Una Serata per le tasse: resoconto dalla Brianza
In Brianza si parla di pressione fiscale con Giancarlo Pagliarini, Oscar Giannino e Alberto Moioli
da: L'Opinione delle Libertà
La Brianza discute di tasse e la sala polifunzionale della Biblioteca civica di Lissone si riempie di cittadini. Un’iniziativa di grande successo, promossa dal Circolo della Libertà di Lissone (guidato dalla Presidente Paola Suà) e moderata da Alberto Moioli, con due protagonisti della scena contemporanea, Oscar Giannino, collegato da Milano in videoconferenza per presentare la sua ultima fatica editoriale “Contro le Tasse” e Giancarlo Pagliarini, già Ministro del Bilancio nel primo governo Berlusconi e oggi Consigliere Comunale Gruppo Misto a Milano, tra i primi firmatari del network promosso da Daniele Capezzone, Decidere.net. Con loro anche Leonardo Facco, il promotore del Movimento Libertario (www.libertari.org) che già nella mattinata di venerdì 30 novembre, insieme agli altri relatori, aveva organizzato la manifestazione contro il Fisco davanti all’Agenzia delle Entrate di Milano. La Brianza è una delle aree produttive più significative della Lombardia, terra di piccole e medie imprese, terra di artigiani e di professionisti; come tutte le aree dinamiche del Paese oggi più di prima è vittima di uno Stato sempre più presente, sempre più esigente.
John Adams scriveva: “La prima vittima di un’imposizione ottusa è sempre la libertà e le vittime successive sono il benessere e la forza di una nazione”. Libertà, benessere, forza: ciò che accade al Paese accade anche alle singole Regioni. L’Italia, stretta nella morsa di una pressione fiscale che non conosce eguali in Europa, ha imboccato la strada del declino, macinando anno dopo anno risultati sempre più deludenti nelle graduatorie di competitività, trasparenza e libertà economica dei Paesi Ocse. Nella graduatoria della Pressione fiscale, stilata dalla Commissione Europea, il nostro Paese si posiziona settimo con il 42,3%; peccato che la pressione reale sia ben oltre il 50%, precisamente prossima al 51,6%, una percentuale che le permette di conquistare il primato europeo superando perfino la Svezia (già prima con il 50,2 % nel 2006). Come nasce, vi chiederete, un simile risultato? Lo ha spiegato con chiarezza proprio Giancarlo Pagliarini; i dati ufficiali sono infatti calcolati sulla base del Pil nazionale complessivo, 1.475 miliardi di Euro, la cui stima però, come dichiarato dalle stesse fonti ufficiali Istat (i dati si riferiscono al 12 giugno 2007), comprende il 18% di sommerso.
Se di sommerso si tratta, è corretto assumere che a questo 18% di Pil non sia associato alcun pagamento di tasse e contributi sociali; se ne deduce quindi che il Pil reale su cui calcolare la pressione effettiva è pari al totale di 1.475 miliardi meno il 18%, ovvero 1.210 miliardi di Euro, su cui si pagano 432 miliardi di tasse e 192 miliardi di contributi sociali. La pressione che ne deriva è così di 51,6 punti percentuali. Già, ma avete idea di come sia composto quel totale di 432 miliardi che tutti noi contribuiamo a pagare? Ben l’88,2% è costituito da dieci sole imposte, di cui l’Irpef (stato e addizionali) conta da sola per il 34,8%; a essa si aggiungono rispettivamente l’Iva (21,1%), l’Irap (8,7%), l’Ires (8,3%), l’imposta sugli oli minerali e derivati (5,5%), l’imposta comunali sugli immobili, ovvero l’Ici (2,8%), le ritenute sugli interessi e su altri redditi (2,1%), l’imposta sul lotto e le lotterie (1,3%) e l’imposta di registro e sostitutiva (solo 1,4%). Il restante è costituto da tutte le altre imposte indirette (7,7%), dal 4% di tutte le altre numerosissime (ben 37!) imposte dirette e da uno 0,1% di imposte in conto capitale. Il totale del lungo elenco descritto costituisce quei 432 miliardi di euro che vi ho indicato sopra.
E in Lombardia? Tra i dati interessanti emersi nel corso della serata ci sono proprio i contributi sociali, quei 192 miliardi pagati nel Paese. Analizzando la differenza fra le entrate contributive e le uscite per prestazioni in ogni Regione emerge che la Lombardia, a fronte di uscite per prestazioni pari a poco più di 45 miliardi di euro, può contare su entrate contributive per 52 miliardi, il che significa che esiste un surplus per abitante (la nostra Regione ne conta 9 milioni e mezzo) pari a 739 Euro, surplus pro capite che si riduce a 580 Euro in Trentino Alto Adige, 464 in Veneto, 299 in Lazio. Per tutte le altre Regioni, invece, ciò che esce per prestazioni supera ampiamente ciò che entra, con la Liguria in testa (il suo sbilancio pro capite è di 2.407 euro), preceduta, con sbilanci superiori ai 2000 euro, solo da Calabria, (2342) e Molise (2111). In valore assoluto, lo sbilancio maggiore è della Sicilia, con 9.483 milioni di euro: poco meno di tutta l’Ici pagata in un anno in tutta Italia. Ne emerge un quadro non proprio rassicurante, in cui il debito pensionistico, insieme agli interessi passivi che il Paese paga per il debito pubblico, non fanno che drenare risorse che andrebbero invece destinate alla crescita, come accade negli altri Paesi. Esiste una via d’uscita? Il messaggio è arrivato forte e chiaro, dai relatori quanto dal pubblico, intervenuto numeroso nel lungo dibattito: federalismo fiscale, concorrenza fiscale e drastico ridimensionamento della spesa pubblica.
Una serata per le tasse
di Chiara Battistonida: L'Opinione delle Libertà
La Brianza discute di tasse e la sala polifunzionale della Biblioteca civica di Lissone si riempie di cittadini. Un’iniziativa di grande successo, promossa dal Circolo della Libertà di Lissone (guidato dalla Presidente Paola Suà) e moderata da Alberto Moioli, con due protagonisti della scena contemporanea, Oscar Giannino, collegato da Milano in videoconferenza per presentare la sua ultima fatica editoriale “Contro le Tasse” e Giancarlo Pagliarini, già Ministro del Bilancio nel primo governo Berlusconi e oggi Consigliere Comunale Gruppo Misto a Milano, tra i primi firmatari del network promosso da Daniele Capezzone, Decidere.net. Con loro anche Leonardo Facco, il promotore del Movimento Libertario (www.libertari.org) che già nella mattinata di venerdì 30 novembre, insieme agli altri relatori, aveva organizzato la manifestazione contro il Fisco davanti all’Agenzia delle Entrate di Milano. La Brianza è una delle aree produttive più significative della Lombardia, terra di piccole e medie imprese, terra di artigiani e di professionisti; come tutte le aree dinamiche del Paese oggi più di prima è vittima di uno Stato sempre più presente, sempre più esigente.
John Adams scriveva: “La prima vittima di un’imposizione ottusa è sempre la libertà e le vittime successive sono il benessere e la forza di una nazione”. Libertà, benessere, forza: ciò che accade al Paese accade anche alle singole Regioni. L’Italia, stretta nella morsa di una pressione fiscale che non conosce eguali in Europa, ha imboccato la strada del declino, macinando anno dopo anno risultati sempre più deludenti nelle graduatorie di competitività, trasparenza e libertà economica dei Paesi Ocse. Nella graduatoria della Pressione fiscale, stilata dalla Commissione Europea, il nostro Paese si posiziona settimo con il 42,3%; peccato che la pressione reale sia ben oltre il 50%, precisamente prossima al 51,6%, una percentuale che le permette di conquistare il primato europeo superando perfino la Svezia (già prima con il 50,2 % nel 2006). Come nasce, vi chiederete, un simile risultato? Lo ha spiegato con chiarezza proprio Giancarlo Pagliarini; i dati ufficiali sono infatti calcolati sulla base del Pil nazionale complessivo, 1.475 miliardi di Euro, la cui stima però, come dichiarato dalle stesse fonti ufficiali Istat (i dati si riferiscono al 12 giugno 2007), comprende il 18% di sommerso.
Se di sommerso si tratta, è corretto assumere che a questo 18% di Pil non sia associato alcun pagamento di tasse e contributi sociali; se ne deduce quindi che il Pil reale su cui calcolare la pressione effettiva è pari al totale di 1.475 miliardi meno il 18%, ovvero 1.210 miliardi di Euro, su cui si pagano 432 miliardi di tasse e 192 miliardi di contributi sociali. La pressione che ne deriva è così di 51,6 punti percentuali. Già, ma avete idea di come sia composto quel totale di 432 miliardi che tutti noi contribuiamo a pagare? Ben l’88,2% è costituito da dieci sole imposte, di cui l’Irpef (stato e addizionali) conta da sola per il 34,8%; a essa si aggiungono rispettivamente l’Iva (21,1%), l’Irap (8,7%), l’Ires (8,3%), l’imposta sugli oli minerali e derivati (5,5%), l’imposta comunali sugli immobili, ovvero l’Ici (2,8%), le ritenute sugli interessi e su altri redditi (2,1%), l’imposta sul lotto e le lotterie (1,3%) e l’imposta di registro e sostitutiva (solo 1,4%). Il restante è costituto da tutte le altre imposte indirette (7,7%), dal 4% di tutte le altre numerosissime (ben 37!) imposte dirette e da uno 0,1% di imposte in conto capitale. Il totale del lungo elenco descritto costituisce quei 432 miliardi di euro che vi ho indicato sopra.
E in Lombardia? Tra i dati interessanti emersi nel corso della serata ci sono proprio i contributi sociali, quei 192 miliardi pagati nel Paese. Analizzando la differenza fra le entrate contributive e le uscite per prestazioni in ogni Regione emerge che la Lombardia, a fronte di uscite per prestazioni pari a poco più di 45 miliardi di euro, può contare su entrate contributive per 52 miliardi, il che significa che esiste un surplus per abitante (la nostra Regione ne conta 9 milioni e mezzo) pari a 739 Euro, surplus pro capite che si riduce a 580 Euro in Trentino Alto Adige, 464 in Veneto, 299 in Lazio. Per tutte le altre Regioni, invece, ciò che esce per prestazioni supera ampiamente ciò che entra, con la Liguria in testa (il suo sbilancio pro capite è di 2.407 euro), preceduta, con sbilanci superiori ai 2000 euro, solo da Calabria, (2342) e Molise (2111). In valore assoluto, lo sbilancio maggiore è della Sicilia, con 9.483 milioni di euro: poco meno di tutta l’Ici pagata in un anno in tutta Italia. Ne emerge un quadro non proprio rassicurante, in cui il debito pensionistico, insieme agli interessi passivi che il Paese paga per il debito pubblico, non fanno che drenare risorse che andrebbero invece destinate alla crescita, come accade negli altri Paesi. Esiste una via d’uscita? Il messaggio è arrivato forte e chiaro, dai relatori quanto dal pubblico, intervenuto numeroso nel lungo dibattito: federalismo fiscale, concorrenza fiscale e drastico ridimensionamento della spesa pubblica.
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