La necessità di un Piano Energetico Nazionale
Briefing Report n.2
22 maggio 2008
Sul fronte dell’energia l’ultima settimana è stata dominata dalle dichiarazioni del Ministro Scajola, che da una parte ha confermato la necessità di un piano energetico nazionale e dall’altra ha ribadito la scelta del nucleare (già contenuta nel programma elettorale del PdL), annunciando la posa della “prima pietra” nel 2013.
Quando il “ma anche” è indispensabile…
22 maggio 2008
Sul fronte dell’energia l’ultima settimana è stata dominata dalle dichiarazioni del Ministro Scajola, che da una parte ha confermato la necessità di un piano energetico nazionale e dall’altra ha ribadito la scelta del nucleare (già contenuta nel programma elettorale del PdL), annunciando la posa della “prima pietra” nel 2013.
Quando il “ma anche” è indispensabile…
Il Gruppo Energia sostiene con forza l’idea di un piano energetico nazionale che consideri sia il breve – medio termine (2011-2013) , sia il lungo termine (2020). Condivide e ritiene essenziale che si avvii un programma di sviluppo del nucleare, ma considera altrettanto essenziale che vi sia una chiara visione di quale sarà il mix delle fonti energetiche che l’Italia intende utilizzare, quale ruolo dedicare alle fonti rinnovabili e attraverso quali incentivi e investimenti nella ricerca lo si vuole raggiungere. Un chiaro sì quindi all’opzione nucleare, “ma anche” una chiara visione multi opzionale delle future forniture di energia elettrica.
La situazione attuale italiana è di dipendenza quasi totale dalle fonti fossili straniere, le fonti rinnovabili contribuiscono per il 7% al fabbisogno di energia primaria ed il nucleare è a zero. Secondo noi, il mix migliore sarà quello che consentirà di rispettare i criteri guida che abbiamo indicato nel briefing report n.1 (riduzione della dipendenza e flessibilità del sistema, sostenibilità ambientale e sicurezza, disponibilità rispetto alle esigenze energetiche, economicità, veicolo di leadership tecnologica italiana).
Per quanto riguarda più specificamente il nucleare, la sicurezza degli approvvigionamenti, l'economicità e il rispetto dell’ambiente (ormai consentiti dagli impianti di terza generazione), hanno risvegliato nel mondo l'interesse verso questa fonte. Il quesito piuttosto è se "noi Italia" siamo in grado di gestire un programma nucleare, non solo da un punto di vista tecnico-scientifico, ma anche, e soprattutto, da quello socio-politico.
Quindi, si può dire che tale opzione avrà senso solo se:
- sarà frutto di una decisione con un alto grado di condivisione politica: il motivo appare evidente. Ricordiamo la Francia, che è passata in soli 10 anni, grazie a una simile condivisa decisione, da una situazione critica molto simile alla nostra (mancanza di fonti energetiche sul proprio territorio) a quella di potenza nucleare che, tra l’altro, permette a noi Italia di “rimanere on-line”...
- verranno rispettati i tempi tecnici per la realizzazione di una centrale (che sono oramai di pochi anni). Se, come spesso succede in Italia, dovessero accumularsi i soliti ritardi, verrebbe intaccata l'economicità stessa della soluzione nucleare perché questa, a differenza di altre fonti, richiede un grosso investimento iniziale il cui costo capitale può arrivare a pesare sino al 10% sul costo dell’elettricità prodotta nell’intera vita della centrale, per ogni anno di ritardo nella costruzione della stessa.
- verrà assicurata una seria gestione delle scorie e di tutta la filiera del combustibile: esempi negativi come quello di Scanzano Ionico dovrebbero servire a far sì che non vengano ma più ripetuti gli stessi errori.
Se questa vuole essere la strada scelta, prima ancora di proporre soluzioni tecniche bisogna preparare il contesto secondo due direttive:
1 - comunicazione sociale/informazione: non si può prescindere dall’importanza che l’accettazione sociale di una qualsiasi nuova proposta porta con sé.
2 - contesto di leggi e normative che permetta e garantisca, a chi si impegna economicamente nel settore, il buon esito di un’impresa nei tempi previsti.
Per riaprire l’opzione nucleare in Italia, si deve essere sicuri di ottemperare a tutte queste richieste. Se così non fosse, il nucleare si rivelerebbe un fallimento sul piano economico che, inoltre, pregiudicherebbe pesantemente l’accettazione futura del molto promettente Nucleare di IV generazione.
Gruppo Energia, Decideremilano
La situazione attuale italiana è di dipendenza quasi totale dalle fonti fossili straniere, le fonti rinnovabili contribuiscono per il 7% al fabbisogno di energia primaria ed il nucleare è a zero. Secondo noi, il mix migliore sarà quello che consentirà di rispettare i criteri guida che abbiamo indicato nel briefing report n.1 (riduzione della dipendenza e flessibilità del sistema, sostenibilità ambientale e sicurezza, disponibilità rispetto alle esigenze energetiche, economicità, veicolo di leadership tecnologica italiana).
Per quanto riguarda più specificamente il nucleare, la sicurezza degli approvvigionamenti, l'economicità e il rispetto dell’ambiente (ormai consentiti dagli impianti di terza generazione), hanno risvegliato nel mondo l'interesse verso questa fonte. Il quesito piuttosto è se "noi Italia" siamo in grado di gestire un programma nucleare, non solo da un punto di vista tecnico-scientifico, ma anche, e soprattutto, da quello socio-politico.
Quindi, si può dire che tale opzione avrà senso solo se:
- sarà frutto di una decisione con un alto grado di condivisione politica: il motivo appare evidente. Ricordiamo la Francia, che è passata in soli 10 anni, grazie a una simile condivisa decisione, da una situazione critica molto simile alla nostra (mancanza di fonti energetiche sul proprio territorio) a quella di potenza nucleare che, tra l’altro, permette a noi Italia di “rimanere on-line”...
- verranno rispettati i tempi tecnici per la realizzazione di una centrale (che sono oramai di pochi anni). Se, come spesso succede in Italia, dovessero accumularsi i soliti ritardi, verrebbe intaccata l'economicità stessa della soluzione nucleare perché questa, a differenza di altre fonti, richiede un grosso investimento iniziale il cui costo capitale può arrivare a pesare sino al 10% sul costo dell’elettricità prodotta nell’intera vita della centrale, per ogni anno di ritardo nella costruzione della stessa.
- verrà assicurata una seria gestione delle scorie e di tutta la filiera del combustibile: esempi negativi come quello di Scanzano Ionico dovrebbero servire a far sì che non vengano ma più ripetuti gli stessi errori.
Se questa vuole essere la strada scelta, prima ancora di proporre soluzioni tecniche bisogna preparare il contesto secondo due direttive:
1 - comunicazione sociale/informazione: non si può prescindere dall’importanza che l’accettazione sociale di una qualsiasi nuova proposta porta con sé.
2 - contesto di leggi e normative che permetta e garantisca, a chi si impegna economicamente nel settore, il buon esito di un’impresa nei tempi previsti.
Per riaprire l’opzione nucleare in Italia, si deve essere sicuri di ottemperare a tutte queste richieste. Se così non fosse, il nucleare si rivelerebbe un fallimento sul piano economico che, inoltre, pregiudicherebbe pesantemente l’accettazione futura del molto promettente Nucleare di IV generazione.
Gruppo Energia, Decideremilano
Etichette: energia, energie alternative, nucleare, piano energetico nazionale










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