mercoledì 28 novembre 2007

prossimi appuntamenti

Decidere Milano è lieta di segnalarvi i prossimi appuntamenti di Decidere.net in Lombardia
 
 
BRESCIA,  GIOVEDI' 29 NOVEMBRE

Giovedì 29 novembre alle ore 18.00 a Brescia, incontro organizzato da Decidere Brescia dal titolo: "Prepariamoci alla rivoluzione liberale: ceto produttivo contro ceto parassitario". Interverranno Daniele Capezzone, Raffaele Costa e Giancarlo Pagliarini. Introduce: prof. Luigi De Marchi. Modera Riccardo Rubessa (Decidere Brescia). L'incontro si tiene all'Hotel Master in via Luigi Apollonio 72 a Brescia. Seguirà una cena (a prenotazione) presso l'hotel. Per informazioni: 335/7364959 oppure contatti@25cent.it


MILANO, VENERDI' 30 NOVEMBRE
 
Decidere Milano aderisce alla manifestazione organizzata dal Movimento Libertario di Leonardo Facco per venerdì 30 novembre, ore 11 in via Manin 25 (MM3 Turati) davanti all'Agenzia delle Entrate , Ufficio regionale delle imposte. Il presidio è nato su una proposta di Oscar Giannino. Parteciperanno al presidio lo stesso Oscar Giannino e Giancarlo Pagliarini di Decidere.net.
 
In serata Oscar Giannino presenterà a Lissone il suo libro "Contro le tasse" alle ore 21.15, presso la Sala Polifunzionale della Biblioteca civica. Interverranno anche Leonardo Facco, giornalista, editore e direttore della rivista "Enclave" e Giancarlo Pagliarini, ex ministro del bilancio del primo Governo Berlusconi. Per informazioni: Paola Suà 3409792598.
Tutte le informazioni al link
http://upl.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1673967
 
 
MILANO, SABATO 1 DICEMBRE
 
Giancarlo Pagliarini interverrà al convegno organizzato in occasione del centenario di Altiero Spinelli dal titolo: "Dal manifesto di Ventotene agli Stati Uniti d'Europa". L'incontro avrà inizio alle ore 9.30 presso la Sala Commissioni di Palazzo Marino, Piazza della Scala, Milano.

 
Il team di Decidere Milano 

lunedì 26 novembre 2007

Energia fossile ed energia nuclare: quale futuro?

La produzione mondiale di energia e' attualmente dominata dalle fonti
fossili: per quanto potremo proseguire in questo modo? Recentemente
l'IPCC (organismo mondiale per lo studio dei cambiamenti climatici) ha
ribadito la propria posizione di responsabilità umana, ma quali
alternative abbiamo? Le fonti rinnovabili ci possono aiutare ma non
bastano: possiamo contare sulla produzione di energia nucleare da
fissione? E quando arriverà l'energia dalla fusione? Sulla base di
dati scientifici viene definito il contesto in cui muoversi.

Ne parlerà Gianluca Alimonti dell'Istituto Nazionale di Fisica
Nucleare alla riunione del circolo "NON DIMENTICARE IL FUTURO" che si
terrà l'11 dicembre, dalle 19 alle 21, al bar Baldassarre in piazza
Velasca 5 (MM3 Missori), Milano.

giovedì 22 novembre 2007

Avanti Savoia...!

L'altro ieri Libero ha pubblicato una lettera con la quale il principe Emanuele Filiberto di Savoia 1) ha spiegato per quali motivi lui e suo padre Vittorio Emanuele chiedono un risarcimento di 260 milioni di Euro alla Repubblica italiana, 2) ha precisato che tutto il denaro "sarà utilizzata per azioni concrete a sostegno delle fasce deboli della popolazione italiana" e 3) ha concluso la lettera con un bel "chi ha sbagliato è giusto che paghi".  

Sono andato a rovistare in un vecchio hd ed ho trovato un mio comunicato stampa datato 10 Aprile 2002. Eccolo. 

Questa mattina la Camera dei Deputati ha approvato una legge che elimina il divieto di ingresso e di soggiorno in Italia ai discendenti maschi di Casa Savoia. Il testo dell'articolo unico della legge è questo: " I  commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione esauriscono i loro effetti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale." La legge è stata approvata con 375 voti a favore, 54 contrari, 48 astenuti e con gli applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale. 
 

Non è stato dunque eliminato il terzo comma della costituzione del 1948, che è quello che ha avocato allo Stato tutti i beni esistenti nel territorio nazionale degli ex re d'Italia e dei loro discendenti. Questa precauzione a mio giudizio non è assolutamente sufficiente, perché molti beni artistici, molti reperti archeologici e molti atti e carteggi ufficiali di pubblico interesse possono essere stati portati all'estero.  Per questo motivo questa mattina ho votato a favore di quattro emendamenti che proponevano che in occasione del loro ingresso in Italia i Savoia dovessero, per legge, restituire allo Stato i beni di interesse artistico, i reperti archeologici e gli atti ufficiali da loro posseduti direttamente, indirettamente o per interposta persona in qualsiasi parte del mondo, ed in aula ho motivato come segue il mio voto in dissenso dalla maggioranza e dalla Lega Nord:  "Signor Presidente, vorrei dire soltanto che voterò a favore dell'emendamento Leoni 1.14 e di tutti gli altri emendamenti presentati dai colleghi Leoni e Montecchi. Il motivo è che, secondo me, non è assolutamente giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli, ci mancherebbe altro; però non è neanche giusto che i beni di cui sono entrati in possesso i padri ricadano nelle tasche, nei conti correnti o nelle case dei figli! Quindi questa precisazione, una volta rientrati i Savoia - il che rientra assolutamente nella logica delle cose -, mi sembra indubbiamente logica e di buonsenso. Pertanto, a titolo personale, voterò a favore degli emendamenti Leoni 1.14, 1.11, 1.12 e 1.13". 

Gli emendamenti non sono stati approvati. Tuttavia, mi auguro che, pur in assenza di una legge, i Savoia avranno comunque la sensibilità e l'onesta di restituire allo Stato beni, documenti, carteggi ed atti ufficiali, perché, se non è assolutamente giusto che eventuali colpe dei padri ricadano sui figli, per lo stesso motivo non è nemmeno giusto, in questa specifica circostanza, che eventuali beni dei padri continuino a restare, nelle tasche, nelle banche , nelle cassette di sicurezza e nelle case dei figli." 

Come mi succede spesso anche in quel 10 Aprile  2002 mi ero sbagliato e nella circostanza i Savoia non hanno avuto la sensibilità che mi ero aspettato da loro. Anzi,tutt'altro! Peccato. 

Giancarlo Pagliarini

mercoledì 21 novembre 2007

1 dicembre: Pagliarini interverrà a una tavola rotonda sull'Europa

Sabato 1 dicembre, in occasione del centenario di Altiero Spinelli, presso la Sala Commissioni di Palazzo Marino, Piazza Scala 2, Milano, si terrà un convegno dal titolo: "Dal manifesto di Ventotene agli Stati Uniti d'Europa". L'apertura dei lavori, alle ore 9.30, sarà seguita da una tavola rotonda prevista per le ore 10.30 nella quale si discuterà del "ruolo dell'Italia e dei Paesi fondatori nella battaglia per l'Europa. Interverrà anche Decidere nella persona di Giancarlo Pagliarini che, in chiave federalista, affronterà il tema della "Europa delle Regioni".

lunedì 19 novembre 2007

Prossimi appuntamenti con Decidere.net

GENOVA, SABATO 24 NOVEMBRE
 
Sabato 24 novembre, a Genova, incontro organizzato da Decidere Genova dal titolo: "Genova città di pensionati. Ma quale pensione per i giovani?". Interverranno, tra gli altri, Daniele Capezzone, Enrico Musso, Renata Oliveri, Giancarlo Pagliarini e Paolo Rebuffo (Decidere Genova).
 
Tutte le informazioni al sito: www.decideregenova.net
 
 
BRESCIA,  GIOVEDI' 29 NOVEMBRE

Giovedì 29 novembre, a Brescia, incontro organizzato da Decidere Brescia dal titolo: "Prepariamoci alla rivoluzione liberale: ceto produttivo contro ceto parassitario". Interverranno Raffaele Costa , Daniele Capezzone e Giancarlo Pagliarini. Modera Riccarso Rubessa (Decidere Brescia).
 
Tutte le informazioni al sito www.25cento.it

 
MILANO, VENERDI' 30 NOVEMBRE
 
Decidere Milano aderisce alla manifestazione organizzata dal Movimento Libertario di Leonardo Facco. Venerdì 30 novembre, in mattinata, a Milano (via Manin 25) tutti davanti all'Agenzia delle Entrate , Ufficio regionale delle imposte. Il presidio è nato su una proposta di Oscar Giannino. Il punto di incontro della manifestazione sarà la vicina fermata della metropolitana "Turati" (MM3). Parteciperanno al presidio Oscar Giannino e Giancarlo Pagliarini.
 
Prossime informazioni su www.decideremilano.net
 
Nel pomeriggio Oscar Giannino presenterà a Lissone il suo libro "Contro le tasse".
 
Tutte le informazioni al link http://upl.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1673967
 

lunedì 12 novembre 2007

Sandro Bondi invita ufficialmente Capezzone ad entrare nell'Officina di Forza Italia

Daniele Capezzone sarà invitato a partecipare ai prossimi incontri dell'Officina, la sede in cui Forza Italia e gli alleati della Casa delle Libertà definiscono temi, obiettivi e programmi politico-elettorali". Lo hanno annunciato oggi il coordinatore di FI Sandro Bondi e il deputato Aldo Brancher.

Una "prima occasione", l'hanno definita, per "discutere e valutare, tra gli altri, anche alcuni dei punti e delle proposte del network Decidere.net. A partire dalla fondamentale esigenza di ridurre la pressione fiscale, i "cantieri" di riflessione e proposta aperti da Capezzone e da Decidere rappresentano un utile apporto e un interessante elemento di confronto e discussione nella direzione liberale e riformatrice".

Positiva la risposta di Capezzone, che ha accettato l'invito "con grande piacere", ringraziando Bondi e Brancher. Un invito, ha sottolineato Capezzone, che "è -anche sul piano del metodo- esattamente ciò di cui, a mio avviso, il dibattito politico in Italia avrebbe bisogno: un esempio di positiva e concreta attenzione ai temi, ai contenuti, agli obiettivi". "Da luglio, infatti, con gli amici del network Decidere, abbiamo rilanciato alcuni temi, a partire dalla questione cruciale della riduzione della pressione fiscale, insieme ad altri punti e obiettivi di netta impronta liberale. Chiedevamo e chiediamo proprio questo: la disponibilità di un partito e di uno schieramento a ragionare concretamente anche su questi temi. Ora, questa attenzione di Forza Italia, espressa così autorevolmente, rappresenta una novità e un fatto politico che considero di grande e notevole rilievo. Grazie davvero, dunque, agli onorevoli Bondi e Brancher. Sono non solo disponibile, ma felice di provare a dare all'Officina un contributo nella direzione liberale".

Capezzone alla tavola rotonda del Il Circolo Giovani del Buon Governo

L'intervento di Capezzone alla tavola rotonda nell'ambito del V Convegno Nazionale de "Il Circolo Giovani del Buon Governo".









Da: RadioRadicale.it

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venerdì 9 novembre 2007

Energia elettronucleare - Il tabù del nucleare, Parte 1

Da oggi pubblichiamo gli interventi di Giancarlo Pagliarini trasmessi da TelePadania nel luglio 2003 sull'energia nucleare.




In caso di non accessibilità a YouTube visualizzare il file su TuoVideo.it.

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mercoledì 7 novembre 2007

Rassegna stampa sulle dimissioni di Capezzone

=== PANORAMA: L’UNIONE NON C’È PIÙ: CAPEZZONE SALUTA E SBATTE DUE PORTE ===

Daniele Capezzone lascia il gruppo della Rosa nel Pugno per andare nel Misto, ma soprattutto si dimette dalla poltrona di presidente della commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati.
Non male per un Paese, come l’Italia, dove le dimissioni di solito si annunciano e non si danno. E basti pensare a Franca Rame, la senatrice eletta nell’Italia dei Valori, che sono mesi che traballa dicendo di volersi dimettere dal gruppo Idv e, addirittura, nei momenti più tormentati anche da senatrice. Vicenda annosa, quella dell’attrice-senatrice, che pare sia conclusa dopo mesi e mesi di incredibili giravolte visto che le sue dimissioni dal gruppo dipietrista di palazzo Madama sono arrivate stavolta per davvero.
Tornando a Capezzone, oggi in una conferenza stampa a Montecitorio ha spiegato il proprio gesto: “Considero esauriti questa fase e questo assetto politico. Il governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene non esiste più”. Quindi ha inviato una lettera di dimissioni al presidente della Camera, Fausto Bertinotti con le motivazioni che lo hanno indotto a compiere questa scelta.Dopo l’abbandono della casa madre radicale, alcuni mesi fa, il giovane Daniele aveva fondato decidere.net un’aggregazione nata su 13 tematiche concrete che in questi mesi ha raccolto migliaia di adesioni.
Quale futuro politico per Capezzone? Conclusa definitivamente la sua stagione nel centrosinistra, in molti sono pronti a giurare che il suo approdo naturale sia dall’altra parte. Lui, per ora non si sbilancia, ma le prime reazioni politiche della Cdl sono di apprezzamento per la scelta dell’ormai ex presidente della commissione Attività Produttive.

Vasco Pirri Ardizzone

== FORMICHE.NET: LE DIMISSIONI DI CAPEZZONE SONO LA SCONFITTA DEI VOLENTEROSI ===

Sono tempi bui per i volenterosi dei due schieramenti. La scelta di Daniele Capezzone di lasciare la presidenza della commissione attività produttive è l'ennesimo, grave segnale, di una politica bipolarmente ottusa e ripiegata in sè. Il disagio dell'ex segretario radicale non appare troppo diverso da quello che, per esempio, ha portato Nicola Rossi ad uscire dai Ds e aderire nel Pd. Sono percorsi diversi ed entrambi molto seri e meditati. Ció non toglie l'amarezza per la difficoltà di esprimere una posizione politica che sia ragionevole e lungo la linea di confine fra i due schieramenti. C'è da augurarsi che Veltroni dia un segnale concreto di apertura chiedendo a Capezzone di restare alla guida della commissione parlamentare.

Paolo Messa

=== APCOM: CAPEZZONE LASCIA PRESIDENZA COMM. ATTIVITA' PRODUTTIVE ===

Roma, 7 nov. (Apcom) - In un Paese in cui "l'istituto delle dimissioni vive una curiosa vicenda: vengono annunciate, ventilate, minacciate, magari richieste, ma nella maggior parte dei casi non si presentano", Capezzone ha deciso di andare controcorrente perché, scrive, "vi sono circostanze nelle quali il rispetto delle istituzioni, il rispetto di se stessi e il rispetto delle proprie idee ed obiettivi politici impongono scelte difficili e costose" e, soprattutto, "considero esauriti, starei per dire esausti, la fase e l'assetto politici che determinarono anche quella mia elezione".
Per l'ex segretario radicale, infatti, "qualunque cosa accada al Senato nelle prossime settimane o mesi, il Governo e la maggioranza, di fatto, non esistono più, politicamente, o comunque non sono assolutamente in condizione di svolgere alcuna funzione positiva. Lo ripeto a scanso di equivoci: non solo l'attuale Governo, ma l'attuale maggioranza politico-parlamentare". D'altronde, ricorda, "sin dalla legge finanziaria dell'anno scorso (drammaticamente sbagliata, a mio avviso, perché tutta centrata su un intollerabile inasprimento della pressione fiscale, e senza alcun taglio di spesa, senza alcuna riforma strutturale), ho marcato una distanza sempre più netta dall'Esecutivo (pur cercando di svolgere in modo scrupoloso e imparziale le mie funzioni istituzionali); da molti mesi, dalla crisi del febbraio scorso, non voto la fiducia al Governo; oggi, alla luce del fatto che nulla mi appare modificato rispetto a questa situazione, compio un atto politico conseguente. Invano ho atteso che giungessero non parole o 'segnali', ma fatti politici rilevanti, in particolare dalle componenti cosiddette riformiste di Governo e maggioranza, che sono state e continuano ad essere travolte e umiliate punto su punto, sistematicamente".
Il problema, per il parlamentare, è che "in tanti, introppi, siano meramente protesi a una logica di sopravvivenza, di continuismo, di trascinamento dell'esistente. Per questo, occorre invece che qualcuno compia atti chiari di discontinuità e di rottura, sia pure a proprie spese". Anche perché "la pur ragionevole questione della riforma elettorale non può tramutarsi in un alibi, in un pretesto, in un escamotage, per rinviare il momento elettorale alle calende greche (o a quelle italiane)". Non solo, "la preoccupazione cresce se si considera che questo obiettivo di trascinamento, che in qualche caso sembra sconfinare nell'accanimento terapeutico, viene perseguito dal Governo anche attraverso un uso politicamente assai grave del denaro e della spesa pubblica".
L'ex segretario di Ri, formula poi l'auspicio che la proposta di legge che velocizza l'avvio delle imprese ('Sette giorni per un'impresa', presentata dalla stesso Capezzone e appoggiata da esponenti bipartisan) possa, dopo l'approvazione "sostanzialmente unanime" delle commissioni competenti, trovare una corsia preferenziale verso una rapida approvazione.
Infine, la scelta di lasciare il gruppo della Rosa nel Pugno e iscriversi al Misto: "Il Gruppo della Rosa nel pugno - ammonisce - sopravvive oggi, di fatto, pressoché esclusivamente come strumento tecnico attraverso il quale diverse organizzazioni e realtà partitiche perseguono i loro attuali (e fra loro diversi) scopi e traiettorie, in larga misura da me non condivisi, ma soprattutto (visto che ciò che sembra unire le diverse componenti è lo schiacciamento, l'appiattimento sul Governo, in qualche caso addirittura 'a prescindere'...) assai lontani dai toni e anche da molti contenuti della campagna elettorale. Corrisponde ad un ulteriore elemento di chiarezza che io prenda atto di questo radicale cambiamento della situazione e mi comporti di conseguenza".

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Daniele Capezzone si dimette dalla Presidenza della Commissione e dal Gruppo della RNP

In una conferenza stampa tenuta oggi alla Camera, Daniele Capezzone ha
annunciato le sue dimissioni dalla Presidenza della Commissione
Attività produttive e dal Gruppo della Rosa nel Pugno, inoltrando la
richiesta di aderire al Gruppo Misto. Di seguito la lettera inviata da
Capezzone al Presidente della Camera Bertinotti e ai presidenti dei
Gruppi della RNP e Misto.



Alla cortese ed urgente attenzione
del Presidente della Camera dei Deputati



e, per doverosa e opportuna conoscenza,
al Presidente del Gruppo parlamentare della Rosa nel pugno
e al Presidente del Gruppo parlamentare misto



Roma, 7 novembre 2007



Signor Presidente,



vi sono circostanze nelle quali il rispetto delle istituzioni, il
rispetto di se stessi e il rispetto delle proprie idee ed obiettivi
politici impongono scelte difficili e costose.



Questo è a maggior ragione necessario ed opportuno se riteniamo che non
tutto sia “Casta”, e che sia invece ancora possibile -anche in Italia-
vivere l’impegno politico e civile come momento alto, nel quale il
piano delle convinzioni non sia sovrastato da quello delle convenienze,
dei tatticismi, dei piccoli calcoli di parte o personali.



E’ anche un messaggio per le generazioni più giovani, affinché non
perdano la speranza di contribuire a costruire un Paese diverso, più
moderno, più libero, e non rinuncino -magari comprensibilmente
nauseati, distanti, indifferenti- ad un impegno diretto in una politica
che vivono come lontana e, in ultima analisi, infrequentabile.



Nel nostro Paese, l’istituto delle dimissioni vive una curiosa vicenda:
le dimissioni vengono annunciate, ventilate, minacciate, magari
richieste, ma -nella maggior parte dei casi- non si presentano, non si
danno. E prevale, anche nei luoghi teoricamente meno sospettabili, un
tetragono attaccamento al potere, o alle briciole di potere più o meno
fragilmente e provvisoriamente conquistate.



Tutto ciò premesso, Le scrivo per comunicarLe le mie dimissioni dalla
Presidenza della Commissione attività produttive della Camera.



Il motivo di questa mia decisione è molto semplice: considero esauriti,
starei per dire esausti, la fase e l’assetto politici che determinarono
anche quella mia elezione. Qualunque cosa accada infatti al Senato
nelle prossime settimane o mesi, il Governo e la maggioranza -di fatto-
non esistono più, politicamente, o comunque non sono assolutamente in
condizione di svolgere alcuna funzione positiva. Lo ripeto a scanso di
equivoci: non solo l’attuale Governo, ma l’attuale maggioranza
politico-parlamentare.



Come Lei ricorderà, sin dalla legge finanziaria dell’anno scorso
(drammaticamente sbagliata, a mio avviso, perché tutta centrata su un
intollerabile inasprimento della pressione fiscale, e senza alcun
taglio di spesa, senza alcuna riforma strutturale), ho marcato una
distanza sempre più netta dall’Esecutivo (pur cercando di svolgere in
modo scrupoloso e imparziale le mie funzioni istituzionali); da molti
mesi, dalla crisi del febbraio scorso, non voto la fiducia al Governo;
oggi, alla luce del fatto che nulla mi appare modificato rispetto a
questa situazione, compio un atto politico conseguente. Invano ho
atteso che giungessero non parole o “segnali”, ma fatti politici
rilevanti, in particolare dalle componenti cosiddette riformiste di
Governo e maggioranza, che sono state e continuano ad essere travolte e
umiliate punto su punto, sistematicamente.



Mi pare infatti che in tanti, in troppi, siano meramente protesi a una
logica di sopravvivenza, di continuismo, di trascinamento
dell’esistente. Per questo, occorre invece che qualcuno compia atti
chiari di discontinuità e di rottura, sia pure a proprie spese: di qui,
la mia decisione. E aggiungo che la pur ragionevole questione della
riforma elettorale non può tramutarsi in un alibi, in un pretesto, in
un escamotage, per rinviare il momento elettorale alle calende greche
(o a quelle …italiane). Bastano pochi giorni, al limite alcune
settimane, per capire se esiste davvero la volontà politica comune di
cambiare la legge: dopo di che, le forze politiche farebbero bene a non
protrarre un’agonia al solo scopo di cercare di togliere agli elettori
la possibilità di decidere.



E la mia preoccupazione cresce se si considera che questo obiettivo di
trascinamento, che in qualche caso sembra sconfinare nell’accanimento
terapeutico, viene perseguito dal Governo anche attraverso un uso
politicamente assai grave del denaro e della spesa pubblica. Non io o
personalità a me vicine, ma autorevoli economisti non certo ostili
all’attuale maggioranza, hanno parlato di “tax push”: è il ben noto
meccanismo per cui, quando le entrate fiscali aumentano, queste risorse
aggiuntive vengono subito spese, rendendo ancora più vasta la voragine
della spesa pubblica. E questo è il punto drammatico: proprio dopo un
anno di pressione fiscale (a mio avviso, lo ripeto ancora, eccessiva e
sbagliata: e oggi lo riscontriamo in termini di mancata crescita),
quando ci si rende conto di avere denaro in cassa, anziché usarlo per
ridurre fortemente le tasse o il debito pubblico, che si fa? Si spende,
si spende, si spende.



Per tutte queste ragioni, dunque, lascio la Presidenza della X
Commissione della Camera. E’ stato per me un autentico onore
presiederla, in questo anno e mezzo. Desidero ringraziare tutte e tutti
i colleghi, di maggioranza e di opposizione, con i quali abbiamo
lavorato in modo a mio avviso ammirevole, pur in un contesto politico
così poco facile. Mi auguro che i cittadini possano sapere (lo ripeto:
anche in condizioni politicamente negative) quale e quanto sia
l’impegno di tanti parlamentari, e quale sia stata -non di rado- la
capacità dei diversi gruppi di misurarsi in Commissione in una sfida in
positivo nella direzione liberale e riformatrice. Con autentica
gratitudine rivolgo il mio pensiero anche alle funzionarie e ai
funzionari della Commissione e del Servizio studi, esempio di una
eccellenza professionale, oltre che di una straordinaria disponibilità
personale, che onora il Parlamento della Repubblica, e che non potrò
dimenticare. E lo stesso vale per tutte e tutti i dipendenti della
Camera che ho incontrato in questi mesi, ad ogni livello: esempi di
professionalità e correttezza assolute.



Mi permetto di affidare a Lei e al Presidente del Senato un frutto
importante di questo lavoro di Commissione: è la proposta di legge
bipartisan, di cui ho l’onore di essere primo firmatario, per
l’apertura immediata delle imprese, per la sburocratizzazione, e per un
nuovo rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione. L’abbiamo
approvata a vastissima maggioranza sia in Commissione che in Aula alla
Camera; al Senato è passata sostanzialmente all’unanimità in
Commissione, con lievi modifiche, ed è ora già calendarizzata in Aula
al Senato. Basterebbe pochissimo al Senato, e davvero poco di nuovo
alla Camera (sarebbe forse, in tempi netti, un lavoro di poche ore!)
per condurre in porto un provvedimento che è atteso dal mondo
produttivo e da tanti cittadini. Lavorerò con tutto me stesso, con
tanti altri colleghi di ogni appartenenza, perché questo obiettivo di
riforma possa essere centrato.



Contestualmente alle mie dimissioni da Presidente di Commissione,
comunico anche la mia decisione di lasciare il Gruppo parlamentare
della Rosa nel pugno, e di chiedere di aderire al Gruppo misto. Il
Gruppo della Rosa nel pugno sopravvive oggi, di fatto, pressoché
esclusivamente come strumento tecnico attraverso il quale diverse
organizzazioni e realtà partitiche perseguono i loro attuali (e fra
loro diversi) scopi e traiettorie, in larga misura da me non condivisi,
ma soprattutto (visto che ciò che sembra unire le diverse componenti è
lo schiacciamento, l’appiattimento sul Governo, in qualche caso
addirittura “a prescindere”…) assai lontani dai toni e anche da molti
contenuti della campagna elettorale. Corrisponde ad un ulteriore
elemento di chiarezza che io prenda atto di questo radicale cambiamento
della situazione e mi comporti di conseguenza.



Grazie, e un cordiale saluto.



Daniele Capezzone

Intervista a Giancarlo Pagliarini: “Esercizio provvisorio? E’ il male minore”

Intervista a Giancarlo Pagliarini / “Esercizio provvisorio? E’ il male minore”
di Alessandra Mieli

Il fantasma dell'esercizio provvisorio di bilancio fa capolino nel bel mezzo di di un già surriscaldato clima politico. Però quando si affronta un tema così delicato e difficile, lo spazio per la provocazione, la polemica sterile, il battibecco da Transatlantico si riduce. L'esca lanciata da Giulio Tremonti rischia di diventare un bel boccone avvelenato. Sicuramente per l'attuale esecutivo, ma non solo. E Giancarlo Pagliarini, ministro del Bilancio del primo Governo Berlusconi, aggiunge benzina al dibattito.

Pagliarini, ma l'esercizio provvisorio è un bene o un male per i cittadini?
Storicamente è dimostrato che il Paese è sempre andato meglio quando si è ritrovato in esercizio provvisorio di bilancio. E questo perché i politici non sono in condizione di far danni.

Quindi giudica positivamente l'idea di Giulio Tremonti?
Certo è il minore dei mali... ma lo era anche quando le finanziare le presentava Tremonti nelle vesti di ministro.

Perché allora l'esercizio provvisorio dovrebbe essere un vantaggio?
Perché se lo Stato non interviene è meglio per tutti i cittadini. Ricordo anche che il presidente Giorgio Napolitano ha dichiarato di attendersi che il Governo non faccia ricorso al voto di fiducia. Ebbene la legge finanziaria è una legge da voto di fiducia per definizione. Il Governo, sentiti tutti i pareri dovrebbe presentare un testo alle Camere assolutamente inemendabile per evitare stravolgimenti e su questo porre la questione di fiducia.

Finanziaria e fiducia dovrebbero essere così interconnesse?
Certamente. Perché la Finanziaria è il documento dei ricatti e delle mance.

Si spieghi meglio.
Parlo per l'esperienza che ho maturato quando ero in Commissione Bilancio. Dopo la presentazione, i rappresentanti degli altri partiti sembravano molto irritati e mi domandavo il perché. Che mi fu tosto illustrato: il Ministro (Giulio Tremonti) aveva dimenticato la “mancia”. La “mancia” è quell'insieme quantificato di emendamenti che il Governo s'impegna ad accettare e che poi vengono suddivisi pro quota tra i partiti. Sono poi i partiti che, a loro volta, decidono come distribuire la “mancia”. Ovviamente non posso dire se il metodo è ancora in auge oggi. Ma se ancora facesse parte delle abitudini dei partiti, anche solo per il fatto che con l'esercizio provvisorio salterebbe, sarebbe un risultato apprezzabile.

Su un piano più generale, invece, che effetti può produrre l'esercizio provvisorio?
In termini economici l'esercizio provvisorio implica la probabilità che il Governo cada ma questo non produce effetti nocivi sui conti. In altre parole non cambia niente. Soprattutto perché a un governo dichiaratamente statalista ne succederebbe un altro altrettanto statalista. Anche se si andasse a votare e si ribaltassero le maggioranze.

Insinua che non c'è differenza tra centrodestra e centrosinistra?
La differenza è tra statalisti e liberisti. I problemi non li risolvi con una finanziaria, ma con l'introduzione di una flat tax e con una riforma federale molto forte. Ma gli statalisti da questo orecchio sono sordi.


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L'Opinione, edizione 242 del 07-11-2007

Controcorrente

Tremonti all’Economia? Non è il caso
di Carlo Lottieri

Nel momento in cui la maggioranza di centro-sinistra scricchiola sempre di più e pare quindi avvicinarsi il momento in cui Berlusconi & soci potrebbero tornare alla guida del Paese, c’è da chiedersi se l’Italia conoscerà davvero quella svolta liberale che ci era stata promessa già nel 2001 e che allora non si è vista. Molto dipenderà da chi sarà chiamato a guidare il ministero dell’Economia e se toccherà ancora a Giulio Tremonti il compito di definire i prossimi programmi in materia di bilancio pubblico, liberalizzazioni e concorrenza. Da qualche settimana il professore valtellinese pare candidarsi a sostituire Tommaso Padoa Schioppa una volta che l’armata Brancaleone guidata da Prodi sarà costretta a farsi da parte. I suoi recenti proclami, però, non lasciano certo presagire niente di buono: per varie ragioni.

In primo luogo, è sorprendente che un politico navigato il quale punta a interpretare una coalizione moderata sia tanto avverso ai principi del mercato e agli ideali della libertà individuale. Eppure l’area liberalconservatrice è destinata a individuare nella limitazione del potere statale uno dei propri elementi di coesione, capace di soddisfare quanti sono interessati alla tutela della proprietà, alla valorizzazione delle famiglie, al federalismo, oltre che alla salvaguardia di quei valori tradizionali che lo statalismo da tempo va sradicando. Invece di sfruttare la centralità di Forza Italia nello schieramento moderato e cogliere nel liberalismo un elemento di sintesi della coalizione, Tremonti da tempo va rincorrendo gli esponenti più interventisti della sinistra. Atteggiandosi a no-global, però, sta deludendo molti elettori del suo partito; e a questo proposito c’è anche da chiedersi se l’iniziativa lanciata da Michela Vittoria Brambilla non abbia tratto vantaggio anche dal disorientamento che le posizioni dell’ex-ministro hanno suscitato in larghi settori dell’elettorato berlusconiano.

Ma non è solo una questione di strategia. Forse ancor più grave è che la prospettiva di Tremonti mostri tanta fragilità sui principi. In particolare, quando egli contesta il diritto delle imprese bergamasche a comprare in India (dove spesso trovano fornitori più convenienti di quelli da cui si rivolgevano prima, tedeschi o olandesi che fossero) e quando nega il diritto degli operai delle medesime fabbriche di comprare jeans a dieci euro (cinesi) invece che a trenta o cinquanta (americani o europei), è chiaro che abbiamo a che fare un fanatismo anti-mercato per nulla in sintonia con gli umori prevalenti tra l’elettorato che vota Berlusconi.
A questo punto, e lo si è visto bene in occasione di recenti trasmissioni televisive, se non cambia stile e linguaggio Tremonti rischia di diventare un problema assai serio per il centrodestra e soprattutto per Forza Italia. L’ampia platea di quanti auspicano un coraggioso processo di riforme si senta infatti sempre più a disagio di fronte a proclami come quelli che sono stati recentemente pronunciati dall’ex-ministro a “Porta a porta” o ad “Anno Zero”.

Nel salotto di Bruno Vespa, Tremonti ha contestato la precarietà (di fatto facendo proprie le critiche alla legge Biagi) e ha affermato che soltanto una società come quella americana può accettare contratti di lavoro temporanei e flessibili, mentre in Europa ci sarebbe a suo dire una cultura del “posto fisso”, la quale andrebbe difesa e tutelata. E nell’occasione il rifondarolo Franco Giordano non ha potuto che dargli ragione, chiedendogli per quale motivo egli sarebbe però così aspro nei toni con l’estrema sinistra quando poi, di fatto, sostiene le medesime tesi. Ma stesso spettacolo si è visto da Michele Santoro, dove ha messo sotto processo la globalizzazione e ha fatto le veci del sub-comandante Fausto Bertinotti, suscitando molte perplessità perfino nel conduttore. A questo punto, però, c’è da chiedersi se un’alleanza politica composta da Forza Italia, Alleanza nazionale, Udc e Lega Nord – la quale ambisce ad essere maggioritaria in quella base sociale fatta di piccoli imprenditori, professionisti, artigiani e altri lavoratori del privato – possa mostrare un tasso di liberalismo tanto basso e possa apparire così avversa alla proprietà e al mercato.

E c’è da domandarsi se di tale ideologica opposizione alla concorrenza possa farsi interprete proprio un esponente di Forza Italia, che per giunta potrebbe tornare alla guida del ministero dell’Economia. Ovviamente, le tesi esposte da Tremonti sono fragilissime, e da Santoro è stato molto efficace Alessandro De Nicola, intellettuale liberale certo più vicino al centrodestra che al centrosinistra, il quale ha bacchettato l’ex-ministro ogni volta che questi ha difeso l’assistenzialismo e gli aiuti di Stato, il protezionismo e il crescente controllo del pubblico sull’economia. Usando la sua usuale pacatezza e la forza tranquilla di qualche secolo di scienza economica ormai consolidata, De Nicola ha smascherato la pochezza del post-marxismo tremontiano e il suo furore anti-liberale.
Ma il problema non sono certo gli argomenti colbertisti, che all’interno del dibattito economico odierno possono ormai trovare difensori solo tra le formazioni collocate ai margini dello schieramento politico. La vera questione, oggi, è che cosa voglia fare Tremonti nel centrodestra e cosa il centrodestra intenda farne dell’estremista Tremonti. Gli elettori gradirebbero certo una risposta al riguardo, ma con un qualche anticipo rispetto alle elezioni.

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