mercoledì 18 giugno 2008

Non solo nucleare. Italia paese di fonti rinnovabili




Il fabbisogno energetico mondiale è soddisfatto per il 77% dalle fonti fossili e in Italia questa percentuale sale al 93%. Le riserve non sono infinite e secondo alcuni studi siamo oramai prossimi al picco della produzione sia del petrolio che del gas naturale; secondo altri il picco della produzione del petrolio è già stato superato e l’attuale corsa dei prezzi è dovuta in parte a questa situazione. Vi sono inoltre recenti studi che evidenziano come la combustione degli idrocarburi sia all’origine di gravi malattie, sia il principale responsabile dell’inquinamento del pianeta e, anche se tutt’ora al centro del dibattito scientifico, sembri essere una delle cause del riscaldamento del pianeta.

In questo contesto vengono rivalutate soluzioni alternative quali le Fonti di Energia Rinnovabili (FER) e il Nucleare.

La transizione verso l’utilizzo di queste fonti alternative sarà necessariamente lunga a causa delle grosse infrastrutture e degli enormi investimenti che il sistema energia in generale comporta: bisogna quindi cominciare a muoversi subito, ma prima è necessario valutare con attenzione la strada da prendere. Questo situazione in grande fermento darà vita a un mercato completamente nuovo che, se intelligentemente interpretato, potrà offrire al nostro Paese l’opportunità di ridurre la dipendenza energetica a cui è sottomesso e in prospettiva di affrancarsi da tale dipendenza. Inoltre si farebbe concreta la possibilità, per l’Italia, di tornare a essere leader ed esportatrice di tecnologia.

Dopo aver trattato in un precedente scritto della produzione di energia da fissione nucleare, argomento su cui certamente torneremo, vorremmo introdurre ora alcune riflessioni sulle fonti di energia rinnovabili.

Una semplice analisi storica porta a concludere che l’evoluzione della società ha portato ad avere sempre meno manodopera dedicata alle “produzioni energetiche” (agricoltura, allevamento, raccolta della legna da ardere...); l’abbondanza di energia a basso costo è alla base della crescita economica, culturale e del benessere di una società. Oggi non può più essere la manodopera che produce energia, ma è l’energia che produce “ricchezza”: ogni tentativo volto a invertite il trend storico è destinato a fallire in quanto non sostenibile e di ciò bisogna tener conto quando si programmano investimenti in questo campo. Troppo spesso si sente dire che un aspetto positivo delle fonti rinnovabili è quello di creare posti di lavoro: questa è sicuramente una ricaduta non trascurabile (vera tra l’altro per quasi tutti i settori in cui si decidesse di investire un miliardo di Euro all’anno, come avviene oggi per il fotovoltaico in Italia) ma non può esserne il fine ultimo,altrimenti, portando all’estremo il discorso, torneremmo tutti a raccogliere biomassa per scaldarci...

Detto ciò, veniamo ora alla situazione del nostro Paese.

La produzione lorda di energia elettrica in Italia è stata pari a 304 TW/h nel 2005, a cui sono da aggiungere circa 50 TW/h di importazione. Le fonti di energia rinnovabile hanno contribuito quasi con il 18% alla produzione nazionale col maggior contributo, circa l’ 80%, proveniente dalla fonte idroelettrica. Il contributo delle FER al fabbisogno nazionale di energia primaria, considerando anche utilizzi come trasporti e riscaldamento che consumano pochissima energia elettrica, nel 2005 è stato del 7%.

Le FER, in prospettiva non immediata e se supportate da mirati e decisi investimenti, hanno la potenzialità di acquisire una sempre maggior rilevanza. L’Italia da questo punto di vista, e a differenza di quanto riguarda le fonti fossili, gode di una situazione favorevole e storicamente è stata tra i primi Paesi e leader mondiale nello sfruttare queste energie: è auspicabile che torni ad esserlo. La configurazione geologica e la collocazione geografica aiutano il nostro Paese: l’energia Idroelettrica copre già oggi, a seconda della piovosità annuale, il 10%-15% del fabbisogno elettrico nazionale; l’Italia è tra i primi produttori al mondo di energia geotermica, grazie a siti come Larderello, ove nel 1904 è stata prodotta la prima energia elettrica al mondo da calore geotermico, e, è bene ricordarlo, il nostro è riconosciuto come “il Paese del Sole”, in buona posizione quindi per sfruttare questa importante fonte.

Le FER quindi, una volta tanto fonte autoctona di energia, se ben sfruttate possono alleggerire la nostra forte dipendenza dall’importazione energetica e potrebbero dare origine ad una filiera industriale leader nel mondo anzichè “andare a rimorchio” di altri Paesi, come sta accadendo ora per il solare fotovoltaico.

L’energia solare che raggiunge la Terra, pur valendo circa 9000 volte il fabbisogno energetico mondiale, ha la caratteristica, come in generale quasi tutte le FER, di esser molto diluita nello spazio. Volendo investire in questo settore è quindi molto importante distinguere tra le tecnologie mature che sfruttano le FER in maniera efficiente ed economica e quelle che necessitano di ulteriori sviluppi per raggiungere un livello accettabile di competitività. Sulle prime, tra queste idroelettrico, solare termico ed eolico, è bene investire per incentivarne lo sfruttamento; per le seconde è assai più lungimirante stimolare la ricerca e sviluppo, per abbreviare i tempi di maturazione, con investimenti mirati a progetti precisi e possibilmente in collaborazioni tra Industria ed Enti di Ricerca così da facilitare l’ingresso nel mercato di prodotti all’avanguardia.

In tal senso auspichiamo la fondazione di un’Agenzia Nazionale per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili che, definite le priorità, scelga e finanzi i progetti più promettenti al fine di rendere competitive quelle fonti che ancora non lo sono, o ricercarne di nuove, così da risvegliare ed alimentare quel substrato di inventiva ed innovazioni che da sempre ha caratterizzato il tessuto sociale del nostro Paese.

Gruppo Energia, Decideremilano

Etichette: , , , , ,

sabato 14 giugno 2008

Cambiamenti climatici: antropici o naturali?

Segnaliamo la conferenza del Prof. Singer: "Climate Change: anthropogenic or natural?".

Il problema del cambiamento climatico in atto influenza pesantemente la politica energetica dei paesi sviluppati, in particolare quelli europei. Si sono fatte scelte strategiche che possono penalizzare fortemente il nostro sviluppo e che sono basate sull'ipotesi, avvalorata dall'IPCC, che le emissioni antropiche di gas serra (in particolare l'anidride carbonica) siano responsabili di un "riscaldamento globale". Mentre questa ipotesi è quasi unanimemente accettata dal mondo politico e fortemente supportata dai mass media, incontra parecchio dissenso nel mondo scientifico.

Il prof Fred Singer, Professore Emerito di Scienze Ambientali alla Virginia University, che da più di 50 anni studia i fenomeni atmosferici, è propenso a credere che la causa principale del cambiamento climatico in atto non sia antropica ma naturale e, con la competenza e la pacatezza che lo caratterizza, esporrà in questa conferenza il Suo pensiero.

Appuntamento mercoledi' 18 Giugno ore 10 presso il Politecnico di Milano - Campus Leonardo aula C01, piazza Leonardo da Vinci 32 (MM Piola).

ATTENZIONE: la conferenze sara' tenuta in Inglese

Scarica la locandina.

Etichette: , , , ,

venerdì 30 maggio 2008

La necessità di un Piano Energetico Nazionale

Briefing Report n.2
22 maggio 2008

Sul fronte dell’energia l’ultima settimana è stata dominata dalle dichiarazioni del Ministro Scajola, che da una parte ha confermato la necessità di un piano energetico nazionale e dall’altra ha ribadito la scelta del nucleare (già contenuta nel programma elettorale del PdL), annunciando la posa della “prima pietra” nel 2013.

Quando il “ma anche” è indispensabile…

Il Gruppo Energia sostiene con forza l’idea di un piano energetico nazionale che consideri sia il breve – medio termine (2011-2013) , sia il lungo termine (2020). Condivide e ritiene essenziale che si avvii un programma di sviluppo del nucleare, ma considera altrettanto essenziale che vi sia una chiara visione di quale sarà il mix delle fonti energetiche che l’Italia intende utilizzare, quale ruolo dedicare alle fonti rinnovabili e attraverso quali incentivi e investimenti nella ricerca lo si vuole raggiungere. Un chiaro sì quindi all’opzione nucleare, “ma anche” una chiara visione multi opzionale delle future forniture di energia elettrica.

La situazione attuale italiana è di dipendenza quasi totale dalle fonti fossili straniere, le fonti rinnovabili contribuiscono per il 7% al fabbisogno di energia primaria ed il nucleare è a zero. Secondo noi, il mix migliore sarà quello che consentirà di rispettare i criteri guida che abbiamo indicato nel briefing report n.1 (riduzione della dipendenza e flessibilità del sistema, sostenibilità ambientale e sicurezza, disponibilità rispetto alle esigenze energetiche, economicità, veicolo di leadership tecnologica italiana).

Per quanto riguarda più specificamente il nucleare, la sicurezza degli approvvigionamenti, l'economicità e il rispetto dell’ambiente (ormai consentiti dagli impianti di terza generazione), hanno risvegliato nel mondo l'interesse verso questa fonte. Il quesito piuttosto è se "noi Italia" siamo in grado di gestire un programma nucleare, non solo da un punto di vista tecnico-scientifico, ma anche, e soprattutto, da quello socio-politico.

Quindi, si può dire che tale opzione avrà senso solo se:

- sarà frutto di una decisione con un alto grado di condivisione politica: il motivo appare evidente. Ricordiamo la Francia, che è passata in soli 10 anni, grazie a una simile condivisa decisione, da una situazione critica molto simile alla nostra (mancanza di fonti energetiche sul proprio territorio) a quella di potenza nucleare che, tra l’altro, permette a noi Italia di “rimanere on-line”...

- verranno rispettati i tempi tecnici per la realizzazione di una centrale (che sono oramai di pochi anni). Se, come spesso succede in Italia, dovessero accumularsi i soliti ritardi, verrebbe intaccata l'economicità stessa della soluzione nucleare perché questa, a differenza di altre fonti, richiede un grosso investimento iniziale il cui costo capitale può arrivare a pesare sino al 10% sul costo dell’elettricità prodotta nell’intera vita della centrale, per ogni anno di ritardo nella costruzione della stessa.

- verrà assicurata una seria gestione delle scorie e di tutta la filiera del combustibile: esempi negativi come quello di Scanzano Ionico dovrebbero servire a far sì che non vengano ma più ripetuti gli stessi errori.

Se questa vuole essere la strada scelta, prima ancora di proporre soluzioni tecniche bisogna preparare il contesto secondo due direttive:

1 - comunicazione sociale/informazione: non si può prescindere dall’importanza che l’accettazione sociale di una qualsiasi nuova proposta porta con sé.

2 - contesto di leggi e normative che permetta e garantisca, a chi si impegna economicamente nel settore, il buon esito di un’impresa nei tempi previsti.

Per riaprire l’opzione nucleare in Italia, si deve essere sicuri di ottemperare a tutte queste richieste. Se così non fosse, il nucleare si rivelerebbe un fallimento sul piano economico che, inoltre, pregiudicherebbe pesantemente l’accettazione futura del molto promettente Nucleare di IV generazione.

Gruppo Energia, Decideremilano

Etichette: , , ,