Hans.Rudolf Merz ricordò: “Al federalismo dobbiamo la sana concorrenza fiscale tra i Cantoni. Le autorità sono costrette a trovare la combinazione ottimale tra un'offerta adeguata di prestazioni pubbliche e una bassa pressione fiscale. In ultima analisi sono dunque i cittadini a decidere il moltiplicatore d'imposta e le uscite. In questo modo garantiamo un onere fiscale giusto e i Cantoni e la piazza imprenditoriale conservano la propria attrattiva.”

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lunedì 17 marzo 2008

(Corriere della Sera) Disoccupazione: Ichino apre ai salari minimi

di Marco Cremonesi (Corriere della Sera, Ed. Milano, 15/03/2008)

Il salario minimo? «Non mi scandalizza». Pietro Ichino è ospite dei
Circoli di Marcello Dell'Utri. I quali, anche dopo aver cambiato il
nome nel più militante «Circoli del buongoverno», restano una preziosa
zona franca di confronto.

Ieri, però, il lavoro di Daniele Capezzone, Giuliano Cazzola, Simone
Crolla e Francesco Pasquali come «controparti» del giuslavorista
veltroniano è stato duro. Non solo per la competenza del professore,
quanto per la sostanziale adesione degli interlocutori alle sue tesi e
la difficoltà di addebitargli «colpe» dell'Unione. Lo scalone? Ichino:
«Un errore tornare indietro». La lotta contro la Biagi? Ichino: «Il
precedente governo l'ha usata per combattere gli abusi del precariato.
Sono Cgil e sinistra che si sono messi in un vicolo cieco. E in quelle
condizioni, bisognerebbe avere l'umiltà di cambiare i toni». E così,
quando Capezzone individua il tema su cui differenziarsi, per tutti è
liberazione: «Il salario minimo di Veltroni è l'inverso della Biagi,
alimenta il lavoro nero, fa saltare la contrattazione locale». Ichino
allarga le braccia: «Mille euro al mese sono cinque euro e mezzo
l'ora. A tempo pieno. Non credo sia un danno per l'economia porre il
tetto a sei euro. E sul minimum wage, usato negli Usa, in Francia e
Inghilterra, ricerche accreditate testimoniamo come, se ben calibrato,
non porti a disoccupazione».

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giovedì 13 marzo 2008

Clima: allarme o allarmismo?

Martedì scorso la Fondazione Corriere della Sera ha organizzato l'interessante incontro "Clima: allarme o allarmismo"? Grazie ai relatori, Francesco Battaglia, Docente di Chimica ambientale all'Università di Modena e Reggio Emilia, Corrado Clini, Direttore generale per la Ricerca Ambientale e Sviluppo del Ministero dell'Ambiente e Franco Prodi, Direttore dell'Istituto di Scienza dell'Atmosfera e del clima del Cnr, il dibattito, è stato pacato e di buon livello scientifico, fatto alquanto insolito ed apprezzabile rispetto a ciò che si vede di questi tempi.Ma le sorprese non sono mancate, anche per chi da tempo si occupa di queste tematiche!
Il Prof. Battaglia ha presentato la sua nota posizione secondo la quale i Cambiamenti Climatici in corso non hanno origine antropica ma sono del tutto naturali e l'uomo quindi nulla può fare per contrastarli: la storia del nostro pianeta insegna che da sempre un aumento di temperatura ha causato un aumento di Anidride Carbonica in atmosfera e mai il contrario.
Anche nell'ultimo millennio ci sono stati periodi più caldi del nostro e negli ultimi due secoli, nel periodo industriale dell'umanità, vi sono state anche fasi di aumento di Anidride Carbonica a cui ha corrisposto una diminuzione di temperatura e viceversa.La prima grossa sorpresa viene dal Prof. Prodi, eminente climatologo italiano.
Al Gore ci ha convinti col suo film (non documentario scientifico) che vi sia unanimità tra tutti gli scienziati del mondo sul fatto che i Cambiamenti Climatici siano di origine antropica: come dimostrazione riporta che negli ultimi anni sono stati scritti centinaia di articoli a favore della tesi antropica e zero contro tale ipotesi.
Senza voler discutere della validità di tale metodo dimostrativo, soprattutto in un mondo in cui diverse riviste "scientifiche" hanno chiaramente ammesso che non intendono pubblicare alcun articolo contrario all'ipotesi antropica..., basta documentarsi un attimo per rendersi conto della miriade di libri, pubblicazioni e lavori che correttamente e scientificamente mettono in risalto le criticità ed in alcuni casi i conclamati errori dell'ipotesi antropica ed allo stesso tempo propongono ipotesi alternative supportate da evidenze che il più delle volte danno all'uomo un ruolo marginale, se non nullo, nei Cambiamenti Climatici.
Ma torniamo al Prof. Prodi che, facendo parte degli scienziati "di Al Gore" dovrebbe confutare la posizione del Prof. Battaglia.
Ed invece no! Con quel suo equilibrio e rigore scientifico, già apprezzati in occasione della recente querelle col Pecoraro il quale voleva convincerci che in Italia la temperatura è aumentata quattro volte più che nel resto del Pianeta, ha ammesso che le conoscenze sul sistema climatico sono al momento alquanto limitate ed i climatologi sono un pò come dei bambini che si sono trovati tra le mani un nuovo giocattolo e devono imparare a conoscerlo! A differenza del Prof. Battaglia, il Prof. Prodi sostiene che probabilmente l'Anidride Carbonica emessa in atmosfera dalle attività umane può forse avere un ruolo, ancora tutto da capire e da dimostrare, ma....che botta per gli assertori a spada tratta dell'origine antropica! La situazione in sala è totalmente ribaltata rispetto alle aspettative: vi è sì unanimità scientifica come sostiene Al Gore, ma di posizione opposta! Riassumendo: i Cambiamenti Climatici sono in atto e l'aumento dell'Anidride Carbonica in Atmosfera è un dato di fatto, ma non è per nulla chiaro che sia questa ad originare i primi.
A questo punto la "patata bollente" passa al Dr. Clini che, per sua stessa definizione, in tale consesso rappresenta la parte governativa, quella che deve decidere cosa fare. E qui arriva la seconda sorpresa.La sua prima affermazione è, secondo me, emblematica della situazione di caos in cui ci troviamo: "I Governi del mondo vogliono combattere i Cambiamenti Climatici, anche se al momento non ne sono chiare le cause".Ma come!? Senza essere degli uomini di scienza, è chiaro che se voglio agire su un fenomeno devo sapere quali ne siano le cause, i meccanismi di funzionamento ed i parametri su cui agire, di modo da poter DECIDERE le mie azioni prevedendone gli effetti. Se una mamma vede che il proprio bambino sta male, prima di rimpinzarlo di medicine -quali?- credo sia opportuno sentire il pediatra per capire l'origine del malessere.
Certo, tutti coloro che hanno dei figli, me compreso, si sono trovati nella classica situazione in cui vedendo che i piccoli stanno male, magari nel mezzo della notte, pur di fare qualcosa non è detto che si faccia la cosa giusta...A mio modo di vedere non è ammissibile che i Governi agiscano quasi sull'onda emotiva di una catastrofe annunciata e sbandierata da molti, senza alcuna solida base di comprensione scientifica.
Se ci troviamo "nella notte" cerchiamo di far luce: anzichè buttare miliardi di Euro nell'obbiettivo 20-20-20, che a detta dello stesso Clini nessun Paese europeo sarà in grado di raggiungere, incentiviamo e finanziamo la comprensione del Clima per la quale sarebbero sufficienti investimenti assai più limitati.
E se siamo convinti che i Cambiamenti Climatici sono in atto, anzichè buttar soldi per combatterli senza sapere come, investiamoli per adattarci: anzichè strozzare le economie mondiali per rispettare il Protocollo di Kyoto, arrivando così alla diminuzione di 0.02 gradi (!) nel 2050, tappiamo ad esempio le falle dei nostri acquedotti e limitiamo gli sprechi di questo bene così prezioso ed, a quanto pare, sempre più raro.

Gianluca Alimonti
INFN, Sezione di Milano

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Venerdì 14: Capezzone e Ichino sulle nuove frontiere del lavoro.

Decidere Milano, segnala un appuntamento che si terrà domani, venerdì 14 marzo alle ore 18.00, presso il Circolo del Buon Governo di Milano, via Marina 1 (MM1 Palestro) Milano dal titolo:

"Le nuove frontiere del lavoro: libertà di scelta".

Interverranno: Pietro Ichino (Ordinario di Diritto del Lavoro presso l'Università degli Studi di Milano), Giorgio D'Amore (Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Assolombarda), Giuliano Cazzola (Presidente Comitato Difesa Legge Biagi), Piersante Morandini (Presidente Giovani Udc) e Daniele Capezzone.
Modererà l'incontro Francesco Pasquali (Fondatore Sindacato Nuove Generazioni), dopo la presentazione ed il saluto di Simone Crolla (Presidente del Circolo del Buon Governo di Milano).
Vi aspettiamo numerosi.
Lo staff di Decidere Milano

lunedì 10 marzo 2008

PDL. CAPEZZONE: NON SARO' CANDIDATO. SOSTENGO CON CONVINZIONE ED ENTUSIASMO PROGETTO E PROGRAMMA POPOLO DELLE LIBERTA'

Dichiarazione di Daniele Capezzone, promotore del network Decidere.net:

Non sarò candidato alle elezioni politiche del 13-14 aprile. Sosterrò con convinzione ed entusiasmo, come ho più volte preannunciato, il progetto del Popolo delle Libertà, il programma che è stato reso noto nei giorni scorsi, e la campagna elettorale guidata da Silvio Berlusconi. Ritengo opportuno che tanti liberali, tanti riformatori, tanti innovatori, e anche tanti delusi del centrosinistra si impegnino per garantire il successo del Pdl e quindi un Governo effettivamente in grado di capovolgere la politica "tassa e spendi" praticata da Prodi, Padoa Schioppa e Visco, e accettata - tra gli altri - dai 17 ministri e dai 26 sottosegretari del Governo Prodi che oggi guidano le liste veltroniane del Partito democratico.

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lunedì 3 marzo 2008

Nucleare sì, ma quanto costa?


Recentemente si è tornati a parlare di nucleare in Italia; anzi, se fino ad un paio di anni fa era quasi un tabù, ora sembra essere diventato un cavallo di battaglia. In queste situazioni spesso si sentono affermazioni che più che essere delle valutazioni razionali sull'argomento, derivano da posizioni preconcette. In un recente convegno al Politecnico di Milano mi è capitato sentire da un noto esponente del Kyoto club affermazioni quali: "Solo degli imbecilli possono sostenere che il nucleare sia economicamente competitivo con le altre fonti di energia"; o alla radio, da un sedicente esperto che lavora in un'azienda nel campo della produzione di energia: "A causa dello sproporzionato aumento del costo dell'Uranio, l'energia prodotta con il nucleare è oramai carissima, senza considerare gli enormi costi del decommissioning che rendono tale via impraticabile".

A questo punto verrebbe da ringraziare i francesi che producono circa l'80% del loro fabbisogno di EE (Energia Elettrica) da nucleare e ne vendono una buona parte a noi evidentemente "sottocosto"!... e domandarsi come mai Finlandia, Inghilterra, USA, buona parte dei Paesi occidentali, per non dire di Cina e India, abbiano intrapreso a grandi passi questa via.

Facili battute a parte, la valutazione del costo dell'energia prodotta con la tecnologia della fissione nucleare non è cosa semplice: molteplici e difficili studi sono stati fatti in proposito e credo che un valido, dettagliato e semplice articolo riassuntivo possa essere quello apparso sulla rivista "Energia" poco più di un anno fa: "Valutazione dei costi di produzione dell'energia elettrica da Nucleare".

Bisogna subito dire che a differenza degli impianti termoelettrici tradizionali, per i quali il costo di produzione è per lo più legato al costo del combustibile, negli impianti nucleari è fortemente dipendente da quelli di investimento. Osservando infatti i grafici riportati nell'articolo, si evidenzia che circa il 70% del costo del KWh prodotto da nucleare è originato dai costi di investimento, considerando per questi i normali tassi di mercato.

Proseguendo la lettura di questo interessante articolo, si scopre che solo il 13% del costo dell'EE prodotta è riconducibile al combustibile e di questo solo il 30% (quindi circa 4% del totale) è dovuto all'approvvigionamento di Uranio: il restante 70% viene speso per l'arricchimento e la costruzione della barre di combustibile. E' pur vero che negli ultimi 6/7 anni il costo dell'Uranio è aumentato quasi di un fattore 10 (come si diceva prima, si è passati da tabù a cavallo di battaglia...) ma dall'estate 2006, quando è stata fatta questa valutazione, ad oggi si è passati da 50 dollari alla libbra per l'Ossido di Uranio a quasi il doppio. Aggiornando quindi la valutazione e volendo essere pessimisti, l'Uranio, il cui costo dopo l'impennata di cui si è detto è stabile, se non sceso, incide non più del 10% sul costo del KWh prodotto da nucleare.

Pertanto, anche ipotizzando ulteriori e non motivati aumenti del costo dell'Uranio, è prevedibile un'esigua variazione del costo del KWh, senza dimenticare la possibilità di costituire scorte di combustibile, che permettono di garantire la produzione per diversi anni.

Riguardo al decommissioning, sebbene valutazioni conservative e recenti esperienze sulle prime centrali nucleari, oramai in questa fase della loro esistenza, portino a dire che può costare sino ad un terzo del costo di costruzione, vale lo stesso discorso fatto per l'investimento di capitale fatto all'inizio, che però adesso porta ad un abbattimento dei costi. Infatti, il capitale necessario per lo smantellamento dell'impianto viene accumulato durante la vita della centrale stessa, avendo quindi un peso relativo di pochi punti percentuali sull'EE prodotta (analogo discorso vale per i costi della chiusura del ciclo del combustibile, ovviamente inclusi nella valutazione complessiva finale).

In conclusione, il costo del KWh prodotto col nucleare risulta confrontabile con quello prodotto con la tecnologia più economica presente sul mercato, il carbone, e più vantaggioso rispetto a petrolio e gas anche se sfruttati in ciclo combinato. Rispetto a questi offre vantaggi di sicurezza degli approvvigionamenti e stabilità del costo dell'EE prodotta. Se poi consideriamo il costo della CO2 emessa dagli impianti convenzionali, il nucleare risulta decisamente conveniente, ed aggiungendo la possibiltà di tassi agevolati e fattori di scala (il confronto è stato fatto considerando la costruzione di una sola centrale) l'EE prodotta da nucleare può costare sino alla metà di quella prodotta da carbone.

Parlando di nucleare l'attenzione, soprattutto in un Paese come l'Italia, non va posta sull'economicità "teorica" di tale soluzione, chiaramente dimostrabile, piuttosto sulla capacità di gestire una tale impresa nei modi e nei tempi corretti (ogni anno di ritardo nella costruzione di una centrale, i cui tempi tecnici di realizzazione sono oramai di pochi anni, comporta un aggravio di costo dell'EE prodotta del 5-10%) che ne garantiscano la convenienza e non la trasformino nell'ennesimo pozzo senza fondo di capitali. E naturalmente non mi sto riferendo alle capacità tecniche, scientifiche ed ingegneristiche del nostro Paese, non certo in discussione, quanto alla nostra incapacità gestionale, oramai tristemente nota al mondo intero.

Gianluca Alimonti

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