Rassegna stampa sulle dimissioni di Capezzone
=== PANORAMA: L’UNIONE NON C’È PIÙ: CAPEZZONE SALUTA E SBATTE DUE PORTE ===
Daniele Capezzone lascia il gruppo della Rosa nel Pugno per andare nel Misto, ma soprattutto si dimette dalla poltrona di presidente della commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati.
Non male per un Paese, come l’Italia, dove le dimissioni di solito si annunciano e non si danno. E basti pensare a Franca Rame, la senatrice eletta nell’Italia dei Valori, che sono mesi che traballa dicendo di volersi dimettere dal gruppo Idv e, addirittura, nei momenti più tormentati anche da senatrice. Vicenda annosa, quella dell’attrice-senatrice, che pare sia conclusa dopo mesi e mesi di incredibili giravolte visto che le sue dimissioni dal gruppo dipietrista di palazzo Madama sono arrivate stavolta per davvero.
Tornando a Capezzone, oggi in una conferenza stampa a Montecitorio ha spiegato il proprio gesto: “Considero esauriti questa fase e questo assetto politico. Il governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene non esiste più”. Quindi ha inviato una lettera di dimissioni al presidente della Camera, Fausto Bertinotti con le motivazioni che lo hanno indotto a compiere questa scelta.Dopo l’abbandono della casa madre radicale, alcuni mesi fa, il giovane Daniele aveva fondato decidere.net un’aggregazione nata su 13 tematiche concrete che in questi mesi ha raccolto migliaia di adesioni.
Quale futuro politico per Capezzone? Conclusa definitivamente la sua stagione nel centrosinistra, in molti sono pronti a giurare che il suo approdo naturale sia dall’altra parte. Lui, per ora non si sbilancia, ma le prime reazioni politiche della Cdl sono di apprezzamento per la scelta dell’ormai ex presidente della commissione Attività Produttive.
Vasco Pirri Ardizzone
== FORMICHE.NET: LE DIMISSIONI DI CAPEZZONE SONO LA SCONFITTA DEI VOLENTEROSI ===
Sono tempi bui per i volenterosi dei due schieramenti. La scelta di Daniele Capezzone di lasciare la presidenza della commissione attività produttive è l'ennesimo, grave segnale, di una politica bipolarmente ottusa e ripiegata in sè. Il disagio dell'ex segretario radicale non appare troppo diverso da quello che, per esempio, ha portato Nicola Rossi ad uscire dai Ds e aderire nel Pd. Sono percorsi diversi ed entrambi molto seri e meditati. Ció non toglie l'amarezza per la difficoltà di esprimere una posizione politica che sia ragionevole e lungo la linea di confine fra i due schieramenti. C'è da augurarsi che Veltroni dia un segnale concreto di apertura chiedendo a Capezzone di restare alla guida della commissione parlamentare.
Paolo Messa
=== APCOM: CAPEZZONE LASCIA PRESIDENZA COMM. ATTIVITA' PRODUTTIVE ===
Roma, 7 nov. (Apcom) - In un Paese in cui "l'istituto delle dimissioni vive una curiosa vicenda: vengono annunciate, ventilate, minacciate, magari richieste, ma nella maggior parte dei casi non si presentano", Capezzone ha deciso di andare controcorrente perché, scrive, "vi sono circostanze nelle quali il rispetto delle istituzioni, il rispetto di se stessi e il rispetto delle proprie idee ed obiettivi politici impongono scelte difficili e costose" e, soprattutto, "considero esauriti, starei per dire esausti, la fase e l'assetto politici che determinarono anche quella mia elezione".
Per l'ex segretario radicale, infatti, "qualunque cosa accada al Senato nelle prossime settimane o mesi, il Governo e la maggioranza, di fatto, non esistono più, politicamente, o comunque non sono assolutamente in condizione di svolgere alcuna funzione positiva. Lo ripeto a scanso di equivoci: non solo l'attuale Governo, ma l'attuale maggioranza politico-parlamentare". D'altronde, ricorda, "sin dalla legge finanziaria dell'anno scorso (drammaticamente sbagliata, a mio avviso, perché tutta centrata su un intollerabile inasprimento della pressione fiscale, e senza alcun taglio di spesa, senza alcuna riforma strutturale), ho marcato una distanza sempre più netta dall'Esecutivo (pur cercando di svolgere in modo scrupoloso e imparziale le mie funzioni istituzionali); da molti mesi, dalla crisi del febbraio scorso, non voto la fiducia al Governo; oggi, alla luce del fatto che nulla mi appare modificato rispetto a questa situazione, compio un atto politico conseguente. Invano ho atteso che giungessero non parole o 'segnali', ma fatti politici rilevanti, in particolare dalle componenti cosiddette riformiste di Governo e maggioranza, che sono state e continuano ad essere travolte e umiliate punto su punto, sistematicamente".
Il problema, per il parlamentare, è che "in tanti, introppi, siano meramente protesi a una logica di sopravvivenza, di continuismo, di trascinamento dell'esistente. Per questo, occorre invece che qualcuno compia atti chiari di discontinuità e di rottura, sia pure a proprie spese". Anche perché "la pur ragionevole questione della riforma elettorale non può tramutarsi in un alibi, in un pretesto, in un escamotage, per rinviare il momento elettorale alle calende greche (o a quelle italiane)". Non solo, "la preoccupazione cresce se si considera che questo obiettivo di trascinamento, che in qualche caso sembra sconfinare nell'accanimento terapeutico, viene perseguito dal Governo anche attraverso un uso politicamente assai grave del denaro e della spesa pubblica".
L'ex segretario di Ri, formula poi l'auspicio che la proposta di legge che velocizza l'avvio delle imprese ('Sette giorni per un'impresa', presentata dalla stesso Capezzone e appoggiata da esponenti bipartisan) possa, dopo l'approvazione "sostanzialmente unanime" delle commissioni competenti, trovare una corsia preferenziale verso una rapida approvazione.
Infine, la scelta di lasciare il gruppo della Rosa nel Pugno e iscriversi al Misto: "Il Gruppo della Rosa nel pugno - ammonisce - sopravvive oggi, di fatto, pressoché esclusivamente come strumento tecnico attraverso il quale diverse organizzazioni e realtà partitiche perseguono i loro attuali (e fra loro diversi) scopi e traiettorie, in larga misura da me non condivisi, ma soprattutto (visto che ciò che sembra unire le diverse componenti è lo schiacciamento, l'appiattimento sul Governo, in qualche caso addirittura 'a prescindere'...) assai lontani dai toni e anche da molti contenuti della campagna elettorale. Corrisponde ad un ulteriore elemento di chiarezza che io prenda atto di questo radicale cambiamento della situazione e mi comporti di conseguenza".
Daniele Capezzone lascia il gruppo della Rosa nel Pugno per andare nel Misto, ma soprattutto si dimette dalla poltrona di presidente della commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati.
Non male per un Paese, come l’Italia, dove le dimissioni di solito si annunciano e non si danno. E basti pensare a Franca Rame, la senatrice eletta nell’Italia dei Valori, che sono mesi che traballa dicendo di volersi dimettere dal gruppo Idv e, addirittura, nei momenti più tormentati anche da senatrice. Vicenda annosa, quella dell’attrice-senatrice, che pare sia conclusa dopo mesi e mesi di incredibili giravolte visto che le sue dimissioni dal gruppo dipietrista di palazzo Madama sono arrivate stavolta per davvero.
Tornando a Capezzone, oggi in una conferenza stampa a Montecitorio ha spiegato il proprio gesto: “Considero esauriti questa fase e questo assetto politico. Il governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene non esiste più”. Quindi ha inviato una lettera di dimissioni al presidente della Camera, Fausto Bertinotti con le motivazioni che lo hanno indotto a compiere questa scelta.Dopo l’abbandono della casa madre radicale, alcuni mesi fa, il giovane Daniele aveva fondato decidere.net un’aggregazione nata su 13 tematiche concrete che in questi mesi ha raccolto migliaia di adesioni.
Quale futuro politico per Capezzone? Conclusa definitivamente la sua stagione nel centrosinistra, in molti sono pronti a giurare che il suo approdo naturale sia dall’altra parte. Lui, per ora non si sbilancia, ma le prime reazioni politiche della Cdl sono di apprezzamento per la scelta dell’ormai ex presidente della commissione Attività Produttive.
Vasco Pirri Ardizzone
== FORMICHE.NET: LE DIMISSIONI DI CAPEZZONE SONO LA SCONFITTA DEI VOLENTEROSI ===
Sono tempi bui per i volenterosi dei due schieramenti. La scelta di Daniele Capezzone di lasciare la presidenza della commissione attività produttive è l'ennesimo, grave segnale, di una politica bipolarmente ottusa e ripiegata in sè. Il disagio dell'ex segretario radicale non appare troppo diverso da quello che, per esempio, ha portato Nicola Rossi ad uscire dai Ds e aderire nel Pd. Sono percorsi diversi ed entrambi molto seri e meditati. Ció non toglie l'amarezza per la difficoltà di esprimere una posizione politica che sia ragionevole e lungo la linea di confine fra i due schieramenti. C'è da augurarsi che Veltroni dia un segnale concreto di apertura chiedendo a Capezzone di restare alla guida della commissione parlamentare.
Paolo Messa
=== APCOM: CAPEZZONE LASCIA PRESIDENZA COMM. ATTIVITA' PRODUTTIVE ===
Roma, 7 nov. (Apcom) - In un Paese in cui "l'istituto delle dimissioni vive una curiosa vicenda: vengono annunciate, ventilate, minacciate, magari richieste, ma nella maggior parte dei casi non si presentano", Capezzone ha deciso di andare controcorrente perché, scrive, "vi sono circostanze nelle quali il rispetto delle istituzioni, il rispetto di se stessi e il rispetto delle proprie idee ed obiettivi politici impongono scelte difficili e costose" e, soprattutto, "considero esauriti, starei per dire esausti, la fase e l'assetto politici che determinarono anche quella mia elezione".
Per l'ex segretario radicale, infatti, "qualunque cosa accada al Senato nelle prossime settimane o mesi, il Governo e la maggioranza, di fatto, non esistono più, politicamente, o comunque non sono assolutamente in condizione di svolgere alcuna funzione positiva. Lo ripeto a scanso di equivoci: non solo l'attuale Governo, ma l'attuale maggioranza politico-parlamentare". D'altronde, ricorda, "sin dalla legge finanziaria dell'anno scorso (drammaticamente sbagliata, a mio avviso, perché tutta centrata su un intollerabile inasprimento della pressione fiscale, e senza alcun taglio di spesa, senza alcuna riforma strutturale), ho marcato una distanza sempre più netta dall'Esecutivo (pur cercando di svolgere in modo scrupoloso e imparziale le mie funzioni istituzionali); da molti mesi, dalla crisi del febbraio scorso, non voto la fiducia al Governo; oggi, alla luce del fatto che nulla mi appare modificato rispetto a questa situazione, compio un atto politico conseguente. Invano ho atteso che giungessero non parole o 'segnali', ma fatti politici rilevanti, in particolare dalle componenti cosiddette riformiste di Governo e maggioranza, che sono state e continuano ad essere travolte e umiliate punto su punto, sistematicamente".
Il problema, per il parlamentare, è che "in tanti, introppi, siano meramente protesi a una logica di sopravvivenza, di continuismo, di trascinamento dell'esistente. Per questo, occorre invece che qualcuno compia atti chiari di discontinuità e di rottura, sia pure a proprie spese". Anche perché "la pur ragionevole questione della riforma elettorale non può tramutarsi in un alibi, in un pretesto, in un escamotage, per rinviare il momento elettorale alle calende greche (o a quelle italiane)". Non solo, "la preoccupazione cresce se si considera che questo obiettivo di trascinamento, che in qualche caso sembra sconfinare nell'accanimento terapeutico, viene perseguito dal Governo anche attraverso un uso politicamente assai grave del denaro e della spesa pubblica".
L'ex segretario di Ri, formula poi l'auspicio che la proposta di legge che velocizza l'avvio delle imprese ('Sette giorni per un'impresa', presentata dalla stesso Capezzone e appoggiata da esponenti bipartisan) possa, dopo l'approvazione "sostanzialmente unanime" delle commissioni competenti, trovare una corsia preferenziale verso una rapida approvazione.
Infine, la scelta di lasciare il gruppo della Rosa nel Pugno e iscriversi al Misto: "Il Gruppo della Rosa nel pugno - ammonisce - sopravvive oggi, di fatto, pressoché esclusivamente come strumento tecnico attraverso il quale diverse organizzazioni e realtà partitiche perseguono i loro attuali (e fra loro diversi) scopi e traiettorie, in larga misura da me non condivisi, ma soprattutto (visto che ciò che sembra unire le diverse componenti è lo schiacciamento, l'appiattimento sul Governo, in qualche caso addirittura 'a prescindere'...) assai lontani dai toni e anche da molti contenuti della campagna elettorale. Corrisponde ad un ulteriore elemento di chiarezza che io prenda atto di questo radicale cambiamento della situazione e mi comporti di conseguenza".
Etichette: capezzone, dimissioni, rassegna stampa










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