Bilanci dei Comuni, sete di trasparenza
Venerdi 18 gennaio si è tenuto, a Milano, un convegno intitolato "La
trasparenza nei conti pubblici per superare l'antipolitica",
organizzato dalla Fondazione Civicum in collaborazione con la
Fondazione Corriere della Sera e con Il Mondo.
Civicum è nata tre anni fa dall'iniziativa di un gruppo di persone
(professionisti, professori universitari, ecc.) determinate a fare
della richiesta di trasparenza nelle Amministrazioni Pubbliche e del
diritto del cittadino di sapere come e dove vengono spesi i suoi
danari uno strumento di pressione sulle Istituzioni.
Il convegno si è aperto con la presentazione del Dott. Sassoli
(Presidente della Fondazione Civicum), che ha illustrato finalità e
intenti della Fondazione.
All'interessante resoconto del Prof. Giovanni Azzone, che ha esposto
con chiarezza i risultati di uno studio del Politecnico di Milano sui
bilanci comparati dei comuni di Milano, Torino, Roma e Napoli, sul
come i diversi comuni indirizzino a un ambito piuttosto che a un altro
le loro risorse ( la constatazione che il Comune di Napoli abbia
investito maggiormente nella voce "Ambiente" ha sollevato tra la
platea sarcastici commenti), ha fatto seguito una tavola rotonda alla
quale hanno partecipato gli Assessori e i Direttori Generali finanza e
bilancio di quelle città, oltre che esponenti di associazioni che
operano nella stessa direzione di Civicum.
L'intervento più interessante e meno scontato è stato quello di
Domenico Pizzala, Vice Direttore Generale Risorse Finanziarie del
Comune di Torino, che non si è premurato di riuscire gradito a tutti i
costi e ha spiegato come sia difficile essere trasparenti quando si
stilano bilanci che coinvolgono decine di imprese e società (per non
dire della oggettiva difficoltà di renderli più "comprensibili" e
leggibili per il cittadino comune).
Sono quindi intervenuti i sindaci di Roma e Milano.
Le considerazioni di Veltroni sono state tanto superficialmente
condivisibili quanto vaghe e demagogiche. Il dire del come e del
perché la Finanziaria dovrebbe essere resa inemendabile è parso un
mezzo per evitare di entrare nel merito di questioni più pertinenti.
Tanto che alla domanda specifica, sia pure posta forse troppo
timidamente, di una persona del pubblico che chiedeva lumi sui debiti
contratti dai comuni, non vi è stata risposta, con la motivazione che
il convegno era ormai in chiusura. Si è pure sorvolato su un tema
scottante, quello dei derivati, che i nostri amministratori e le
banche interessate non hanno certo piacere di affrontare.
Il sindaco Moratti si è compiaciuto di lusingare il suo collega romano
al quale ha riconosciuto il ruolo importantissimo di capo di uno dei
due grandi partiti italiani e ha concluso auspicando per i due "Comuni
virtuosi" da loro amministrati i doverosi riconoscimenti di merito.
Insomma, ancora una volta, si è avuta la sensazione che i nostri
governanti facciano di tutto per apparire al meglio al solo fine di
catturare voti e che d'altro canto siano indifferenti alle richieste e
alle reali esigenze dei cittadini.
Le esigenze dei cittadini sono ben altre ed è arduo immaginare che la
loro sete di trasparenza e di chiarezza possa venire placata da questa
classe politica. Nei giorni scorsi a Milano, tanto per entrare nel
merito di faccende "quotidiane" (e lontane dalla politica che si fa
nelle aule del parlamento), ne abbiamo avuto ancora una prova in un
episodio emblematico anche se destinato a restare sconosciuto ai più:
all'ultima seduta del Consiglio di Zona 1 è intervenuto l'Assessore al
Decentramento Ombretta Colli per rispondere ad alcune domande di
consiglieri e cittadini preoccupati per il futuro dei CAM. Una delle
poche cose che le Zone (organismi sempre più depauperati di reale
potere e quindi divenuti oggi inutilmente costosi) amministrano
ancora in completa autonomia, sono i CAM (Centri di Aggregazione
Multifunzionali). Bisognerebbe dire "amministravano" perché da alcune
settimane è giunta notizia dall'Assessorato che una fetta consistente
delle attività che in quei centri si svolgono, e cioè i corsi di
ginnastica dolce, sarà data in appalto a Milanosport, una società
controllata dal Comune di Milano. La motivazione di questa scelta è
ufficialmente connessa alla nuova Legge Finanziaria che impedisce alle
Amministrazioni Pubbliche di assumere dipendenti con contratti a tempo
determinato.
A prescindere dal fatto che la comunicazione dell'Assessorato è giunta
alle Zone prima dell'approvazione della Legge Finanziaria (!!!), ci si
è chiesti perché mai non avrebbero potuto essere le Zone stesse a
scegliere la società a cui appaltare i corsi; o comunque a trovare la
soluzione al problema. La scelta dell'Assessorato ha provocato una
presa di posizione contraria, e unanime, sia tra i consiglieri della
maggioranza che tra quelli dell'opposizione. La sensazione è sempre
più quella che i Consigli di Zona, progressivamente erosi dei loro
mandati (ma supportati da una macchina amministrativa composita e
quindi costosa), non siano visti dagli amministratori civici di rango
"superiore" altro che come luoghi di parcheggio per aspiranti politici
e portaborse.
Inevitabile chiedersi anche perché il Comune abbia tanto interesse ad
affidare a Milanosport l'ennesimo appalto. Alle domande poste sul
punto, l'Assessore Colli non ha dato alcuna risposta. Anche in quel
caso il tempo destinato all''incontro doveva ritenersi esaurito:
l'Assessore ha salutato tutti ed è uscito.
Sarebbe questa la trasparenza?
I politici che dovrebbero occuparsi di buona amministrazione, pare si
adoperino solo per comporre le diatribe dei rapporti di potere
interni alla politica stessa: ciò che gli esperti di comunicazione o
di sociologia chiamano "autoreferenzialità", un circuito chiuso.
Ai cittadini rimane il senso di una staticità opprimente e di
una'allarmante mancanza di vere decisioni.
Elena Grandi
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