lunedì 17 marzo 2008

(Corriere della Sera) Disoccupazione: Ichino apre ai salari minimi

di Marco Cremonesi (Corriere della Sera, Ed. Milano, 15/03/2008)

Il salario minimo? «Non mi scandalizza». Pietro Ichino è ospite dei
Circoli di Marcello Dell'Utri. I quali, anche dopo aver cambiato il
nome nel più militante «Circoli del buongoverno», restano una preziosa
zona franca di confronto.

Ieri, però, il lavoro di Daniele Capezzone, Giuliano Cazzola, Simone
Crolla e Francesco Pasquali come «controparti» del giuslavorista
veltroniano è stato duro. Non solo per la competenza del professore,
quanto per la sostanziale adesione degli interlocutori alle sue tesi e
la difficoltà di addebitargli «colpe» dell'Unione. Lo scalone? Ichino:
«Un errore tornare indietro». La lotta contro la Biagi? Ichino: «Il
precedente governo l'ha usata per combattere gli abusi del precariato.
Sono Cgil e sinistra che si sono messi in un vicolo cieco. E in quelle
condizioni, bisognerebbe avere l'umiltà di cambiare i toni». E così,
quando Capezzone individua il tema su cui differenziarsi, per tutti è
liberazione: «Il salario minimo di Veltroni è l'inverso della Biagi,
alimenta il lavoro nero, fa saltare la contrattazione locale». Ichino
allarga le braccia: «Mille euro al mese sono cinque euro e mezzo
l'ora. A tempo pieno. Non credo sia un danno per l'economia porre il
tetto a sei euro. E sul minimum wage, usato negli Usa, in Francia e
Inghilterra, ricerche accreditate testimoniamo come, se ben calibrato,
non porti a disoccupazione».

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